04:30 29 Novembre 2020
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Coronavirus nel mondo: oltre 30 milioni contagiati (173)
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Gli scienziati del Centro per la Medicina Rigenerativa e Cellule Staminali dell’Università della California a Los Angeles, utilizzando un modello cellulare, hanno ricreato i processi che si verificano nel tratto respiratorio dei fumatori infettati da coronavirus e hanno dedotto per quale motivo i fumatori rischiano di più ammalandosi di COVID-19.

Biologi americani hanno studiato i meccanismi molecolari associati al rischio di sviluppare una forma più grave di COVID-19 nelle persone che fumano. I risultati sono pubblicati sulla rivista Cell Stem Cell.

I dati statistici suggeriscono che tra coloro che fumano, il numero di casi gravi e decessi per COVID-19 è superiore a quello dei non fumatori. Tuttavia le ragioni di questa maggiore incidenza non erano ancora del tutto chiare. È noto che le vie aeree, che trasportano l'aria dal naso e dalla bocca ai polmoni, siano la prima linea di difesa del corpo contro i patogeni presenti nell'aria. Gli scienziati del Center for Regenerative Medicine and Stem Cell Research di Los Angeles sono partiti da questa evidenza per il loro studio sperimentale.

Prelevando cellule staminali dai polmoni di cinque donatori giovani, sani e non fumatori, hanno creato una coltura cellulare in laboratorio, la cosiddetta interfaccia aria-liquido, che riproduce accuratamente il comportamento e le funzioni delle cellule nel tratto respiratorio umano.

"Il nostro modello imita le vie aeree superiori - il primo posto in cui entra il virus", ha detto in un comunicato stampa la direttrice dello studio Brigitte Gomperts, professoressa di medicina polmonare e presso l'University Cancer Center. “Questa è l'area che produce il muco per intrappolare virus, batteri e tossine e contiene cellule simili a dita che spingono questo muco verso l'alto e verso l'esterno".

Per creare l'effetto fumo, i ricercatori hanno esposto le colture al fumo di sigaretta per tre minuti al giorno per quattro giorni.

"Questo tipo di modello è stato utilizzato per studiare le malattie polmonari per oltre un decennio e ha dimostrato di imitare molto bene i cambiamenti nelle vie aeree di un fumatore", afferma Gomperts.

I ricercatori hanno quindi infettato sia le colture sottoposte al fumo, che delle colture non trattate in tale modo, al il virus SARS-CoV-2 vivo per verificarne gli effetti su entrambi i gruppi.

Nei modelli esposti al fumo, i ricercatori hanno visto un numero di cellule infette almeno doppio rispetto al gruppo di controllo. Secondo i loro studi, la ragione dell'infezione più grave nei fumatori sarebbe da addebitare, almeno in parte, al blocco dell'attività di quelle proteine ​​messaggere del sistema immunitario chiamate interferoni.

Gli interferoni svolgono un ruolo cruciale nella risposta immunitaria precoce del corpo. Costringono le cellule infette a produrre proteine ​​per attaccare il virus e le cellule non infette avvertono dell'ingresso dell'agente patogeno in modo che siano meglio preparate. È noto che il fumo di sigaretta riduce la risposta delle vie aeree all'interferone.

"Se si pensa alle vie aeree come muri alti che proteggono un castello, il fumo crea buchi in questi muri. Riduce le difese naturali, che consentono al virus di entrare", ha spiegato la scienziata con un esempio intuitivo.

Gli autori sperano che le loro scoperte aiuteranno a sviluppare nuove strategie terapeutiche che riducano il rischio di COVID-19 grave nei fumatori.

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