05:09 08 Marzo 2021
Scienza e tech
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Capirsi a vicenda in un combattimento senza parlarsi, contrastare facilmente lo stress, diventare fisicamente più resistenti: lo US Army Research Office ritiene che in un prossimo futuro i soldati americani acquisiranno queste super-abilità.

Gli scienziati si stanno avvicinando alla decifrazione completa dei segnali cerebrali e stanno rivoluzionando il comparto bellico. Questo non è affatto l’unico programma del Pentagono volto a “migliorare” i soldati con l’ausilio delle nuove tecnologie. Sputnik vi racconta quali “upgrade” attendono i combattenti USA.

“Comunicatore” cerebrale

Di recente gli scienziati americani tramite appositi algoritmi matematici sono riusciti a distinguere i segnali cerebrali preposti all’azione da quelli che invece non influiscono sul comportamento umano. Gli scienziati sarebbero riusciti non solo a registrare questi impulsi nervosi, ma anche a comprendere la funzione a cui è preposto ciascuno di essi. A tendere questo potrebbe servire per la creazione di un computer in grado di gestire il soldato direttamente tramite il cervello, inviando a quest’ultimo dei “suggerimenti”. Gli scienziati sono convinti che questa tecnologia possa essere estremamente utile durante le operazioni militari.

“Il cervello comincia a trasmettere segnali di stress o stanchezza molto prima che il soggetto capisca di essere stressato o stanco”, spiega ai giornalisti il responsabile del programma, Hamid Krim. “Questa nuova tecnologia comunica in anticipo al soldato quando è tempo che riposi, mangi o si calmi. Inoltre, in combattimento non è sempre chiaro dove è finito precisamente un proiettile, ma il cervello del soldato lo sa bene. Se fosse possibile estrarre i relativi segnali e inviarli a un apposito computer portatile, si riuscirebbe a identificare subito la presenza di eventuali ferite. In sostanza, una tecnologia del genere ha innumerevoli applicazioni”.

Un altro ambito di applicazione di questo “computer cerebrale” è la comunicazione silenziosa, estremamente utile per le divisioni di ricognizione che operano a stretto contatto col nemico. Chiaramente questa tecnologia non ha nulla a che fare con la telepatia.

“Ipotizziamo che ci troviamo in un combattimento con un nostro commilitone”, sostiene Krim. “Abbiamo bisogno di discutere dei prossimi passi, ma non possiamo parlare. Enuncio il mio pensiero a mente, il mio computer, comunicatore o smartphone portatile lo registra e lo trasmette al dispositivo elettronico del mio compagno d’arme. Il dispositivo, a sua volta, trasferisce il mio messaggio direttamente nel cervello dell’altro soldato. Così ci siamo capiti a vicenda senza produrre alcun suono”.

Gli scienziati non nascondono che c’è ancora molto da fare e che l’interfaccia “computer-uomo” sarà disponibile ovviamente solo in futuro. Tuttavia, le prospettive sono incredibili. Inoltre, questa tecnologia può essere impiegata anche a fini civili, ad esempio per l’apprendimento.

Cyborg da combattimento

Anche la nota DARPA (Dipartimento del Ministero USA della Difesa preposto allo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare) ama “scavare” nelle menti dei soldati. Un anno fa la DARPA ha ottenuto 65 milioni di dollari pubblici per un programma finalizzato alla creazione di una interfaccia “uomo-computer” che prevedeva l’installazione di un apposito dispositivo nel cranio del soggetto. Secondo il progetto, il chip stimolerà diverse aree cerebrali al fine di incrementare le abilità del soldato.

Il Pentagono conta con il tempo di conferire ai soldati maggiore sensibilità e di velocizzare le loro reazioni. Al progetto stanno già lavorando 6 gruppi di ricerca. Quattro si occupano di migliorare la vista e 2 l’udito. È chiaro: oggi in guerra vince chi per primo vede o sente il nemico. Vogliono collegare direttamente il cervello di un soldato a una rete di computer dalla quale i soldati potranno ricevere in tempo reale informazioni circa ciò che avviene sul campo di battaglia senza avere la distrazione di un tablet o di una radio.

L’obiettivo del progetto, precisa la DARPA, è “elaborare un sistema impiantabile in grado di garantire un preciso collegamento tra cervello e mondo digitale”. Il responsabile del programma Phillip Alveda ha spiegato ai giornalisti che le migliori soluzioni tecniche ad oggi in materia di interfaccia “cervello-computer” sono simili a 2 supercomputer che tentano di comunicare l’un l’altro mediante un modem obsoleto. Sarà necessario migliorare questo canale di comunicazione e non solo per fini militari. La DARPA osserva che il programma, infatti, potrà contribuire a curare dalla cecità, dalla paralisi e dai disturbi del linguaggio.

Iniezioni rivitalizzanti

Oltre che mediante l’intromissione diretta nell’attività del sistema nervoso, il Pentagono intende incrementare l’efficienza dei soldati anche utilizzando dei farmaci. Nel mese di febbraio 2019 il Comando dell’esercito USA ha pubblicato sul sito degli appalti pubblici una gara insolita: studiare il modo in cui i farmaci steroidei incidono sulle capacità dei soldati in combattimento.

La denominazione ufficiale del progetto è Optimizing Performance for Soldiers: Androgen Therapy for Biomedical Performance Enhancement (Ottimizzazione delle prestazioni dei soldati: terapia androgena per il miglioramento biomedico delle prestazioni). Il committente ha proposto ai soggetti interessati di condurre studi clinici sull’effetto che le iniezioni di testosterone hanno sulla corporatura, la massa muscolare, il fabbisogno proteico e la capacità di pensiero del soggetto in condizioni di elevato stress fisico e di stress prolungato. L’obiettivo è comprendere se l’incremento artificiale dei livelli di testosterone aiuti il soggetto a mantenere la forza e la chiarezza di pensiero anche in una missione militare prolungata.

Secondo il rapporto dello studio, il testosterone nell’organismo dei soldati dell’esercito statunitense in presenza di stress massimo tocca livelli prossimi allo zero, mentre la quantità di calorie bruciate al giorno supera le 6.000. Si ritiene che le iniezioni di steroidi possano prevenire i processi catabolici (es. bruciamento della massa grassa), ridurre la stanchezza e migliorare la tonicità corporea.

Le iniezioni di testosterone, comunque, non sono affatto innocue. Una overdose può causare un aumento dell’aggressività, ginecomastia, sbalzi ormonali, malattie cutanee. Si tratta, cioè, di condizioni che in assenza di condizioni igieniche buone, come sul campo di battaglia, possono compromettere l’efficienza del soldato per un lasso di tempo anche prolungato.

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