21:59 07 Maggio 2021
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I pazienti che hanno subito il coronavirus affrontano spesso raucedine e altri problemi con la voce che possono comparire anche un mese dopo la malattia, dice la segretaria generale dell’EAP.

"Osserviamo pazienti che hanno subito infezione da coronavirus, che successivamente hanno manifestato l’insorgenza di raucedine o con raucedine persistente dopo la malattia. Inoltre notiamo che la tendenza a manifestare lamentele circa disturbi della voce è in crescita, e non è correlata al tempo in cui si è contratta la malattia. Cioè, può accadere anche dopo un mese. Può per altro persistere e durare diversi mesi", ha spiegato la dottoressa Ekaterina Osipenko, segretaria generale dell’Accademia Europea di Foniatria (EAP).

"Questa infezione è respiratoria e colpisce non solo il tessuto polmonare ma anche l'intero tratto respiratorio è coinvolto, quindi anche la laringe e il tratto respiratorio superiore", ha spiegato la specialista che sottolinea anche come spesso i pazienti, preoccupati degli esiti più gravi che potrebbe avere la malattia, trascurano effetti minori come i cali o alterazioni della voce.

Anche in casi di soggetti che hanno superato bene l’infezione, il tratto respiratorio è rimasto coinvolto e spesso si possono avere casi di raucedine, tuttavia l’incidenza dei problemi foniatrici è più rilevante nei casi in cui il Covid si è presentato nella forma più brutale.

"I pazienti che hanno avuto bisogno di rifornimento di ossigeno, ventilazione meccanica, o peggio ancora tracheotomia, naturalmente hanno rischiato di subire un processo infiammatorio nel tratto respiratorio superiore ben più grave. Pertanto, ovviamente, sono questi i pazienti che manifestano le sindromi post coronavirus più serie che interessano la voce”, ha sintetizzato l'esperta.

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