15:40 17 Maggio 2021
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Scienziati russi hanno rilevato che esiste una predisposizione genetica alla forma grave di COVID-19. Ruolo determinante giocherebbe una molecola di antigene leucocitario umano chiamata HLA-I.

I ricercatori della Facoltà di biologia e biotecnologia HSE, insieme ai colleghi dell’Università Statale di Mosca per le Ricerche Mediche ‘Pirogov’ e l'Ospedale clinico n. 15 della città di Mosca intitolato a O. M. Filatov, hanno studiato la relazione tra il genotipo di una molecola chiamata HLA-I e la gravità del COVID-19.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Immunology e sembrerebbero dimostrare una correlazione piuttosto chiara.

Donne con mascherine a Shanghai, Cina
© REUTERS / Aly Song
Donne con mascherine a Shanghai, Cina

L'immunità delle cellule T è uno dei meccanismi chiave utilizzati dal corpo umano per combattere le infezioni virali.

L'immunità cellulare si basa sulla rilevazione dei peptidi virali sulla superficie delle cellule infette, seguita dall'attivazione di linfociti T in grado di uccidere il virus.

Le molecole dell'antigene leucocitario umano di classe I (HLA-I) sono responsabili della presentazione del virus nelle cellule umane. L'insieme di sei di queste molecole è unico per ogni persona ed è ereditario, quindi la capacità di rilevare rapidamente i peptidi virali è in gran parte determinata dalla genetica.

In poche parole, se tali molecole sono in grado di rilevare rapidamente un virus, le cellule immunitarie a loro volta rapidamente verranno allarmate e andranno alla caccia di questo, infine individuandolo e distruggendolo.

Se, al contrario, il set genetico di una persona non sarà così efficace, è più probabile che si verifichi un caso grave della malattia dato che l’intero processo di risposta immunitaria sarà rallentato.

Per giungere a tale conclusione, gli autori dello studio hanno analizzato i genotipi di oltre 100 pazienti COVID-19 e più di 400 persone sane del gruppo di controllo, inserendo i dati in un programma di elaborazione specificatamente creato. Il confronto tra le previsioni fatte dall’Intelligenza artificiale con il quadro clinico reale ha mostrato che il modello è molto efficace e la correlazione con l’antigene HLA-I stretta.

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