14:02 05 Marzo 2021
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È quanto emerge da due studi finanziati dalla multinazionale Nivea sugli effetti del lockdown e delle misure restrittive, in particolare sulle categorie più a rischio, come neonati prematuri, ipovedenti o anziani affetti da demenza.

Non c’è soltanto l’isolamento ma anche l’assenza di contatto umano ad aver fatto sviluppare in una persona su due una sensazione di solitudine inedita nel corso della pandemia di Covid.

È quanto messo nero su bianco da due studi scientifici finanziati dal brand Nivea, che commercializza prodotti per la cura della pelle. Le ricerche sono state svolte prima e durante il lockdown e, secondo quanto si legge sull’Ansa, hanno “dimostrato una stretta relazione tra il sentimento di solitudine e la mancanza di contatto con gli altri, sia a livello fisico che emotivo”.

Insomma, il contatto fisico, secondo gli studi sarebbe essenziale per percepire “unione e vicinanza" e sarebbe alla base di “comprovati benefici per la salute”. In particolare, sottolineano le ricerche realizzate dall’azienda, nelle categorie più fragili, come i neonati prematuri, gli anziani affetti da demenza senile o le persone ipovedenti, fortemente penalizzate dalle limitazioni imposte dal Covid.

Per progetti a sostegno di queste persone, che interesseranno circa 150mila soggetti, il marchio ha annunciato che investirà 20 milioni di euro.

A porre l’accento sui rischi di separazione tra i genitori e i neonati, in particolar modo i prematuri, posti dalle regole anti-contagio, era stato, qualche giorno fa, sul Corriere, Fabio Mosca, presidente della Società Italiana di Neonatologia.

L'esperto affermava come sia necessario “sostenere il più possibile la “Zero Separation”, una campagna promossa dall’European Foundation for the Care of Newborn Infants per garantire la vicinanza al neonato in Tin anche nel difficile periodo che stiamo vivendo”.

La separazione nei primi giorni di vita, infatti, può risolversi in uno “stress” che produce “effetti negativi a breve e lungo termine”.

L’isolamento sociale, infine, come sottolinea l’Iss in diversi rapporti, mette a rischio anche chi ha un disagio di partenza, come la depressione o i disturbi alimentari. Fragilità che, spiega l’Istituto superiore di sanità, con le restrizioni imposte per contenere il virus, possono sfociare nell’abuso di alcol o nell’aggravarsi delle proprie patologie.

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