10:19 14 Aprile 2021
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I ricercatori della compagnia farmaceutica Eli Lilly hanno elaborato il donanemab, un anticorpo monoclonale capace di contrastare le sostanze nel cervello responsabili dello sviluppo del morbo di Alzheimer.

Gli specialisti spiegano che il loro preparato supporta l'organismo nell’eliminare gli ammassi di beta-amiloide e proteina tau, ritenuti causa dei disturbi neurodegenerativi nei pazienti. L'invenzione dei ricercatori è stata nominata donanemab. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The New England Journal of Medicine.

Agli studi del preparato hanno partecipato 257 persone di età compresa tra i 60 e gli 85 anni con sintomi differenti del morbo di Alzheimer.

Gli specialisti hanno osservato i pazienti per un periodo di 76 settimane.

Donanemab e placebo sono stati suddivisi tra i partecipanti con un rapporto di quasi 50% e 50%:

  • Donanemab - 131 pazienti
  • Placebo - 126 pazienti.

Come agisce il farmaco

E’ stato rilevato che nei pazienti con morbo di Alzheimer che hanno ricevuto il donanemab è stato rallentato il deterioramento delle funzioni cognitive del 32% rispetto a quelli che hanno ricevuto il placebo.

Inoltre, per il primo gruppo di pazienti è stato più facile condurre le faccende quotidiane.

I cambiamenti sono stati registrati con l’ausilio della scala di valutazione integrata del morbo di Alzheimer.

"Rispetto a coloro che non hanno ricevuto questo preparato, i pazienti hanno ricevuto sei mesi in più di capacità cognitive migliori, ricordi e piacere per aver trascorso il tempo con la famiglia", ha affermato Maria Carrillo, responsabile scientifica presso l'Alzheimer's Disease Association.

La tomografia a emissione di positroni ha dimostrato che l'assunzione di donanemab ha portato ad una diminuzione dei depositi di beta-amiloide e proteina tau nel cervello dei pazienti.

Alla settimana 52 dello studio, il 60% dei partecipanti aveva il cervello ripulito dagli ammassi e corrispondeva al cervello di una persona sana. Successivamente, gli scienziati hanno smesso di somministrare il farmaco e hanno iniziato a somministrare a questi pazienti il placebo.

"Siamo stati felici di vedere non solo un rallentamento nel deterioramento delle funzioni cognitive e funzionali, ma anche un'eliminazione molto significativa delle placche amiloidi e degli ammassi di proteine tau. L'insieme dei risultati che vediamo negli studi clinici indica la possibilità di un effetto a lungo termine sulla malattia", ha sottolineato Daniel Skovronsky, responsabile scientifico di Eli Lilly.

Gli studi proseguono

Al momento il preparato non può avere uno sbocco sul mercato. Il termine degli ulteriori studi clinici volti a confermare i risultati intermedi è atteso nel 2023. Ai test parteciperanno circa 500 volontari.

In precedenza neurofisiologi tedeschi, spagnoli, italiani e belgi hanno deciso di appurare se esista un legame tra le criticità di orientamento e il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer, poiché i pazienti che sono affetti da questa malattia degenerativa registrano prestazioni inferiori agli altri nell’orientarsi nell’ambiente.

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