11:21 16 Maggio 2021
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Nei pazienti affetti da COVID-19 la polmonite dura più a lungo che in quelli colpiti dall’influenza. Il coronavirus distrugge le membrane degli alveoli, le pareti dei capillari e infetta le cellule immunitarie.

Nei polmoni si vengono a creare microtrombi, l’organismo fatica a garantire l’approvvigionamento di ossigeno, si percepisce un senso di affanno. Queste complicanze si manifestano lentamente. Sputnik vi spiega in che modo ridurre il rischio di infezione e rafforzare gli organi respiratori dopo il COVID.

Alimentazione e vitamine

Scienziati austriaci hanno monitorato 86 pazienti guariti dal COVID dopo le loro dimissioni dall’ospedale. Durante la prima vista, alla sesta settimana, più della metà accusava una sensazione di affanno nella respirazione e tosse. Nell’88% dei soggetti la TAC ha mostrato danneggiamenti ai polmoni.

© Fotolia / JPC-PROD
Un medico mostra a una paziente una radiografia dei polmoni

Dopo 12 settimane la situazione è parzialmente migliorata: riduzione delle criticità polmonari nel 56% dei soggetti, ma permanenza della tosse nel 13%. “Sono cattive notizie, ma c’è anche un fattore positivo. Infatti, pare che i polmoni siano dotati di un meccanismo di autoriparazione”, dichiara Sabina Sahanic, portavoce della European Lung Foundation e una degli autori dello studio.

“Inizialmente i danni si cicatrizzano. Con il tempo i tessuti si riparano. Il ritorno allo stato precedente la malattia può avvenire nell’arco di 3 mesi, un anno o anche di più”, sostiene il dottor Panagis Galiatsatos del Johns Hopkins Bayview Medical Center.

L’esperto osserva che una buona alimentazione riduce il rischio di sviluppare complicanze respiratorie in soggetti COVID-19. È altrettanto importante consumare acqua a sufficienza. Questo garantisce un sufficiente afflusso di sangue e il buono stato di salute delle membrane mucose del sistema respiratorio. In altre parole, migliora la resistenza alle infezioni e ai danni ai tessuti.

Anche Aleksandr Chuchalin, direttore dell’Istituto di ricerca di Pneumologia, sottolinea l’importanza di un’alimentazione sana e dell’assunzione di vitamine.

È fondamentale, a suo avviso, che il pasto contenga alimenti ricchi di acidi grassi omega 3 che proteggono l’epitelio, riducono l’attività dei trombociti e hanno un effetto antinfiammatorio.

In base ai più recenti dati scientifici citati dal professore, la vitamina B3 permette di liberarsi dell’acido ialuronico il quale riempie gli alveoli durante una polmonite virale e creare il cosiddetto effetto di opacità a vetro smerigliato. La vitamina D3 contribuisce a prolungare l’attività della memoria immunologica dei linfociti T, i killer delle cellule infette.

La rigenerazione delle cellule epiteliali è garantita dalla vitamina A, la carnitina ha un impatto positivo sull’approvvigionamento energetico dell’organismo, lisina e arginina ci consentono di ricevere il monossido di azoto che viene sintetizzato dalle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni. Un loro danneggiamento ad opera del SARS-CoV-2 contribuisce alla creazione di microtrombi nei polmoni.

L’alimentazione dev’essere varia, non servono diete, perché una cattiva alimentazione comporta l’insufficiente assunzione di proteine, oligoelementi, vitamine, sostiene Aleksandr Karabinenko, docente della Facoltà di Terapia ospedaliera presso l’Università nazionale russa N. Pirogov di Medicina.

I farinacei ad esempio fanno male perché provocano flatulenza e creano affanno, precisa il medico.

Attività fisica

Il rischio di sviluppare una forma grave di COVID è ridotto dall’attività fisica. In uno studio panoramico effettuato dall’Accademia di Medicina dell’Università della Virginia si osserva che alla base di molte patologie vi è lo stress ossidativo a cui le cellule sono sottoposte in caso di avvelenamento ad opera dei radicali liberi. Questi vengono neutralizzati da appositi enzimi.

© Depositphotos / AndrewLozovyi
Anziani si allenano in palestra
Uno di questi è l’EcSOD che viene sintetizzato in molti tessuti, ma soprattutto nei polmoni e nei reni. Dunque, gli studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico aumenta i livelli di EcSOD nei muscoli scheletrici (ossia l’organo più grande del corpo umano), da qui l’enzima si distribuisce in tutto l’organismo ed è coinvolto nella lotta all’insorgenza di patologie.

Poiché il COVID-19 è causa di varie complicanze agli organi della respirazione, la ginnastica si rivela molto efficace.

Si ritiene che l’esercizio fisico approvvigioni l’organismo di ossigeno. Sebbene i test clinici sui pazienti COVID-19 non siano ancora terminati, la maggior parte degli esperti è concorde sul fatto che i soggetti che hanno contratto il COVID debbano ogni giorno praticare una moderata attività fisica. Questo è particolarmente importante nelle prime 6-8 settimane durante le quali l’organismo si sta riprendendo.

Della stessa opinione è anche il professor Karabinenko. Tuttavia, bisogna tenere monitorata la respirazione durante le sessioni di allenamento, misurare i livelli di ossigeno e la forza della muscolatura respiratoria, avverte l’esperto.

Sono stati messi a punto diversi esercizi fisici e respiratori appositi per i pazienti COVID che hanno avuto la polmonite. È possibile utilizzare il metodo Buteyko per una respirazione addominale, toracica, completa. 

No alle cattive abitudini, sì all’igiene

Bisogna smettere di fumare perché il fumo è uno dei fattori scatenanti le peggiori forme della patologia. Questo è provato dai dati ottenuti già all’inizio della pandemia negli USA. Secondo il prof. Karabinenko, i polmoni di un fumatore non si riprenderanno mai. Inoltre, aggiungono gli esperti dell’Ospedale moscovita Spasokukotsky, il fumo aumenta del 20% il rischio di sviluppare il cancro ai polmoni.

Divieto di fumo
Divieto di fumo
In base alle prime evidenze relative alle provincie cinesi del Guangdong e del Sichuan, il 78-85% delle infezioni da coronavirus si è verificato a livello familiare. L’analisi condotta sul tema nel mese di dicembre del 2020 ha confermato che la casa sia il luogo principale della trasmissione del virus.

Le probabilità di ammalarsi a casa sono del 16,6%. Per questo, è necessario ventilare gli ambienti, utilizzare gli umidificatori e i depuratori d’aria con filtri che trattengono le particelle di dimensioni pari a 1-3 decini di micron.

Chiaramente, fondamentale è anche l’igiene personale: bisogna continuamente lavarsi le mani, non toccarsi il viso.

Il prof. Chuchalin consiglia anche come profilassi di fare degli sciacqui alla faringe ogni sera per pulire e ripristinare la mucosa. Raccomandata è anche una pulizia più frequente dei denti.

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