08:03 23 Agosto 2017
Roma+ 17°C
Mosca+ 20°C
    Le bandiere della Russia e degli USA

    Potrà la Russia impedire che il mondo scivoli in un conflitto globale?

    © Sputnik. Sergei Pyatakov
    Zinoviev Club
    URL abbreviato
    Timofey Sergeytsev, Zinoviev Club
    163613502

    Dobbiamo risolvere preventivamente il problema della nostra sicurezza e della sicurezza del mondo intero, agendo oltre i confini della Russia, sostiene il membro del club Zinoviev MIA “Rossiya Segodnya” Timofey Sergeytsev.

    Timofey Sergeytsev, filosofo, metodologo, membro del club Zinoviev MIA “Rossiya Segodnya”
    © Sputnik. Vladimir Trefilov
    Timofey Sergeytsev, filosofo, metodologo, membro del club Zinoviev MIA “Rossiya Segodnya”
    L'uscita dell'URSS dalla scena della storia ha aperto la strada a un nuovo conflitto militare mondiale, che ha il suo centro nel continente europeo. Quello che gli USA fecero in Corea e in Vietnam, hanno iniziato a farlo anche in Jugoslavia, Afghanistan e Iraq.

    Gli Stati Uniti hanno liquidato la Libia, hanno intrapreso il tentativo di liquidare l'Egitto e i Paesi del Maghreb, cercano ora di liquidare la Siria. Si attuano intensi sforzi per destabilizzare la Turchia — membro della NATO e aspirante membro dell'UE. Le popolazioni di quei territori privati di sovranità devono spingersi negli Stati europei indeboliti "dall'umanitarismo" e indebolirli ancora di più.

    E nei territori "liberati" deve essere coltivato un nuovo soggetto di storia militare, che indirizzi le sue attenzioni aggressive verso la Russia. Conformemente allo scenario dello scatenamento della Seconda guerra mondiale, gli USA come negli anni '30 la Gran Bretagna stanno allevando l'avversario per "l'ancora non decaduta" Russia (per la quale all'epoca lo fu la Germania hitleriana).

    Viene nutrito con cura lo "Stato islamico". Viene demonizzato l'Islam, con la mira sulla comunità islamica in Russia. L'Ucraina si trasforma in un reale nemico per la Russia, e con determinati sforzi possono essere coinvolti per una campagna militare anti-russa anche sia la Polonia che i Paesi Baltici.

    Vengono messe da parte somme enormi di denaro per la creazione in Russia di un "partito della sconfitta", che divulghi l'amore per l'America e la prostrazione verso di essa. La propaganda antirussa viene portata avanti in regime di disinformazione da combattimento su vasta scala. In un tale contesto gli USA si preparano evidentemente ad entrare essi stessi un conflitto militare: ma si intende non sul loro territorio. Si fa di tutto per spezzare l'esistente parità missilistico-nucleare a favore degli USA. Vengono elaborati concetti relativi a un colpo preventivo non nucleare contro la Russia.

    Gli USA hanno bisogno di una grande guerra (con una loro partecipazione minima) almeno per due motivi. Senza indebolire l'Europa, senza costringerla in una zona di libero scambio come ulteriore passo verso il rafforzamento del "tetto" transatlantico, sarebbe impossibile per essi levarsi lo schiacciante debito estero. Se non caricano l'Europa di un conflitto, non potranno riprodurre il loro potere su di essa (cioè la loro posizione strategica geopolitica dopo la Seconda guerra mondiale), e quindi nemmeno sul mondo intero. Pardon, c'è ancora una cosa: con la sua rinascita la Russia ha preso di nuovo un piega pericolosa per il dominio americano (e per l'Occidente interamente sotto di esso). Bisogna o distruggerla (cosa che per il momento non è riuscita) o costringerla a combattere in modo che essa impieghi grandi mezzi sul proprio territorio. Nel XX secolo questo schema ha portato tre volte all'Occidente e nella fattispecie agli Stati Uniti il risultato sperato.

    La pace in tutto il mondo era davvero l'obiettivo geopolitico dell'URSS. Con in mente un tale scopo venne divisa la Germania e venne fondato un blocco militare, il Patto di Varsavia, che equilibrasse la NATO, ma l'Alleanza ora si allarga aggressivamente in assenza di quel contrappeso.

    L'URSS condusse una politica di largo respiro a sostegno dell'ascesa dei Paesi del Terzo mondo: servì del tempo storico, ma senza questo operato dell'URSS non vi sarebbe oggi nessun BRICS. Il potenziale tecnico-militare di India e Cina risulta inevitabilmente coinvolto in nuovi sistemi regionali e globali di sicurezza collettiva proprio con la nostra partecipazione.

    L'intromissione degli USA nelle faccende del continente eurasiatico prima o poi verrà arrestata: è questa la tendenza strategica del generale rialzarsi dell'Eurasia. Gli Stati Uniti poi si affrettano a non ammettere sia questa ascesa sia l'esclusione delle possibilità illimitate della loro stessa ingerenza.

    Se noi ci sforziamo di non permettere un conflitto di enorme portata che veda la nostra partecipazione e il coinvolgimento del nostro territorio, allora dobbiamo inevitabilmente ereditare il credo geopolitico dell'URSS sulla protezione della pace nel mondo intero.

    Non possiamo accontentarci semplicemente del generico principio del "multipolarismo", visto che quest'ultimo non garantisce di per sé la pace invece della guerra tra i "poli". Oltre tutto gli USA impongono "l'unipolarismo", cioè la propria egemonia, come garanzia della pace; in realtà per avere quest'ultima dobbiamo contare sull'America, dobbiamo credere alla loro buona volontà, ed è assolutamente impossibile una volta che si venga a conoscenza della storia del XX secolo o dei primi 15 anni del XXI. Forse è per questo che gli USA hanno un tale bisogno di deformare la storia.

    Quello che oggi chiamiamo attacchi terroristici, prima della Grande guerra patriottica (e durante essa) si chiamavano atti di sabotaggio del nemico. Suonava in qualche modo più preciso e senza presunzione di un terrore che dovremmo provare di fronte agli attentati, dati questi ultimi come mezzi di intimidazione.  

    Dobbiamo comprendere in modo chiaro che oggi sussistono vere e proprie condizioni di minaccia militare e questo pericolo sfortunatamente sta aumentando e non certo per nostra volontà. Sono gli Stati Uniti a convertire instancabilmente in potenza militare le possibilità finanziarie di cui dispongono, che sono le più grandi al mondo: è la fonte principale della crescita globale della tensione militare e della minaccia di un conflitto totale.

    Mantenere una tale politica sarebbe impossibile senza l'operare dell'elemento tecnico-militare, ma soltanto con metodi politici e di negoziato, e conseguentemente, senza il rischio di sviluppare e poi di applicare concretamente questo elemento.

    Siamo andati via dalla Germania e in pratica da tutta l'Europa Orientale e subito vi è giunta la NATO, e adesso è arrivata pure la difesa contraerea americana. Siamo andati via dall'Afghanistan e vi sono giunti gli USA, dopo aver aumentato bruscamente la minaccia generale ai nostri confini meridionali. Abbiamo permesso che venisse disgregata la Libia e che in questo modo si iniziasse a costituire un territorio privo di sovranità che funga da nuova risorsa e incubatrice delle forze di aggressione.

    Per gli Stati Uniti è comparsa la chance non solo di generare terrorismo secondo la tecnica nota (all'inizio armiamo i banditi poi facciamo finta di combatterli), ma anche di creare una testa di ponte territoriale per la trasformazione dei gruppi terroristici in un unico esercito di dimensioni continentali con ambizioni imperiali (di califfato).

    Noi non possiamo permettere la creazione di un tale organismo politico-militare; o meglio, ne abbiamo già permesso la nascita, ma ora dobbiamo assolutamente eliminarlo.

    Tranne noi, desidera eliminarlo solo il Governo legale dello Stato siriano, ma senza di noi non può farlo, poichè le forze in campo sono impari. Nessun altro si decide ad aiutare la Siria o non può farlo, anche se vuole. Ma noi aiutamo non la Siria, ma anzitutto noi stessi. Il posto della Siria deve essere occupato dalla Siria, non da un reattore sociale per la creazione di un esercito di un milione di fanatici che in prospettiva potrebbero arrivare a detenere armi nucleari.

    L'aereo MiG-23 delle Forze Aeree siriane alla base aerea Hama in Siria.
    © Sputnik. Dmitry Vinogradov
    Non abbiamo alcuna scelta. Obiettivamente possiamo abbassare i nostri rischi solo eliminando l'escrescenza tumorale dal corpo del continente, pur essendo una tale operazione pericolosa anche per noi stessi: ma il non effettuarla sarebbe ancora più pericoloso.

    Questa politica richiede da parte della nostra stessa società una particolare solidarietà, alla quale non basta solo un formale patriottismo.

    Dubito che in questa vicenda si ergano fianco a fianco oligarchi e senzatetto. Occorre una fiducia di lungo termine nelle autorità e nello Stato nel suo insieme, fiducia che per ora non abbiamo raggiunto.

    La fiducia personale nel Presidente non risolve la questione in modo completo, in particolare se consideriamo che egli stesso si trova in una nota posizione di apprezzamento nei confronti del nostro stesso Stato, dell autorità, del partito di governo, e in modo assolutamente giustificato. La solidarietà necessaria è possibile senza la componente sociale, quando il livello di diseguaglianza sociale è molto maggiore della diseguaglianza del contributo lavorativo e intellettuale?

    Continuiamo veramente a far passare per tutti i canali ideologici informali il principio motivante del "fare in fretta ad arricchirsi, farlo in modo spudorato, diventare miliardario, e chi non lo fa è uno sciocco".

    La realizzazione di questo principio è impossibile nella totale ampiezza della società senza un evidente atto di furto, di ladrocinio e di sfruttamento, e se al di fuori dei confini del Paese non sono molti quelli da rapinare, allora per forza bisogna rubare all'interno di essi, ed ecco che allora non si pensa più all'unità nazionale.

    Con questo problema la Russia si è scontrata faccia a faccia nella Prima guerra mondiale e non ha retto il confronto. E proprio il contrario è accaduto nella Grande guerra patriottica. Certamente se il nemico dovesse presentarsi il "Reggimento Immortale" gli andrebbe incontro ad affrontarlo, nessuno ne dubita, ma la questione storica sta proprio nel fatto che dobbiamo risolvere il problema della nostra sicurezza e di quella di tutto il mondo, che è legata appunto alla nostra, e dobbiamo farlo preventivamente, agendo fuori dei confini russi, agendo con giustizia e in conformità al diritto internazionale.

    Correlati:

    Russia aperta alla cooperazione con chi condivide obiettivi comuni vs terrorismo
    Per Mosca campagna antirussa di Ankara è reazione a rivelazioni su legami con terrorismo
    Anche con l'arte si finanzia il terrorismo
    Tags:
    Egemonismo USA, Lotta al terrorismo, Daesh, NATO, Libia, Siria, Turchia, UE, USA
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik