16:53 24 Novembre 2020
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Il 16 novembre 1965 veniva lanciata dall’Unione Sovietica la sonda Venera-3, il primo oggetto costruito dall’uomo che riuscì ad atterrare su di un altro pianeta.

La stazione interplanetaria automatica sovietica (AMS) "Venera-3" apparteneva alla serie di veicoli spaziali 3MV (Terza Generazione Marte-Venere), destinati all'esplorazione dei pianeti del Sistema solare più prossimi alla Terra.

Fu la prima navicella spaziale nella Storia delle esplorazioni spaziali a raggiungere un altro pianeta.

Venere è il secondo pianeta dal Sole ed il più vicino alla Terra (41 milioni di chilometri durante le congiunzioni migliori, contro i 62 milioni di chilometri di distanza minima di Marte).

L’Unione Sovietica diede grande importanza all’esplorazione di Venere, che riteneva anche più promettente di Marte. Oltre alla minore distanza, si riteneva infatti che la vicinanza al Sole, la massa e la dimensione simile alla Terra, nonché la particolarità della sua rotazione, avrebbe permesso di trovare un ambiente più compatibile con la vita rispetto a Marte.

  • Un giorno su Venere, il tempo che il pianeta impiega a ruotare su sé stesso, dura 243 giorni terrestri, mentre un anno, una intera rivoluzione intorno al Sole, ne dura 224, addirittura meno.
  • Tra un'alba e l'altra trascorrono tuttavia ‘soltanto’ 117 giorni terrestri poiché il pianeta ruota su sé stesso in senso retrogrado.

In ogni caso si tratta di lunghe giornate e altrettanto lunghe notti, motivo per cui si pensava che inviando delle sonde nella zona non illuminata dal Sole si sarebbero potute trovare per lunghi periodi temperature accettabili.

Al tempo non si sapeva ancora, anche perché lo si scoprirà proprio grazie alle missioni Venera, che il pianeta è imprigionato in un’atmosfera molto densa di anidride carbonica che, abbinata alla vicinanza al Sole, genera un effetto serra che lo rende il più caldo del Sistema solare con temperature medie intorno ai 460 gradi e una pressione atmosferica oltre 90 volte più pesante che sulla Terra.

L’interesse dell’URSS per Venere

L’Unione Sovietica iniziò le sue esplorazioni su Venere con il lancio nel 1961 della stazione automatica Venera-1, che entrò nell’orbita del pianeta e passò a una distanza di circa 100mila chilometri dalla sua superficie.

Da allora il programma di esplorazione sovietico di Venere ebbe numerosi diversi lanci con alterno successo.

Una nuova tappa nello studio del pianeta furono i lanci delle stazioni interplanetarie automatiche Venera-2 e Venera-3, effettuati il ​​12 e 16 novembre 1965.

Lo sviluppo e la produzione dell'AMS vennero eseguiti al Design Bureau Sperimentale No.1 (OKB-1), dal fondatore della cosmonautica pratica sovietica, Sergei Korolev.

Rispetto a Venera-1, le stazioni Venera-2 e Venera-3 erano state notevolmente migliorate. Avevano una massa una volta e mezza maggiore, rispettivamente 963 e 960 chilogrammi, che consentivano di installare più apparecchiature scientifiche, nonché Venera-3 possedeva una capsula di discesa per l’atterraggio in superficie.

La missione della stazione Venera-2 comprendeva lo studio dello spazio interplanetario e della vicinanza di Venere, e avrebbe dovuto fotografare il pianeta dalla sua traiettoria di volo. Il 27 febbraio 1966, la stazione volò a una distanza di 24 mila chilometri da Venere ed entrò in un'orbita eliocentrica. Venus 2 non trasmise alcun dato sul pianeta; il 4 marzo venne annunciato che era andata perduta.

Venera-3 trasportava un veicolo di discesa che, entrato nell'atmosfera del pianeta, avrebbe dovuto trasmettere i dati sulla sua composizione, pressione e temperatura.

16 novembre 1965 - La missione Venera-3

Il compartimento orbitale di Venera-3 era dotato di un rilevatore di idrogeno atomico nella linea Lyman-alfa, un magnetometro a flusso triassiale, rilevatori di particelle cariche, rilevatori di raggi cosmici a stato solido e a scarica di gas e rilevatori di plasma solare nella gamma radio decimetrica.

Il veicolo di discesa della stazione aveva la forma di una sfera con un diametro di 900 millimetri ed era dotato di un rivestimento di schermatura termica e di un paracadute.

Era stato accuratamente sterilizzato per prevenire la contaminazione biologica di Venere. All'interno c'erano un sistema radio, attrezzature scientifiche, alimentatori e gagliardetti con l'emblema dell'URSS.

Il veicolo di discesa era dotato di sensori di temperatura, pressione e densità, strumenti per la determinazione della composizione dell'atmosfera, acidità e conduttività elettrica, un rivelatore di raggi gamma per determinare la composizione del suolo, un rivelatore di raggi cosmici, un fotometro per misurare la luminescenza intrinseca dell'atmosfera e altri dispositivi per rilievi scientifici.

Il veicolo da discesa Venera-3 era progettato per una temperatura di 77 ° C e una pressione di cinque bar, cioè circa solamente il quintuplo della pressione atmosferica sulla Terra.

© Sputnik
Lo schema di avvicinamento della sonda Venera-3 al pianeta

Un ‘previsto' imprevisto

Già al momento del lancio c'erano forti ragioni per credere che la superficie di Venere fosse molto più calda e la pressione molto maggiore anche se, soprattutto riguardo quest’ultima, vi era molta incertezza.

In ogni caso venne considerato che sarebbe stato troppo tardi per alterare il veicolo di lancio nella finestra di apertura del 1965 e Venus-3 fu comunque lanciata come previsto inizialmente, cioè esattamente oggi, 16 novembre, 55 anni fa.

Durante il volo con l'AMS vennero condotte 63 sessioni di comunicazione, ottenuti dati scientifici sullo spazio cosmico e vicino al pianeta e dal 16 novembre 1965 al 7 gennaio 1966, vennero ottenuti importanti dati sugli spettri di energia dei flussi ionici del vento solare al di fuori della magnetosfera terrestre.

Un grande volume di misurazioni della traiettoria risultò inoltre utile per studiare i problemi delle comunicazioni a lungo raggio e dei voli interplanetari.

Una riproduzione di Venera-3
© Sputnik
Una riproduzione di Venera-3
L’atterraggio sul suolo impossibile

Il 16 febbraio 1966, poco prima dell'incontro con Venere, si perse il contatto con la stazione. Il veicolo spaziale separò automaticamente il veicolo di discesa che colpì in modo inerziale la superficie del pianeta alle 06:56 ore GMT del 1 marzo 1966, solo quattro minuti prima del previsto. Atterrò sul lato notturno di Venere. Tutto come da programma insomma, solo che non trasmise dati alla Terra.

L'analisi post-volo rivelò che il problema fu il guasto del sistema di comunicazione dovuto al surriscaldamento – oltre 400 gradi di temperatura e 90 volte la pressione atmosferica terrestre.

Venera 7 - Il successo che durò 23 minuti

Alla fine la scienza sovietica riuscì ad ottenere il risultato minimo che desiderava. Nel 1970 la missione Venera 7 riuscì a far atterrare correttamente una sonda sul pianeta e trasmettere immagini e dati. 23 minuti che appagarono tanti sforzi ma che fecero capire anche quanto fossero infernali le reali condizioni sul pianeta prima della resa alle altissime temperature e alla pressione. 

Fu così che la scienza sovietica si rese conto che, se da una parte Venere sarebbe stata molto interessante da studiare, dall’altra non sarebbe stato quello il pianeta più probabile per l’esplorazione diretta umana.

Da allora acquisì maggiore importanza Marte dal punto di vista dell’esplorazione umana, ma non di quello della ricerca delle potenziali forme di vita extraterrestri all’interno del nostro Sistema solare.

© Sputnik . Vladimir Rodionov
Gli scienziati al centro di comando dell'Istituto di Ricerca Cosmologica dell'URSS
La rilevante attualità delle ricerche su Venere

È notizia recente la scoperta da parte degli scienziati della presenza di fosfina nell’atmosfera di Venere, un gas che, secondo la teoria, dovrebbe essere solamente di origine biologica. La fosfina è un gas incolore, altamente tossico, infiammabile e terribilmente maleodorante che, sulla Terra, è prodotto solo da microrganismi anaerobici che non richiedono ossigeno. Questo ha recentemente riacceso gli interessi degli scienziati, in particolare degli esobiologi, per il pianeta.

La preziosa eredità del programma Venera

La Russia da parte sua ha fatto sapere di avere intenzione di rispolverare il programma Venera e l’Agenzia spaziale russa Roscosmos ha recentemente dichiarato che la Federazione potrebbe inviare una nuova propria missione su Venere, magari in collaborazione con i colleghi americani. Si parla già di programma ‘Venera-D’.

I progetti delle missioni di ricerca su Venere sono già inclusi nel programma di attività spaziali della Russia per il periodo dal 2021 al 2030 e potrebbero venire approvati entro l’anno, avevano fatto notare alla Roscosmos.

In ogni caso gli interessi nei confronti del pianeta a noi più vicino non sono svaniti e il programma ‘Venera’ potrebbe forse vivere una nuova fase nel prossimo futuro.

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