10:26 23 Aprile 2021
Scienza e tech
URL abbreviato
1210
Seguici su

A Kerch si tiene l’esposizione “Atlantide crimeana” dedicata all’antica città sommersa di Acra. Nelle fonti antiche vi sono pochi dati su questa città.

Acra è stata oggetto di ricerca per circa 200 anni e soltanto ai nostri giorni è emerso che la città è completamente sommersa. Sputnik vi racconta una delle scoperte archeologiche più sorprendenti della Crimea.

Un ritrovamento casuale

Nel 1820 Paul Du Brux, collezionista di antichità, stava studiando le rovine su un’altura a sud dell’odierna Kerch. Du Brux decise che quella era la città di Acra di cui parlavano le fonti antiche. “Acra” in greco significa altura (da questa parola deriva anche “acropoli”, l’area fortificata di una città posta su un’altura). Tuttavia 100 anni dopo in quel luogo venne trovato un altare con una dicitura che non lasciava dubbi: si trattava di un’altra città, Citea.

Torre di Acra
© Foto : Institute of the Material Culture History, Russian Academy of Sciences
Torre di Acra

Nel periplo di un autore anonimo della Grecia antica che descrive la navigazione lungo la costa crimeana si legge che da Acra a Citea vi erano 30 stadi (ossia 4 miglia) e che da Citea a Cimmerico ve n’erano 60 (ossia 8 miglia). Queste città, fondate da insedianti greci nel VI secolo a.C., divennero poi parte del Regno del Bosforo. Le rovine di Cimmerico, Citea e di una decina di altre antiche polis sono state identificate. Ma di Acra non è rimasta traccia.

All’inizio degli anni ’80 uno studente, Alexey Kulikov, nelle acque costiere sabbiose della striscia sabbiosa che divide il lago Yanysh dal mare trovò centinaia di monete antiche, fra cui anche una d’oro recante il nome del re Cotys. Portò il bottino al Museo di Storia antica di Kerch. Presto i ricercatori cominciarono a effettuare ricerche subacquee e trovarono una città sommersa. Era Acra.

“Non c’erano iscrizioni. Per le città del Bosforo è una rarità trovarne. Infatti, non vi sono né a Nymphaion né a Myrmekion. Ci basiamo su quanto riportato dagli autori antichi, i peripli dove si indicano le distanze tra vari centri abitanti. Acra è menzionata in 5 fonti scritte, incluso Strabone”, spiega Viktor Vakhoneev, archeologo subacqueo e collaboratore scientifico senior dell’Istituto di storia in seno alla RAN.

Protetta da un muro di difesa

Acra si estende su 3,5 ettari, la maggior parte della quale sott’acqua a una profondità di 3-4 metri. In circa 50 anni di scavi subacquei e in superficie è stato studiato non più del 5% della città.

“L’archeologia richiede tempo. Per noi è importante registrare ogni dettaglio. Non a caso ci definiscono dei criminologi che sono arrivati sul luogo del delitto di centinaia o migliaia di anni. I nostri reperti sono delle prove. Dalla loro disposizione nello spazio dipende l’interpretazione dei fatti, la ricostruzione del corso degli eventi. Dunque, Acra sarà studiata da più generazioni di archeologi”, spiega Vakhoneev.

Già ora appare evidente che Acra è unica. Solitamente gli archeologi subacquei hanno a che fare con frammenti di oggetti, rovine di edifici distrutti da tempeste o correnti. Qui invece gli scienziati hanno trovato una città sostanzialmente intatta, protetta dagli agenti atmosferici grazie a un muro difensivo in pietra del IV secolo a.C.

“Allora vigeva un piano edilizio pubblico su larga scala che spinse molte città del Bosforo a fortificarsi per contrastare le minacce esterne”, spiega lo scienziato.

Chi di preciso minacciasse Acra è difficile a dirsi. Al tempo in Crimea vi erano le tribù scite. Ed effettivamente sono state rinvenute delle frecce scite durante gli scavi, ma quella tipologia di armi era impiegata anche dai greci.

Un muro lungo 250 metri proteggeva la città costruita su un basso promontorio che dava sul mare. Il muro era largo 2,5 metri e alto fino a 8 metri. Gli archeologi hanno appurato che a un certo punto il muro andò parzialmente distrutto e alla città fu dato fuoco.

Poi la città fu rapidamente ricostruita. Il muro fu ammodernato, venne costruita una torre a partire dalle pietre recuperate. Come fondamenta della struttura si utilizzarono delle travi di legno predisposte con grande attenzione. Sulla terraferma si sarebbero consumate, mentre nel mare si sono conservate.

Il ritrovamento più noto è un orecchino d’oro a forme di testa leonina riportato alla luce nel 2015. Solitamente questi oggetti vengono ritrovati nelle necropoli. Ad ogni modo di ritrovamenti di questa tipologia ve ne sono soltanto 16 in tutto il mondo.

“Si è venuta a creare una situazione paradossale: gli autori greci, gli abitanti dell’area mediterranea non sono particolarmente interessati alla situazione nel Mar Nero. Per questo, sappiamo poco di Acra”, spiega Vakhoneev.

I dati sugli abitanti di Acra sono pochissimi. Grazie agli scavi subacquei abbiamo stabilito che gli abitanti della città coltivavano il grano e pescavano. Le anfore e i loro frammenti con il marchio di produzione consentono di ipotizzare la presenza di attività artigianali e commerciali.

Un dettaglio degno di nota è una lettera in cui si ordina di riportare i tesori sommersi risalente al II-I secolo a.C. Probabilmente già allora il mare aveva sommerso la città.

La morte della “Atlantide crimeana”

Acra si distingue per lo sviluppo delle sue strutture di fortificazione. L’ottimo stato di conservazione subacquea ci dà la rara opportunità di studiarle in dettaglio. Gli storici antichi definivano Acra un porto sempre attivo: infatti il mare a sud di Acra è navigabile tutto l’anno a differenza dell’area settentrionale dello stretto di Kerch che viene ricoperto dal ghiaccio in alcuni periodi dell’anno. Per il Regno del Bosforo, dislocato al crocevia di diverse tratte commerciali, questo rivestiva una grande importanza.

Vista di Kerch
© Sputnik . Alexey Malgavko
Vista di Kerch

Strabone poi, che visse prima dell’anno 0, definì Acra “l’antica”. Le versioni sulla fine della città sono le più svariate: dalla guerra al terremoto. Ma gli archeologi pensano che si tratti di tutt’altro, ossia di una lenta immersione nel mare.

“I periodi di progressione e regressione del mare si producono con una cadenza ciclica e piuttosto di frequente. Negli ultimi 2.000 anni il livello del mare è salito di 3,5 metri. L’immersione di Acra ha impiegato circa 300 anni”, spiega Vakhoneev.

Gli archeologi stanno ritrovando anche strati sterili, ovvero in cui sono assenti tracce di attività umana. Ciò significa che nel tempo Acra è stata totalmente sommersa. Gli abitanti gradualmente si sono trasferiti altrove, nell’entroterra della penisola. La città si è trasformata quindi in un villaggio e poi è stata sommersa per sempre dall’acqua.

Gli scienziati vorrebbero trasformare Acra in un museo subacqueo. Questo attirerebbe turisti da tutto il mondo nella penisola di Kerch. Musei simili sono già presenti in Grecia e in Italia. Acra potrebbe rappresentare un concorrente a questi musei.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook