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    L'aereo MiG-23 delle Forze Aeree siriane alla base aerea Hama in Siria.

    La Russia in Siria, a che pro? E perché?

    © Sputnik. Dmitry Vinogradov
    Zinoviev Club
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    Zinoviev Club, Iskander Valitov
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    Per la nostra presenza in Siria abbiamo bisogno di un fondamento ideologico, non soltanto giuridico. Dobbiamo operare come agenti di un ordine mondiale nuovo e alternativo, agire in modo chiaro e trasparente, sostiene il membro del club Zinoviev Iskander Valitov.

    L'operazione in Siria non si esaurisce solo nel neutralizzare la minaccia alla nostra sicurezza nei confini più lontani, nel proteggere un alleato e nel perseguire i nostri interessi. È qualcosa di molto più serio: noi stiamo instaurando un ordine mondiale nuovo.

    Dove si sono spinti

    Condoleeza Rice (ex segretario di Stato USA) e Robert Gates (ex segretario della Difesa USA) hanno pubblicato sul Washington Post un articolo in cui promuovono un'idea innovativa e molto moderna: la Russia si è inserita nella faccenda siriana perché soffre del complesso della grande potenza. Putin, blandendo una popolazione addormentata dalla propaganda, stabilizza una pesante situazione interna con le vittorie in politica estera. I due autori esortano a non credere in nessun caso che noi si voglia la pace in Medio Oriente e propongono di "controbilanciare" senza indugio la nostra presenza laggiù con un sostegno attivo alle forze che si contrappongono a noi.

    Di recente Zbigniew Brzezinski è stato anche più determinato: la Russia sta attaccando i privilegi degli USA in Siria. Di fatto Brzezinski ammette che lo "Stato Islamico" e gli altri banditi in Siria sono strumenti americani e che noi ci stiamo insidiando con le nostre azioni direttamente nelle proprietà USA: perciò gli Stati Uniti devono rispondere.

    Dobbiamo di conseguenza ammettere di esserci davvero messi di traverso sulla loro strada. Nei prossimi piani degli USA vi sono il depredare e il deindustrializzare l'Europa nella cornice del Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti. I reclami verso la Volkswagen sono solo un primo segnale. Davanti abbiamo straordinarie innovazioni di portata storica, come ad esempio dei tassi negativi notevoli uniti all'eliminazione del denaro contante. Ma questo è riservato ai Paesi sviluppati, mentre per quelli non sviluppati c'è un semplice svuotamento dei conti (vedi Cipro).

    Ci attende il deprezzamento di tutti i valori attivi di carattere industriale con relativa loro incetta da parte di chi ha accesso alla stampatrice del Federal Riserve. E poi naturalmente vi sarà l'iperinflazione, per coloro che saranno rimasti al contante. La realizzazione di questi piani presuppone lo smantellamento e la liquidazione degli Stati e di qualunque altro istituto di pensiero e volontà sovrani.

    Non si asterranno dall'idea dello sfruttamento. Non si asterranno nemmeno dall'intervento armato, dalle rivoluzioni, dai colpi di Stato, dagli assassini, dal piazzare i propri agenti nei punti chiave, dal corrompere tutti i personaggi importanti, dal lavaggio del cervello, dalla disgregazione etica e morale della popolazione, dall'adescare quest'ultima, dal sostenere i terroristi di ogni colore, i ribelli di qualunque tipo, gli eserciti privati e così via. Non rinunceranno alla loro posizione nella guerra globale permanente. Non rinunceranno a far sì che ognuno dipenda completamente da loro sul piano sanitario, farmaceutico e finanziario. Non rinunceranno all'obiettivo del controllo operativo totale sulle emozioni, sui pensieri, sul comportamento sia delle singole persone che di popoli interi.

    Perché pensare in questo modo non è paranoia? Perché questa è la loro natura sociale. Sono fatti così per l'impostazione stessa della loro nascita. Non possono essere diversi da come sono, finché in qualche modo loro stessi non lo vorranno, ma non lo si prevede nemmeno a medio termine. Sono predatori. Non mi riferisco ora agli Stati Uniti come Paese e come Stato, ma parlo di un tipo particolare di persone che comparirono nelle città italiane all'interno delle "Arti maggiori" (mercanti all'ingrosso e banchieri), che oggi sono arrivate al livello di super-società e super-autorità (si legga in proposito Aleksandr Zinoviev). Nelle loro mani ci sono le finanze mondiali, gli Stati, le risorse industriali: e adesso vogliono dominare la nostra psiche, il nostro corpo, la nostra volontà. Sono tutte informazioni di libero accesso, ma è già qualcosa di assolutamente palese. La "teoria del complotto" è stata pensata solo per poter etichettare in modo evidente le "teorie complottiste" inesistenti.

    Al mondo non ci dovranno più essere giocatori indipendenti: Assad deve andarsene, perchè non ha voluto andarsene egli stesso. Nessuno dovrà avere una propria volontà. Se fai un accenno qualsiasi alla sovranità significa che sei già da liquidare; sei sotto osservazione anche se non fai quell'accenno, ma almeno conservi la vita. Per il momento.

    A tutto questo abbiamo deciso di contrapporci noi. L'operazione in Ossezia del Sud nel 2008 si poteva definire come attacco alle nostre forze di pace, e noi le abbiamo difese. Anche il ricongiungimento della Crimea e l'aiuto al Donbass sono spiegabili come "difesa degli interessi" e "nostalgia imperiale": territori limitrofi, popolazione russofona, storicamente un solo popolo, drastica riduzione del tempo di volo dei missili fino a Mosca e così via.

    E l'operazione in Siria, invece, che è a migliaia di chilometri da noi? Anch'essa certamente si può definire come lontano baluardo di difesa dai terroristi, come protezione degli interessi di Gazprom e via dicendo, e sarebbero definizioni corrette. Ma il tutto non si può racchiudere solo in questo. Stiamo di nuovo andando verso un'acuto inasprimento dei rapporti con gli Stati Uniti, e non solo più ai nostri confini. Perché?

    Non si tratta di interessi o di profitti. Si tratta di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Se essi trasformeranno il mondo a modo loro (lo renderanno in gran parte un caos, mentre nell'altra parte elimineranno completamente qualunque possibilità di autonomia e organizzazione indipendente), allora non ci potremo rifugiare nella nostra fortezza. Per fame o per assedio, prima o poi ci prenderanno.

    È il momento di agire e di scoprire le carte. Noi non siamo d'accordo con la loro versione dell'ordine mondiale. Siamo disposti a sostenere chiunque, non importa dove, sia pronto a contrapporsi al loro progetto di assetto mondiale. Noi proteggeremo gli Stati, non importa quali, non importa che ordinamento abbiano, non importa quale sia la loro confessione religiosa. Costringeremo alla pace chiunque attenterà alla sovranità dei nostri vicini, anche se è qualcuno nutrito dalla potenza egemone. E questa nostra posizione ha il suo fondamento finale di forza in questo: abbiamo la parità missilistico-nucleare con la potenza egemone.

    La forza c'è, ma serve un'ideologia

    Ora che abbiamo cominciato ad agire, è venuto il momento anche di parlare. La tesi del mondo multipolare dice solo che sul pianeta non vi sarà un unico centro di potere. Ma questo non può bastarci. Occorre dire in modo chiaro a quale ordine mondiale alternativo proponiamo di aderire spontaneamente. Quale ordine mondiale stanno definendo le nostre forze aerospaziali in Siria? In sostanza, distruggendo i banditi in Siria, espletiamo una funzione di polizia, ma in quale mondo? Verremo accusati di appropriazione abusiva di questa funzione, e diranno pure che siamo stati pessimi poliziotti, perché non perseguiamo i veri cattivi e lo facciamo nel posto e nel momento sbagliato.

     Abbiamo bisogno per la nostra presenza in Siria di un fondamento ideologico, non soltanto giuridico. Dobbiamo operare come agenti di un ordine mondiale nuovo e alternativo, agire in modo chiaro e trasparente.

    Ritengo che la cosa importante sia che alla guerra globale opponiamo una pace globale, che sia effettivamente un ordine mondiale, a differenza del loro ordine basato sulle guerre. Noi aspiriamo al ruolo di forza in un mondo privato della violenza. E in Medio Oriente abbiamo appunto bisogno di ottenere la pace: ciò è possibile se gli attori principali accettano che sia meglio la pace della guerra e che che qualunque "strumento" di guerra sia da noi realmente distrutto, e sarebbe proprio il contesto giusto.

    Ma sul piano concettuale dobbiamo rispondere alla questione su come sia possibile un ordine mondiale, come possa essere messo in atto questo sogno dei popoli: la vita senza la guerra. Una risposta a questa domanda sarebbe logico darla adesso che è cominciata e si sta sviluppando una guerra globale dai molti aspetti ("ibrida") e dai molti attori, che se non è proprio un "tutti contro tutti" è comunque un "molti contro molti". Mentre l'umanità resta in equilibrio sul bordo dell'autodistruzione e del degrado.

    Che cosa abbiamo da dire urbi et orbi a questo proposito? Abbiamo un immaginario sociologico e antropologico? Che cosa abbiamo in attivo? In passato avevamo l'idea di una società senza classi e solidale, che abbiamo sperimentato su noi stessi e proposto agli altri. Ma oggi cosa abbiamo?

    Qui sotto condividerò brevemente alcune considerazioni al riguardo.

    Coesistenza in nicchie invece di un'unica umanità

    Sul piano sociale il futuro ordine mondiale deve essere edificato sul rifiuto dell'idea di rendere felice l'umanità. Nessuno deve avere il diritto alla "posizione di ingegnere sociale" verso il mondo degli uomini. Il desiderio di portare il genere umano a una qualche condizione ideale deve essere considerato criminoso. La strada per l'inferno sociale è lastricata di tali buone intenzioni. Non mi riferisco certo a quei casi in cui sotto la bandiera del meglio per tutti vengono organizzati dei fondi alimentari per le "Arti maggiori". La conquista e il saccheggio nel mondo moderno sono sempre presentate con l'immagine di una qualche missione umanitaria. Ricostruisci, riforma, organizza solamente te stesso. Dopo potrai condividere l'esperienza con chi lo vuole. Bisogna combattere apertamente chiunque cerchi di cambiare l'organizzazione degli altri.

    Bisogna combattere tutti quelli che in modo forzoso cerchino di spiritualizzarci, non importa se si tratti dello spirito cattolico, islamico o di qualunque altra forma. E punire anche quelli che provano a democratizzarci, a emanciparci col gender e così via. In definitiva, nessuno deve imporre un ordine universale.

    Oggi noi non imponiamo niente a nessuno, a differenza di quello che era l'URSS. Né il socialismo, né la democrazia, né il capitalismo… Costringiamo soltanto alla pace. Pace che si pone con l'accostamento di due processi: separazione e integrazione. Se vuoi fare qualcosa, all'inizio mettiti a parte, organizza una tua nicchia ecologica, cioè un posto in cui non ti incrocerai con altri, e la tua vita non disturberà quella altrui.

    Ciò non significa che non debba esserci nulla che unisca l'umanità nel insieme. La separazione di genti e popoli diversi in nicchie ecologiche deve accompagnarsi a un processo intensivo di integrazione; questa fase (circa mille anni) è un processo di comunicazione. Comunicazione che è basata sul mutuo interesse e sulla comprensione reciproca.

    E per il momento non vale la pensa di inventare un unico scopo per l'umanità: sarebbe prematuro, e non è una questione che riguardi gli uomini. Quale sia il destino di tutto il genere umano lo dirà di nuovo o Dio o in qualche modo la storia.

    Serve un'iniziativa strategica antropologica

    Oltre alla dimensione sociale del nuovo ordine mondiale ve ne dev'essere anche una antropologica. Quale tipo di uomo può avere prospettive di successo per un'umanità pacifica? Quale può essere il punto di riferimento? Credo che questo faro possa essere il liberarsi dall'egoismo.

    Il monumento alla tomba di Karl Marx a Londra.
    Il monumento alla tomba di Karl Marx a Londra.
    Marx aveva questa fantasia antropologica: prefigurò in modo chiaro un mondo senza predatori, sfruttatori, guerre etc. Ogni persona partecipa consapevolmente alla vita del genere umano e tutto ciò che fa è indirizzato alla riproduzione e allo sviluppo di tutti.

    Ed egli si pone la seguente domanda: che cosa impedisce la realizzazione di un tale stato di cose? Marx ne cercò la causa nell'attivitò economica. Ricondusse tutto alla questione della proprietà sui mezzi di produzione. Tuttavia si capisce adeguatamente come tale proprietà possa disturbare l'opera verso il bene comune: anzi come possono intralciarmi mentre agisco contro gli interessi comuni se mi tolgono persino le mie proprietà?

    Naturalmente non si tratta solo della proprietà privata e dell'economia, e nemmeno del potere. Si tratta dell'egoismo e dell'egoismo razionale: lo aveva indicato Zinoviev.

    Ai tempi dell'URSS si procedette all'eliminazione di intere classi. Liquidarono lo sfruttamento insieme ai portatori dei mezzi di sfruttamento, ma l'egosimo si trasmise comunque alle nuove generazioni, perché è un insieme complesso di motivazioni che comprende le emozioni, le percezioni e le convinzioni. È un determinato modo di vita che si aggancia anche alla struttura sociale e si riproduce con essa. Inoltre la forza e l'inerzia di questo modo di vivere sono tali che apparentemente la struttura sociale trasformata in maniera radicale torna sotto l'influsso di questo fattore di nuovo al suo formato iniziale. La nostra nomenclatura di partito distrusse il Paese (o permise che si distruggesse — è la stessa cosa) col fine di creare ricchezze individuali e di trasmetterle per via ereditaria, così di nuovo si è prodotta la struttura sociale classista.

    Al tempo stesso, però, l'uomo può cambiare. La sua particolarità è che egli è libero da determinanti biologici, e persino da quelli socioculturali, in certe condizioni.

    Dobbiamo sradicare l'egosimo da noi stessi. Ciò è possibile se lo mettiamo come obiettivo. Alla fin fine la corruzione è anch'essa manifestazione dell'egoismo. La priorità deve andare all'antropologia, alle pratiche umanitarie, alla filosofia russa. Dobbiamo risolvere il problema dell'egoismo non solamente per mezzo della disciplina, della punizione e simili, che sono strumenti delicati e inaffidabili, ma per mezzo della pratica individuale, attraverso il coltivare le relazioni personali, lo sforzo di ciascuno, le singole decisioni.

    Se l'uomo lo desidera intensamente e consapevolmente, allora diventerà uomo ecumenico, responsabile per la continuazione della vita sulla Terra nonostante qualsiasi interesse corporativo, sociale o familiare, nonostante qualsiasi egosimo collettivo o personale.

    Il tema dell'egoismo deve diventare un campo culturale di letteratura, di filosofia, di educazione e istruzione, di politica, di pratica sociale: filosofia e ideologica di partecipazione alle cose comuni devono diventare il nostro modo di pensare.

    Dobbiamo imparare a generare questo tipo di uomo. Dobbiamo essere capaci di dimostrare al mondo la possibilità di principio di una tale pratica umana, la possibilità di una tale "costruzione dell'uomo". E ciò sarebbe, in aggiunta all'elemento della forza, il nostro contributo più significativo alla questione dello stabilimento della pace sul nostro pianeta.

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