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Il QI calcistico: il segreto del successo dei giocatori

© Sputnik . Grigoriy Sisoev
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I fuoriclasse del calcio sono più svegli, contano più velocemente e sono più intelligenti della maggior parte delle persone sulla Terra.

La capacità di "leggere il gioco" e di trovarsi nel posto giusto al momento giusto non è solamente la combinazione di talento e fortuna. Gli studiosi sono convinti che vi sia un collegamento diretto fra il quoziente intellettivo e i gol segnati.  

Nel 2014 i neurobiologi dell'Istituto Karolinska (Svezia) hanno sottoposto ad alcuni test due famosi calciatori, Xavier Creus (Xavi) e Andrés Iniesta. Ai ricercatori prima di tutto interessavano le loro "funzioni esecutive", ovvero complessi processi del cervello umano che sono responsabili della pianificazione delle azioni e della capacità di modificare le nostre reazioni a seconda della situazione. Iniesta ha totalizzato un numero incredibile di punti in esercizi in cui erano necessarie abilità analitiche e controllo inibitorio, cioè la capacità i bloccare le abituali reazioni impulsive e generare nuove risposte con l'aiuto dell'attenzione e del ragionamento. Xavi ha ottenuto risultati ottimi nei test di logica, immaginazione e flessibilità cognitiva, cioè la capacità di pensare a più cose contemporaneamente. 

I neurobiologi in cerca dell'intelligenza calcistica

I test a cui si sono sottoposti i giocatori della nazionale spagnola sono stati la fase intermedia di una ricerca più ampia che già da circa 10 anni viene condotta da un gruppo di ricercatori svedesi guidati dal neurobiologo Predrag Petrovic. Nel 2012 alla vigilia degli Europei i ricercatori hanno pubblicato un articolo in cui presentavano per la prima volta le prove del fatto che l'efficienza di un calciatore dipende dal livello della sua intelligenza di gioco (game intelligence), cioè la capacità di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Gli studiosi hanno fondato le loro conclusioni sui risultati dei test effettuati su 57 calciatori professionisti della Allsvenskan, il massimo livello del calcio svedese, e della prima divisione. Tutti i giocatori testati erano più o meno della stessa età con un livello di istruzione simile. Sono state valutate le capacità dei calciatori di prendere decisioni corrette in situazioni complesse e di forte stress emotivo.

Ad esempio in uno dei test dovevano disegnare su un foglio una serie di figure geometriche che si ripetevano: in questo modo gli psicologi controllano la capacità di pensare in modo veloce e creativo sotto stress. A tal proposito proprio in questo test un anno dopo Iniesta ha ottenuto risultati migliori di tutti gli altri partecipanti all'esperimento. È emerso che i calciatori professionisti risolvono problemi simili meglio di un uomo medio. Gli studiosi hanno elaborato un'intera serie di test per valutare il QI calcistico e hanno ipotizzato che le valutazioni cognitive possono aiutare a comprendere il potenziale del calciatore già all'inizio della sua carriera.

Chi non fa sport pensa più lentamente

Una ricerca simile è stata condotta nel 2013 dal professore dell'Università di Montréal (Canada) Jocelyn Faubert. Lo studioso ha comparato il quoziente intellettivo e la capacità di prendere decisioni in modo veloce ed efficiente di sportivi professionisti, giocatori amatoriali e tifosi. Fra centinaia di atleti partecipanti al progetto ci sono stati rugbisti, giocatori di hockey (della NHL) e calciatori (della Premier League inglese). 

Gli studiosi guidati da Faubert hanno chiarito il modo in cui i soggetti testati risolvono esercizi di logica, gestiscono l'attenzione, bloccano gli impulsi non graditi. I fuoriclasse hanno superato di gran lunga gli amatori e i tifosi. 

Il professore ha concluso che le funzioni esecutive sono legate all'intelligenza di gioco poiché i calciatori di successo non devono solamente correre molto e velocemente ma anche elaborare grandi volumi di informazioni in frazioni di secondo nonostante lo sforzo fisico. 

Allenare i muscoli e il cervello

Se l'efficienza di un giocatore in campo dipende dalle sue abilità intellettive, allora è logico che vadano allenati non solo i muscoli ma anche il cervello. Gli studiosi del Technion (Israel Institut of Technology) si sono proposti come consulenti scientifici degli sviluppatori di un gioco che aiuta i calciatori a sviluppare la capacità di vedere il campo, prendere decisioni adeguate velocemente e reagire in modo più efficiente a situazioni straordinarie. Il prototipo è stato Space Fortress creato agli inizi degli anni '90 all'Università dell'Illinois. Gli studiosi americani volevano capire come gli esseri umani imparano. I loro colleghi israeliani nel 1994 hanno proposto di impiegare un programma per il training dei piloti e ora sulla base dello Space Fortress hanno creato un simulatore.

Il mondo attraverso la porta di calcio.
© REUTERS / Anton Vaganov
È molto simile a uno di quei vecchi giochi per il computer in cui navicelle spaziali blu e rosse devono colpire la nave esagonale nemica. I giocatori devono coordinare le proprie azioni e aiutarsi a vicenda per evitare le trappole. Allo stesso tempo devono seguire diversi oggetti, prevedere le azioni dell'avversario e dei compagni di squadra (proprio come in campo). Gli sviluppatori sono convinti che il simulatore sviluppi le medesime funzioni esecutive dalle quali dipende il successo in campo. Non è l'unico gioco per PC che sviluppa le capacità intellettive degli atleti.

Sul mercato vi sono più di 30 compagnie che commercializzano prodotti simili. Ma non tutte credono nella loro efficacia. Alcuni studiosi si sono espressi in modo scettico riguardo alle possibilità di questi simulatori di gioco. Secondo loro i dati sull'influenza dei programmi per computer sull'intelligenza sono limitati e incompleti e non vi sono prove scientifiche del fatto che il gioco aumenti le capacità cognitive.     

Tags:
reti neurali, QI, calcio
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