07:36 14 Aprile 2021
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Nell’ultima era glaciale per via del calo dei livelli del mare la superficie dell’Australia è aumentata di circa un terzo. I nostri avi si spinsero oltre la linea costiera che si stava mano a mano ritraendo e cominciarono a dipingere le pareti delle grotte e a produrre una gran quantità di utensili.

Con lo scioglimento dei ghiacciai tutte queste produzioni sono state sommerse dall’acqua. Soltanto l’anno scorso sul fondale marino sono state rilevate per la prima volta tracce della presenza di antichi umani. In questo approfondimento Sputnik vi presenta le più sorprendenti scoperte dell’archeologia sommersa.

Reperti sommersi dell’età della pietra

“Sappiamo molto poco di questi paesaggi oggi sommersi, i loro abitanti, il ruolo che hanno rivestito nello sviluppo dell’umanità”, scrivono gli scienziati australiani nell’articolo che presenta i risultati di una spedizione archeologica subacquea nei pressi della costa nordoccidentale del continente australe.

È stato calcolato che all’apice dell’ultima fase di glaciazione il livello del mare fosse di 130 metri inferiore a quello attuale. Di conseguenza, una parte considerevole della piattaforma continentale era di fatto terraferma. Poi cominciò una fase di progressivo riscaldamento e circa 7.000 anni fa il continente e gli oceani cominciarono ad acquisire caratteristiche simili a quelle odierne. A un certo punto grandi superfici di terra furono sommerse dall’acqua. Le profondità sono significativa e prima di oggi non si era riusciti a effettuare studi approfonditi.

Vista generale dell'area in cui sono stati trovati manufatti sottomarini risalenti a millenni quando il fondale marino era terraferma, Australia
Vista generale dell'area in cui sono stati trovati manufatti sottomarini risalenti a millenni quando il fondale marino era terraferma, Australia

Gli australiani per primi hanno tentato di studiare gli insediamenti oggi sommersi dei nostri avi. Hanno scelto l’arcipelago Dampier che ospita un parco nazionale in cui, tra l’altro, sono conservati artefatti della cultura preistorica e incisioni rupestri.

Il disegno di un gatto lungo 37 metri, vecchio di 2 mila anni, è stato rinvenuto per caso durante lavori di manutenzione nel sito archeologico di Nazca e Palpa, altopiano desertico del Perù meridionale.
© AP Photo / Peru's Ministry of Culture - Nasca-Palpa / Jhony Islas
Tra il 2017 e il 2019 in quest’area sono state inviate 6 spedizioni. Inizialmente il bacino è stato studiato con la tecnica LIDAR e con dei droni, sono state effettuate misurazioni batimetriche dalla nave e sulla base dei dati raccolti sono state prodotte mappe topografiche. Da queste gli scienziati hanno selezionato due aree di interesse: capo Bruguieres e Flying Foam Passage. Nella prima area a una profondità di 2,3 metri i sommozzatori hanno rinvenuto 269 artefatti in pietra, mentre nella seconda area solo 1. Tra questi artefatti figurano nuclei litici, schegge e due pietre quasi levigate.

Gli scienziati non sono in grado di datare in maniera diretta gli oggetti rinvenuti, ma sulla base di segnali indiretti si può affermare che gli artefatti risalgono almeno a 7000 anni fa. È la prima scoperta di tracce di uomini dell’età della pietra in mare.

Un manufatto in pietra trovato nel Flying Foam Passage al largo della costa australiana. La sua età è di oltre 8500 anni
Un manufatto in pietra trovato nel Flying Foam Passage al largo della costa australiana. La sua età è di oltre 8500 anni

Incontro in mare

La costa siriana è un centro di scambi commerciali internazionali da oltre 5000 anni. Le tratte da e verso l’isola Arados sono menzionate persino nella Bibbia. Tuttavia, per via della complessa situazione economico-politica della regione non sono stati effettuati sistematici scavi archeologici. Ma i pochi tentativi effettuati negli anni ’60 e ’80 hanno comunque riportato alla luce oggetti straordinari in quanto il bacino attorno all’isola è stato il luogo di diversi naufragi.

  • Le rovine di un antico porto romano
    Le rovine di un antico porto romano
    © Foto : Sevastopol State University
  • Scienziati della Sevastopol State University hanno scoperto le rovine di un antico porto romano
    Scienziati della Sevastopol State University hanno scoperto le rovine di un antico porto romano
    © Foto : Sevastopol State University
  • Le rovine nell'area acquatica di Syrian Tartus
    Le rovine nell'area acquatica di Syrian Tartus
    © Foto : Sevastopol State University
  • Le rovine di un antico porto romano
    Le rovine di un antico porto romano
    © Foto : Sevastopol State University
  • Scienziati hanno scoperto le rovine di un antico porto romano
    Scienziati hanno scoperto le rovine di un antico porto romano
    © Foto : Sevastopol State University
  • Scienziati della Sevastopol State University hanno scoperto le rovine di un antico porto romano nell'area acquatica di Syrian Tartus
    Scienziati della Sevastopol State University hanno scoperto le rovine di un antico porto romano nell'area acquatica di Syrian Tartus
    © Foto : Sevastopol State University
  • Le rovine di un antico porto romano
    Le rovine di un antico porto romano
    © Foto : Sevastopol State University
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© Foto : Sevastopol State University
Le rovine di un antico porto romano

Nel 2019 e 2020 presso l’isola Arados e la città di Tartus ha operato una spedizione subacquea russo-siriana. Gli esperti hanno scandagliato il bacino idrico utilizzando tecniche geofisiche, hanno redatto mappe e selezionato le aree con maggiore probabilità di contenere navi o altri reperti. Lungo le coste di Tartus i sommozzatori e i dispositivi automatici di immersione hanno rilevato le rovine di una fortezza marittima del I secolo d.C.

Secondo uno dei partecipanti alla spedizione, Dmitry Tatartkov dell’Università statale di Sebastopoli, sono stati rinvenuti resti di opere idrauliche, di un faro, 4 colonne in marmo, banchina e pontile. Gli scienziati hanno riportato in superficie i cocci di anfore greche, stoviglie fenicie, vasi egizie e altri oggetti quotidiani di epoca romana. Il materiale ceramico contribuisce alla corretta datazione degli oggetti.

I ricercatori osservano che questo porto di epoca romana non era noto prima di allora. Il rinvenimento consentirà di ripensare le antiche tratte commerciali via mare nelle principali regioni del Mediterraneo

Pirati dell’oceano

Samuel Bellamy già da adolescente si arruolò nella Flotta reale britannica. A 26 anni si recò via mare nel Nuovo mondo in cerca di tesori e presto divenne il capitano di una nave pirata. Bellamy vanta 53 navi catturate, fra cui una fregata inglese che trasportava schiavi e una miriade di tesori. All’inizio del 1717 Bellamy morì colto da una tempesta a Capo Cod.

Bellamy, altresì noto come Black Sam, fu il più famoso pirata inglese. E si ritiene che fu anche il più ricco. Si narra anche della sua benevolenza. Durante quel naufragio morì quasi tutto l’equipaggio composta da 146 persone. Solo due furono i superstiti. Sulla riva furono riportati 130 corpi. Il destino degli altri corpi è ignoto ancora oggi.

Nel 1982 al largo del Massachusetts furono rinvenuti i resti di quella fregata: è la prima nave pirata della storia che fu possibile riconoscere. Nel 2018 dal fondale furono riportati in superficie le spoglie di un uomo accanto al quale era posata la pistola di Bellamy. Uno degli antenati diretti del pirata fornì il DNA per le opportune verifiche, ma non risultò alcuna parentela.

Ma ecco la notizia: di recente attorno alla nave sommersa gli archeologi hanno rinvenuto 6 grandi concrezioni rocciose con degli artefatti. Come riportano i media locali, lo studio ai raggi X ha evidenziato la presenza di scheletri al loro interno. Il prossimo passo sarà l’analisi dei ritrovamenti e il prelevamento di DNA. Gli scienziati sperano di gettare luce sul destino dei membri dell’equipaggio scomparsi e di Black Sam stesso.

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