19:38 21 Gennaio 2021
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Per acclarare se la vitamina D protegga o meno dal coronavirus, in Gran Bretagna hanno avviato lo studio su larga scala CORONAVIT al quale parteciperanno 5.000 soggetti.

I risultati sono attesi per l’estate, ma qualcosa è già noto. In quest’articolo scoprirete se i complessi multivitaminici sono efficaci per la prevenzione del COVID-19, quali vitamine valga la pena prendere e in che modo evitare di danneggiare l’organismo.

Il “tutto in uno” non è sempre il meglio

Molti pensano che per difendersi dalle infezioni valga la pena comprare complessi multivitaminici o integratori immunostimolanti poiché contengono tutte le sostanze necessarie.

Ma non esistono complessi multivitaminici che vadano bene per tutto. Infatti, sono tutti si specializzano su un pubblico target ben preciso: vi sono quelli per gli anziani, per le donne incinte, i bambini, i vegani, ecc. Se un soggetto sano e con un’alimentazione corretta comincia ad assumere integratori, riceve una dose doppia di vitamine e minerali, il che può essere pericoloso.

Ad oggi non esistono complessi multivitaminici contro il COVID-19. La maggior parte degli studi clinici sul tema non sono ancora stati conclusi. Ma alcuni risultati sono già stati divulgati.

Nello specifico, gli scienziati hanno identificato le sostanze più importanti per supportare il nostro sistema immunitario durante la pandemia da COVID-19: si tratta delle vitamine D e C, dello zinco e degli acidi grassi insaturi omega 3.

Vitamina D

Anzitutto l’attenzione dei ricercatori si è rivolta verso la vitamina D poiché quest’ultima contribuisce in maniera ottima a bloccare le infezioni alle vie respiratorie, fra cui anche i patogeni del gruppo dei coronavirus.

Gli scienziati britannici hanno stabilito in base ai dati clinici che tra i pazienti con livelli ematici sufficienti di vitamina D si registravano meno frequentemente forme gravi di COVID-19 e la mortalità era meno elevata.

I ricercatori della Northwestern University ritengono che la vitamina D contribuisca a prevenire la tempesta di citochine, ossia una pericolosa complicanza del coronavirus legata a una risposta immunitaria eccessiva. Gli autori dello studio hanno identificato anche un legame diretto tra la mortalità da COVID-19 e bassi livelli di vitamina D.

Tuttavia, non è chiaro se abbia senso o meno assumere vitamina D per profilassi.

Una recente analisi dei dati conservati presso la UK Biobank la quale monitora lo stato di salute di mezzo milione di soggetti ha dimostrato che i livelli ematici di vitamina D nei soggetti con tampone positivo o negativo al coronavirus sono praticamente uguali, considerando comunque le necessarie correzioni in termini di età, peso e malattie preesistenti.

Al momento le proprietà preventive della vitamina D sono oggetto di studio in oltre 60 test clinici e negli USA è in fase di avvio una ricerca che coinvolgerà ben 2.700 soggetti.

Vitamina C

La vitamina C è un potente antiossidante che protegge l’organismo dai radicali liberi i quali danneggiano e distruggono le cellule sane. Questa vitamina è altresì fondamentale per il sistema immunitario.

In un recente rapporto gli scienziati belgi hanno concluso che la vitamina C è vantaggiosa sia per prevenire l’infezione da coronavirus sia in tutte le fasi della malattia, inclusa la più grave durante la quale si sviluppa la tempesta di citochine, poiché, assunta in dosi elevate, questa vitamina riduce i livelli della citochina interleuchina 6.

Oggi nel mondo l’efficacia della vitamina C contro il COVID-19 è testata in oltre 40 studi clinici.

Zinco

Lo zinco svolge un ruolo importante nella produzione di leucociti, i principali difensori dell’organismo dai patogeni. A suo tempo uno studio sistematico sull’assunzione di zinco per contrastare le patologie stagionali causate dai coronavirus ha dimostrato che l’assunzione di questo oligoelemento subito dopo la comparsa dei primi sintomi contribuisce a una rapida guarigione.

I ricercatori dell’Università di Aquisgrana hanno descritto in maniera approfondita tutti i meccanismi con cui lo zinco impatta l’organismo in presenza di infezioni virali e hanno dimostrato che questo elemento dovrebbe funzionare anche contro il SARS-CoV-2. Lo zinco ripulisce la membrana mucosa dei virus, ripristina le barriere dei tessuti e l’integrità dell’epitelio. Questo previene l’attacco dei patogeni a livello ematico e inibisce la replicazione del virus. In modo particolare gli autori hanno studiato la capacità dello zinco di ridurre l’infiammazione complessiva dell’organismo, aspetto fondamentale in caso di tempesta di citochine.

Gli scienziati russi in collaborazione con i colleghi greci e tedeschi stanno studiando la capacità dello zinco di bloccare il coronavirus riducendo l’attività dell’enzima 2 convertitore dell'angiotensina (ACE2) grazie al quale il virus penetra nelle cellule.

L’utilizzo dello zinco per curare il COVID-19, spesso abbinato ad altri farmaci o integratori, è un argomento oggetto di oltre 30 ricerche. A una di queste, in fase di svolgimento presso la Mayo Clinic in Minnesota, partecipano 4.500 soggetti. Gli scienziati stanno mettendo a confronto l’azione di questo oligoelemento con Centrum Adult, il complesso multivitaminico diffuso negli USA.

Gli acidi grassi omega 3

Gli acidi grassi polinsaturi omega 3 si trovano nelle membrane cellulari e nei vasi sanguigni. Questi acidi sono necessari anche per il corretto funzionamento del sistema immunitario. I dati attualmente disponibili dimostrano che questi acidi sono in grado di prevenire parzialmente l’infezione da COVID-19 e di ridurne la gravità.

Gli omega 3 si trovano nel pesce, nei molluschi e nelle alghe, ma non tutti amano questi alimenti. Gli scienziati, dunque, consigliano di compensare eventuali carenze di queste sostanze vantaggiose assumendo integratori alimentari di omega 3, nonché di vitamine A, D ed E.

I ricercatori norvegesi hanno avviato test clinici per valutare l’effetto antinfiammatorio, il rafforzamento delle difese immunitarie e l’effetto positivo dell’olio di merluzzo sul metabolismo e il funzionamento del sistema cardiovascolare nei pazienti affetti da COVID-19. I norvegesi stanno altresì studiando se l’olio di pesce sia in grado di prevenire le infezioni alle vie respiratorie e lo sviluppo di tempeste di citochine.

Gli autori di tutti gli studi citati sottolineano comunque che le loro conclusioni sono solo preliminari e non possono assolutamente essere considerate come un manuale di istruzioni. Sul sito dell’OMS si legge che la scienza non conosce ancora vitamine sicuramente in grado di prevenire o contribuire al trattamento del COVID-19.

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