00:30 20 Febbraio 2020
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In Venezuela un team di ricercatori ha scoperto diverse corazze fossili di stupendemide, una delle più grandi tartarughe nella storia della Terra. I fossili di queste tartarughe giganti erano stati già ritrovati in passato, ma solo ora si è scoperto che questi animali erano caratterizzati da dimorfismo sessuale.

La massiccia corazza dei maschi, a differenza delle femmine, aveva due sporgenze a forma di corno nella parte anteriore. La descrizione del ritrovamento è stata pubblicata sulla rivista Science Advances.

La specie Stupendemysgeographicus è stata trovata e descritta per la prima volta negli anni '70. Questa tartaruga d'acqua dolce viveva sia in acqua che a terra, aveva dimensioni fino a tre metri e pesava più di una tonnellata, cento volte di più rispetto alla specie più simile, la tartaruga amazzonica a testa grande.

​Tra le scoperte fatte dai ricercatori, c'è un enorme corazza lunga tre metri di 8 milioni di anni. È una scoperta unica non solo in quanto è il più grande guscio di tartaruga di questa specie mai scoperto (2,86 metri), ma anche perché nella parte anteriore ci sono due sporgenze a forma di corna. Le stupendemidi precedentemente trovate non avevano tali sporgenze.

"La differenza morfologica delle corazze indica che c'erano due sessi in questa specie: maschi con corazza cornuta e le femmine con il guscio senza corna", dichiara Marcelo Sánchez, direttore dell'Istituto Paleontologico e del Museo di Zurigo.

Secondo il paleobiologo, questa è la prima manifestazione di dimorfismo sessuale nelle corazze nelle tartarughe bosomali, uno dei due principali gruppi di tartarughe al mondo.

Oltre ai gusci, per la prima volta i ricercatori sono riusciti a trovare frammenti della mascella inferiore, cosa che ha permesso di trarre conclusioni sulla loro alimentazione.

"La dieta degli stupendemidi era diversificata e comprendeva piccoli animali, pesci, caimani, serpenti, nonché molluschi e vegetali, in particolare frutti e semi. La combinazione di tutte le caratteristiche anatomiche di questa specie indica che vivevano principalmente sui fondali di grandi bacini d'acqua dolce", afferma il primo autore dell'articolo, il paleontologo Edwin Cadena dell'Università di Rosario a Bogotà.
Tags:
biologia, Scienza e Tecnica, Animali
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