20:40 07 Marzo 2021
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Coronavirus nel mondo: oltre 30 milioni contagiati (329)
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La maggior parte delle persone che sono state infettate dal COVID-19 mantiene anticorpi protettivi che rimangono per almeno nove mesi dopo la guarigione, rivela un accreditato studio svedese.

I risultati dello studio pubblicati dal Danderyd Hospital e del Karolinska Institute, vengono descritti come gratificanti, e potrebbero avere implicazioni per le code di vaccinazione, in quanto i medici suggeriscono che coloro che sono già stati confermati contagiati dal coronavirus potrebbero essere gli ultimi della fila, a causa dell'alto livello di protezione fornito dagli anticorpi.

Lo studio è iniziato questa primavera e ha esaminato l'immunità a lungo termine negli operatori sanitari. Nella terza fase dello studio, i ricercatori hanno scoperto che quasi tutti, il 96 percento dei 370 partecipanti che avevano sviluppato anticorpi questa primavera, avevano ancora anticorpi protettivi contro la cosiddetta proteina spike del virus dopo nove mesi, secondo quanto riportato dall'emittente nazionale SVT.

Ciò che è stato descritto come ancora più gratificante è che i ricercatori hanno stabilito che gli anticorpi sembrano funzionare meglio di quanto si pensasse inizialmente. Gli screening settimanali hanno indicato che meno dell'1% dei partecipanti è stato nuovamente infettato. I ricercatori si aspettavano che gli anticorpi avrebbero protetto solo in una certa misura e che più persone con anticorpi avrebbero portato il virus senza sintomi.

“Questa è un'ottima notizia. Gli anticorpi sembrano funzionare bene, ti proteggono dall'ammalarti ma anche dall'infezione e dalla diffusione ulteriore", ha detto all'emittente nazionale SVT Charlotte Thålin, medico specialista presso l'ospedale Danderyd e ricercatrice responsabile per lo studio comunitario.

Un'operatrice sanitaria tiene la siringa con il vaccino contro il coronavirus
© Foto : Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo//Federica Belli

Due terzi dei partecipanti che avevano anticorpi avevano anche una memoria specifica delle cellule T contro il virus.

“Si è discusso molto sulla possibilità di contrarre l'infezione e ottenere una memoria dei linfociti T ma non gli anticorpi, ma non sembra essere così. Chi non aveva anticorpi, inoltre, non aveva memoria dei linfociti T contro il SARS-CoV-2”, ha spiegato la dottoressa Thålin.

Poiché il rischio di reinfezione si è rivelato estremamente basso, ciò potrebbe influire sulle code per le vaccinazioni nel contesto degli enormi ritardi in tutta Europa, compresa la Svezia.

© Sputnik . Mikhail Voskresensky
Stoccolma, Svezia
"Se sei già stato contagiato dal COVID, penso che potresti essere l'ultimo della coda per i vaccini e lasciare che gli altri che hanno più bisogno di te vadano per primi", ha detto la ricercatrice.

La Svezia sta attualmente vaccinando con tre vaccini: Pfizer / BioNtech, Moderna e AstraZeneca. Nonostante l'enorme ritardo nelle consegne, il piano svedese di vaccinare l'intera popolazione adulta entro l’estate rimane in vigore.

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