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    Piazza Maidan a Kiev, Ucraina, 2014.

    Guerra inutile

    © Sputnik. Andrei Stenin
    Zinoviev Club
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    Zinoviev Club, Boris Pankin
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    L'analista del Club Zinoviev Boris Pankin raccomanda al Donbass e Kiev di sfruttare il precedente di Madrid.

    Boris Pankin, analista del Club Zinoviev dell'agenzia russa di stampa internazionale Rossiya Segodnya.
    Boris Pankin, analista del Club Zinoviev dell'agenzia russa di stampa internazionale "Rossiya Segodnya".
    Quando mi chiedono oggi dell'Ucraina, dico che là sta accadendo qualcosa che è il risultato di una serie di crimini, compresi quelli militari, commessi da parte delle autorità attuali di Kiev, e di diversi errori della leadership russa della serie "Volevamo il meglio…", nonché di altri personaggi ed enti che involontariamente, per propria convinzione o incapacità, sono stati coinvolti in un processo disastroso che sembra essere finitio definitivamente in un punto morto.

    In precedenza c'era stato un errore, se non la volontarietà, dei leader dell'Unione Europea che con il loro progetto sull'accordo di associazione tra l'Ucraina e la Comunità Europea, avevano messo Yanukovych, seppur debole e senza autorevolezza, ma ancora il legittimo presidente democraticamente eletto, di fronte ad un dilemma provocatorio senza mezze misure: o con l'Unione Europea o con la Russia.

    Viktor Yanukovych, l'ex-presidente ucraino.
    © Sputnik. Andrei Mosienko
    Viktor Yanukovych, l'ex-presidente ucraino.

    Questa сostrizione a scegliere si è rivelata qualcosa al di fuori delle possibilità di un bivalente Yanukovych. Prima ha tentato con un tratto di inchiostro di trasformare l'Ucraina in Europa, anche se il tentativo è rimasto in fase di stallo, e poi con estrema leggerezza si è precipitato verso la Russia, tanto più che nella persona del presidente era pronta a concedere 15 miliardi di dollari di prestito, 3 dei quali sono stati forniti immediatamente, e uno sconto sul gas per una svolta a 180 gradi di Kiev.

    Ma si è scoperto che l'accordo con il presidente non era sufficiente.

    Alla fine non si era tenuto conto della reazione dell'Occidente, che non voleva lasciar volare fuori dalla gabbia il proprio uccellino. Ed era persino pronto, come Victoria Nuland a Maidan, a dar da mangiare con panini a milioni non per i bisogni di democrazia, ma per cavalcare i democratici.

    A Maidan, nel novembre dello scorso anno, da un lato sono arrivate persone oneste, gente per bene, patrioti provenienti da tutti i ceti sociali, acutamente consapevoli che qualcosa non andava nel loro Paese.

    D'altra parte si sono presentate forze, legioni, a cui il fiuto ha suggerito che il loro tempo era giunto e che non si sarebbe presentata mai più un'occasione migliore per far salire sul carro dei propri interessi corrotti la presa del potere e ripulire dopo oltre due decenni di "indipendenza" le ingiustizie e le false promesse.

    C'era veramente di tutto: i sostenitori di Bandera e dell'esercito insurrezionale ucraino, i vecchi politici sulla scena da decenni, estremisti annoiati, nazionalisti dell'ovest e di altre regioni del Paese, comuni criminali ed hooligans…

    Di qui in oltraggio agli slogan di libertà e democrazia regnavano violenza, doppiogiochismo, ricatti, umiliazioni, dubbiosa demagogia, inganno di creduloni…

    Se convertire questi concetti astratti negli eventi reali, nei fatti e nei crimini che sono accaduti a Maidan, in primo piano si trovano copertoni in fiamme, cecchini, molotov, pestaggi indiscriminati di dissidenti, occupazioni abusive di enti pubblici e uffici governativi, e a livello di discorsi maledizioni contro la Russia, i moscoviti e tutti coloro che non partecipano a questo sinistro gioco.

    Tuttavia, senza il sostegno occidentale, con le proprie forze Maidan e il terzetto di suoi governanti — Yatsenyuk, Klitschko e Tyagnibok, in seguito si è aggiunto Poroshenko — mai avrebbero costretto Yanukovych all'accordo di febbraio, che in sostanza dava il potere ai fasulli patrioti.

    Dopo essersi accordato con i patti di febbraio, Yanukovych, invece di restare al suo posto fino alla fine e, se necessario, a morire al potere come Salvador Allende, ha scelto di seguire la strada del dittatore rumeno Ceaușescu, dopodichè ha lasciato il suo Paese: non è stato un errore, ma un crimine. Con il tradimento, che ha liberato le mani agli usurpatori, che si sono affrettati a convertire legalmente gli organi eletti durante Maidan, ha risposto il sud-est del Paese, il Donbass.

    Gli eccessi dei nuovi governanti ucraini, camuffati con gli atti giuridici e la determinazione delle autorità di Kiev di ucrainizzare gli abitanti di Donetsk, Lugansk e di altre città e dove non era stato fatto dai loro predecessori, dicendo che tutto veniva fatto per il cammino verso l'Europa, nella regione ha provocato una potente ondata di resistenza e di proteste senza sosta ogni giorno.

    Così inizialmente si sono scontrate due forze disuguali, anche per quantità, giusti contro ingiusti. Il vantaggio numerico era e rimane a beneficio della parte ingiusta.

    Quei disastri, che ha subito la popolazione del sud-est dell'Ucraina a seguito della cosiddetta operazione antiterrorismo (ATO), non hanno paragone con qualsiasi cosa avvenuta in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di fronte agli orrori e al tributo di sangue, che si accumulano giorno dopo giorno ed ora dopo perdono gravità persino i bombardamenti della NATO in Serbia.

    Guardando le rovine di molte città e villaggi del Donbass, leggendo attentamente con dolore le cifre delle vittime e feriti di tutte le parti, preoccupandosi per quasi un milione di rifugiati in Russia, soprattutto donne e bambini, che hanno lasciato di fretta e furia le proprie case lasciando tutto, per i pensionati e le famiglie con figli a carico che soffrono per il blocco finanziario ed economico della regione, in quanto da tempo non ricevono nemmeno un centesimo della pensione e dell'assistenza sanitaria, si capisce che per quanto si parli di pace, cessate il fuoco, accordi di Ginevra e Minsk, le parti in conflitto non si siederanno al tavolo dei negoziati e non faranno tacere le armi.

    E se è così si va verso una lenta ed inesorabile estinzione di un'intera regione: l'agonia di milioni di persone, a cui non importa, chi e dove spara, chi uccide e distrugge, ma solo che finiscano immediatamente le sofferenze e le privazioni.

    C'è solo una via d'uscita: l'ingerenza di una parte. Questo soggetto, coordinando i suoi sforzi può e deve essere, dimenticando le divergenze, formato da Russia, Unione Europea e Stati Uniti. Per fare questo non c'è bisogno di nulla, ma solo di una volontà politica comune.

    La memoria storica spinge a ricordare gli avvenimenti degli ultimi anni, proprio all'inizio degli anni '90, ci fu la conferenza di Madrid sul Medio Oriente. Nel novembre 1991 l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti, mettendo da parte i contrasti ed assumendosi i doveri di regolatori del processo di pace, sono stati in grado di costringere Israele e il gruppo di Paesi arabi per la prima volta dall'inizio del sanguinoso conflitto a sedersi al Palazzo Reale di Madrid al tavolo dei negoziati, fatto che in questa situazione è già di per sé un risultato. Tuttavia hanno concordato molte cose.

    Il raggiungimento di un compromesso storico in quel tempo era servito, tra le altre cose, anche agli iniziatori del processo di pace, che si erano scambiati i ruoli. Gli Stati Uniti avevano spinto a concessioni difficili, ma necessarie, Israele, l'Unione Sovietica aveva fatto la stessa cosa con gli arabi. Si erano impegnati in prima persona Gorbaciov e Bush senior che erano arrivati nella capitale spagnola lasciandosi alle spalle gli altri problemi. E quali erano queste preoccupazioni Gorbaciov e il mondo se lo ricordano bene.

    Come sarebbero potuti degenerare gli eventi, soprattutto quando uno degli iniziatori del processo diplomatico, l'Unione Sovietica, aveva lasciato l'arena storica, tuttavia gli accordi di Madrid sono rimasti nella memoria dei popoli come un un buon precedente, a conferma che con la buona volontà e menti sobrie, anche le persone sono in grado di compiere miracoli.

    Quindi voglio credere che se quelli da cui dipende fermare le morti e la distruzione, potranno almeno per un attimo, valutare esattamente l'essenza della situazione, e mettersi almeno con la mente al posto delle innocenti vittime di questa guerra, la loro coscienza suggerirà le giuste decisioni e detterà giorno per giorno le azioni immediate ed urgenti: la cessazione della guerra e il ripristino di ciò che è stato distrutto.Il resto seguirà da sè.

    Mi auguro che questo articolo possa essere utile a qualcuno.

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    Tags:
    ATO, Maidan, Seconda Guerra Mondiale, Nicolae Ceaușescu, Salvador Allende, Mikhail Gorbachev, Viktor Yanukovych, Victoria Nuland, George Bush, URSS, Medio Oriente, Lugansk, UE, Donbass, USA, Russia
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