23:56 25 Febbraio 2021
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Due studi hanno evidenziato l’effetto antivirale dell’estratto ottenuto dalla scorza di melagrana. Sono in corso test clinici anche su altri preparati vegetali.

Due studi hanno evidenziato l’effetto antivirale dell’estratto ottenuto dalla scorza di melagrana. Sono in corso test clinici anche su altri preparati vegetali.

La miracolosa scorza di melagrana

L’assunzione di melagrana è raccomandata ai pazienti affetti da diabete di tipo 2, aterosclerosi, patologie cardiovascolari, infiammazioni e cancro. Il succo di melagrana è consigliato in caso di anemia, mentre la scorza bollita (ricca di tannini) è un toccasana per il mal di stomaco. Non sorprende, dunque, che gli scienziati abbiano messo alla prova questo frutto anche nella lotta ad altre infezioni.

I test sulle colture cellulari hanno dimostrato che l’estratto di scorza di melagrana è piuttosto efficace. Nello specifico, taluni scienziati iraniani sostengono che le sostanze del gruppo dei polifenoli in essa contenuti (tannini idrosolubili, flavonoidi, antocianine) prevengono la comparsa a livello cellulare del virus dell’influenza e inibiscono la trascrizione del suo RNA.

I ricercatori dell’Università di Banja Luka (Bosnia Erzegovina) e di alcune università serbe hanno deciso di verificare se i polifenoli dell’estratto di scorza di melagrana funzionino anche contro il SARS-CoV-2. Con l’ausilio di una simulazione computerizzata gli scienziati hanno appurato che le sostanze contenute nella scorza di melagrana interagiscono con tutte e 4 le proteine dalle quali dipende la diffusione dell’agente patogeno.

Il virus penetra nella cellula dell’organismo mediante la proteina Spike alla quale si attacca grazie al recettore cellulare ACE2. Poi la proteasi 2 (TMPRSS2) della serina del Transmembrane e la furina la degradano.

Secondo gli autori dello studio, un ruolo fondamentale in questo processo lo svolgono i polifenoli, il gruppo più nutrito di composti bioattivi nel mondo vegetale. I polifenoli difendono i vegetali da batteri, virus e funghi. In passato, è già stato dimostrato il loro potenziale contro i virus dell’influenza, di Epstein-Barr, dell’herpes e di infezioni alle vie respiratorie.

Alcuni esperti italiani, sulla base di studi su colture cellulari, hanno stabilito che i composti contenuti Nell’estratto di scorza della melagrana (punicalagina e teaflavina) inibiscono l’attività della principale proteasi del SARS-CoV-2, la 3CLpro, che è indispensabile affinché il virus possa replicarsi e sopravvivere all’interno dell’organismo. Sulla base di questi due polifenoli si prevede altresì l’elaborazione di un farmaco per il trattamento del COVID-19.

Larice, tè verde, mirtillo e pomodori

Gli scienziati da tempo studiano le proprietà antiossidanti del bioflavonoide taxifolina contenuto nell’estratto di larice siberiano. Questa sostanza ostacola la distruzione delle membrane cellulari ad opera dei radicali liberi, inibisce lo sviluppo di infiammazioni e, secondo stime cinesi, è utile contro il coronavirus.

La Eastern Virginia Medical School ha incluso la taxifolina e la sua variante meno attiva, la quercitina, nel protocollo di trattamento dei pazienti affetti dal COVID-19. Questa sostanza ha superato i test clinici in Arabia Saudita ed è raccomandata dal Ministero saudita della Salute per la profilassi e il trattamento dell’infezione da coronavirus.

La quercitina è presente nella cipolla, nell’uva rossa, nel miele, negli agrumi e in molti altri vegetali. Molto ricchi ne sono il tè verde e i mirtilli. Questa sostanza è in grado di incrementare la concentrazione intracellulare di zinco, un oligoelemento che inibisce la replicazione dell’RNA virale, secondo gli scienziati.

Per il trattamento del COVID-19 si propone anche il ricorso alla naringenina, un polifenolo contenuto negli agrumi e nei pomodori. Ricercatori italiani di università romane e milanesi, a fronte di studi su colture cellulari, hanno dimostrato che la naringenina inibisce la proteasi principale del virus, la 3CLpro, riduce l’attività dei recettori ACE2 e indebolisce la reazione infiammatoria in caso di infezione.

In qualità di inibitore della replicazione del SARS-CoV-2 si sono distinte la curcumina (ottenuta dalla radice di curcuma), la catechina (presente in grandi quantità nel tè verde e bianco, nella cioccolata fondente, in molti frutti e bacche), il kaempferolo (contenuto nelle bacche di rosa canina, nel cumino, nell’aneto, nella liquirizia, nei fagioli e nel tè).

Scienziati algerini, dal canto loro, hanno ipotizzato che tutti i flavonoidi (un gruppo di polifenoli) siano efficaci contro il SARS-CoV-2. Queste molecole agiscono direttamente contro le principali proteine virali: la proteina S, 2CLpro e PLpro, la RNA polimerasi RNA-dipendente e il recettore cellulare ACE2).

Analizzando i risultati di diversi studi, gli esperti hanno concluso che i flavonoidi astragalina, kaempferolo e quercitina sarebbero persino più efficaci contro i due principali enzimi virali 3CLpro e PLpro rispetto al farmaco antivirale Remdesvir approvato per il trattamento del COVID-19 in una cinquantina di Paesi. Mentre i flavonoidi fisetina, quercitina, isoramnetina e kaempferolo inibiscono la proteina S in maniera più efficace rispetto all’idrossiclorochina. Quercitina e kaempferolo inibiscono altresì la RNA polimerasi RNA-dipendente, indispensabile al virus per replicare l’RNA.

Erbe medicinali

In Cina la fitoterapia fu impiegata anche durante le epidemie dei coronavirus SARS e MERS e dell’aviaria. Infatti, basandosi su analisi cellulari, gli scienziati hanno testato l’efficacia di circa 200 erbe medicinali cinesi contro il patogeno della SARS, il SARS-CoV, e hanno descritto l’azione esercitata dalle diverse combinazioni di erbe a seconda dello stadio di avanzamento della patologia. Questi studi sono tornati utili oggi. L’Associazione cinese di scambio e promozione internazionale della medicina e della sanità (CPAM) ha incluso parte di questi preparati naturali tra le raccomandazioni per il trattamento e la profilassi del COVID-19.

È molto frequente rilevare in queste combinazioni l’Astraghalus mongolicus, la liquirizia, la Saposhnikovia divaricata (una pianta della famiglia delle Ombrellifere), l’Atractylodes, il caprifoglio giapponese e la Forsythia suspensa. Queste erbe trovano ampia diffusione nella medicina tradizionale cinese per il trattamento dell’influenza e di altre patologie virali.

In Arabia Saudita al momento sono in corso, di concerto con l’Università dell’Arizona, studi clinici in merito all’efficacia contro il SARS-CoV-2 degli acidi grassi omega 3 con l’aggiunta di olio di cumino nero, di semi di anice, di china, di liquirizia. In Messico sono studiati gli effetti dell’artemisia, in Pakistan ed Egitto quelli del miele e in Brasile quelli della propoli.

Esperti britannici, irlandesi, brasiliani, venezuelani e polacchi hanno preso in esame 39 preparati a base di erbe medicinali e hanno scoperto che 5 di essi sono efficaci in presenza di infezione da COVID-19: l’altea comune, la mirra, la liquirizia, l’edera comune e il sambuco comune. Si è ipotizzato che gli acidi fenolici e i flavonoidi contenuti in questi vegetali inibiscano i recettori ACE2 e le proteine virali. Tuttavia, gli scienziati osservano che questa fitoterapia non cura né previene l’infezione, ma migliora soltanto la condizione del paziente.

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