21:34 25 Febbraio 2021
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Gli astrofisici americani hanno calcolato che tipo di oggetto sia entrato in collisione con la Terra alla fine del Cretacico e abbia provocato la catastrofe durante la quale si estinsero i dinosauri e morirono circa tre quarti delle specie vegetali e animali allora esistenti sulla Terra.

Secondo gli scienziati non fu un asteroide, ma piuttosto i frammenti di una cometa della nube di Oort, dislocata alla periferia del Sistema solare. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

I ricercatori dell’Università di Harvard hanno avanzato una nuova ipotesi con l’intento di spiegare l’origine del corpo celeste che causò la formazione del cratere di Chicxulub sulla costa messicana dal diametro di circa 180 km e una profondità di anche 20 km. In passato si credeva che si trattasse di un asteroide del diametro di alcune decine di km, ma rimaneva un mistero la sua origine.

Ricorrendo all’analisi statistica e alla simulazione gravitazionale, gli autori hanno dimostrato che in realtà si trattò di una cometa proveniente dalla nube di Oort ai confini del Sistema solare, la quale sarebbe stata deviata dal campo gravitazionale di Giove per dirigersi poi verso il Sole. La forza attrattive esercitata da quest’ultimo ha frammentato la cometa. Uno di questi frammenti avrebbe poi colpito la Terra.

“In sostanza, Giove agisce come una sorta di flipper, si legge nel comunicato stampa dell’Università di Harvard che riporta le parole dell’astrofisico Amir Siraj. “Giove dirotta le comete in avvicinamento su orbite che le avvicinano al Sole”.

Secondo le stime dei ricercatori, queste comete alle quali servono circa 200 anni per effettuare una rivoluzione attorno al Sole dovrebbero entrare in collisione con la Terra una volta ogni 250-730 milioni di anni, ossia dieci volte più frequentemente rispetto a quanto si pensasse in passato. Inoltre, la simulazione ha dimostrato che circa il 20% delle comete si frammenta all’interno del Sistema solare per via dell’attrazione gravitazionale del Sole.

“La frammentazione avviene essenzialmente non tanto per via dello scioglimento che è responsabile dell’erosione di soltanto una parte della massa della cometa, quanto dell’azione delle forze gravitazionali. La parte di cometa più vicina al Sole è infatti sottoposta a una maggiore attrazione gravitazionale”, spiega l’esperto. “Questa forza causa la frammentazione delle comete più grandi che si avvicinano al Sole. Diventa quindi probabile in termini statistici che i frammenti delle comete collidano con la Terra”.
Il cratere Chicxulub, Mexico
© Foto : Wikipedia
Il cratere Chicxulub, Mexico

Questa nuova ipotesi contribuisce a fornire una migliore spiegazione della composizione del corpo celeste d’impatto. Le evidenze rilevate nel cratere Chicxulub e in altri crateri analoghi lasciano intendere che i corpi celesti che li hanno originati avessero una composizione primitiva paragonabile a quella delle condriti carbonacee. Ma solo un decimo degli asteroidi della fascia principale, dislocata tra le orbite di Giove e Marte, presentano questa composizione. Mentre le comete in questione sono per la maggior parte composte da condriti carbonacee.

“La nostra ipotesi prevede che anche altri crateri di dimensioni simili a Chicxulub sulla Terra potrebbero essere stati originati da un corpo celeste d’impatto avente una composizione primitiva, il che non è tipico dei comuni asteroidi della fascia principale”, si legge nell’articolo scientifico.

Si tratta anzitutto del cratere Vredefort (in Sudafrica, formatosi circa 2 miliardi di anni fa) e del cratere Zhamanshin (in Kazakistan, il più grande formatosi nell’ultimo milione di anni).

Gli autori dello studio ritengono che la frequenza di questi grandi eventi d’impatto confermi i loro calcoli basati sul meccanismo della frammentazione gravitazionale delle comete provenienti dalla nube di Oort.

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