22:27 03 Dicembre 2020
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L’efficacia del vaccino Sputnik V è del 92%, dichiara il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF) che finanzia l’attività del Centro nazionale russo di ricerca epidemiologica e microbiologica N. F. Gamaleya.

Il farmaco del Centro di ricerca nazionale Vektor è attualmente nella fase conclusiva di test su volontari, mentre quello del Centro di ricerca M. P. Chumakov è alla seconda fase.

In base ai risultati intermedi di test clinici, la società Pfizer ha annunciato che il proprio vaccino presenta un’efficacia pari al 90%. Nel mondo, stando ai dati dell’OMS, vengono attualmente testate 202 tipologie di vaccini. Sputnik vi spiega in base a quali criteri viene definita la loro efficacia.

Effetti collaterali: nessuna certezza

Qualsivoglia formulazione vaccinale viene anzitutto testata su colture cellulari e su animali e solo dopo su volontari umani. I test clinici sono suddivisi in 3 fasi che coinvolgono un numero sempre maggiore di partecipanti.

L’ultima fase è quella cruciale poiché in base agli esiti di questa si decide se avviare la produzione su larga scala del vaccino. A questa fase partecipano alcune decine di migliaia di soggetti di età e sesso differenti. Ad alcuni viene somministrato il vaccino, ad altri un farmaco placebo. Poiché la selezione è casuale, nessuno sa a quale gruppo appartiene. Questo consente di minimizzare il grado di errore e il fattore umano.

“Febbre alta, dolori muscolari, mal di testa, stanchezza”, così vengono descritti i sintomi presentatisi nei volontari durante i test dei vaccini della società americana Moderna e della tedesca BioNTech/Pfizer. Entrambi sono nella fase finale dei test alla quale partecipano rispettivamente 30.000 e 44.000 soggetti.

Pfizer si è affrettata a trarre delle conclusioni intermedie: 94 contagi su 43.538 persone, parte delle quali aveva ricevuto il placebo. L’efficacia sarebbe, dunque, del 90%. Tuttavia, dovremo attendere la pubblicazione dei dati relativi a 2 mesi di osservazioni sui soggetti che hanno ricevuto la seconda dose del vaccino, come dichiarato nel comunicato ufficiale dell’AD della società Albert Bourla. Si condurrà una successiva analisi una volta che il numero di contagiati raggiungerà i 164, ossia quando l’efficacia potrebbe subire variazioni. Si consideri, inoltre, che il farmaco è stato creato a partire dall’mRNA del coronavirus ed è necessario conservarlo a una temperatura molto bassa, il che è un elemento problematico per la sua produzione su larga scala.

A metà ottobre gli USA hanno interrotto i test del vaccino di Johnson & Johnson poiché uno dei volontari presentava problemi di salute. La società non ha divulgato dettagli in merito, il che ha preoccupato i cittadini.

Due settimane dopo i test sono ripresi. Nel comunicato ufficiale la società ricorda che anche il gruppo placebo potrebbe aver presentato patologie impreviste. Ecco perché ogni singolo episodio deve essere studiato nel dettaglio. Un rendiconto di tutti gli episodi sarà presentato soltanto al termine della terza fase.

I test del vaccino dell’Università di Oxford, il cui partner commerciale è AstraZeneca, sono stati interrotti per ben due volte negli USA. L’ultima volta è accaduto a settembre per via di patologie neurologiche insorte in due partecipanti al programma vaccinale in Gran Bretagna. Inoltre, a ottobre in Brasile un volontario ha perso la vita.

I produttori di questo vaccino, però, assicurano sulla sicurezza dello stesso. I media locali riportano che il soggetto venuto meno apparteneva al gruppo placebo. Comunque siano andate le cose, i test sono ripresi a livello globale, anche in Repubblica sudafricana, India e Giappone. Il 10 novembre è stata annunciata l’interruzione in Brasile della terza fase dei test sul farmaco CoronaVac della società cinese Sinovac. La ragione dello stop è la morte di uno dei partecipanti in data 29 ottobre.

Come sono valutati i vaccini

“Idealmente il farmaco viene testato prima di un’epidemia, poi si verifica quanti immunizzati si sono ammalati. Questo è un criterio per valutarne l’efficacia. Un altro criterio consiste nel valutare la durata della protezione offerta dal vaccino contro l’infezione. È importante essere sicuri del fatto che i volontari non siano entrati in contatto con il SARS-CoV-2 in precedenza. Ad ogni modo, la presenza di anticorpi non è un segnale dell’assenza di immunità. Bisogna comunque effettuare un test sulle cellule T. In seguito, in maniera indiretta, si testa la produzione di anticorpi specifici per il vaccino e si osserva se il paziente viene protetto dal farmaco e per quanto tempo. Maggiore è il campione, minore è il periodo di ricerca”, spiega Pavel Volchkov, direttore del laboratorio di ingegneria genica dell’Istituto di fisica e tecnologia di Mosca presso il quale viene messa a punto la piattaforma impiegata per il vaccino contro il coronavirus.

In Russia vige il decreto presidenziale n. 441 il quale autorizza una brevettazione più rapida di questi farmaci durante situazioni emergenziali. Questo consente sia ai produttori di vaccini di semplificare le procedure di test (es. unendo le fasi 1 e 2 e testando su soli 86 volontari) sia agli organi di controllo di semplificare le procedure di vigilanza.

Il primo vaccino registrato, lo Sputnik V, creato presso il Centro di ricerca Gamaleya, si trova proprio in questa fase. Viene somministrato mediante iniezione intramuscolare in due dosi.

La prima è stata somministrata a 20.000 soggetti, la seconda a 12.000. Tra vaccinati e placebo si sono registrati solo 20 infetti. Stando ai dati preliminari l’efficacia del vaccino è del 92%.

Sputnik V si compone di una combinazione degli adenovirus umani vivi ad-26 e ad-25 i quali contengono le proteine spike del SARS-CoV-2. Proprio queste dovrebbero scatenare la peculiare risposta immunitaria dell’organismo. Sputnik V è uno dei vaccini candidati più noti in tutto il mondo. I risultati delle prime due fasi dei test clinici sono stati pubblicati in primarie riviste scientifiche a livello globale e hanno suscitato grande interesse. Un rendiconto completo della ricerca sarà divulgato al termine della fase conclusiva di test.

“Un buon vaccino non è legato soltanto agli anticorpi, ma anche all’immunità delle cellule T. Più il vaccino è simile al patogeno vero e proprio, maggiore è la sua efficacia. Il vaccino del Centro Gamaleya è molto simile al virus reale, ma, infettando le cellule una volta, non si moltiplica. Questo consente al vaccino di sortire il massimo effetto”, afferma convinto Volchkov.

I segreti della sintesi dei vaccini peptidici

A inizio novembre il farmaco EpiVacCorona del Centro di ricerca Vektor è entrato nella fase conclusiva dei test clinici. All’interno di questo vaccino agisce solo una parte del coronavirus, la proteina spike. Viene sintetizzata e combinata con un adiuvante ottenuto a partire da composti di alluminio i quali potenziano la risposta immunitaria. La soluzione viene somministrata mediante iniezioni intramuscolari in 2 dosi a distanza di 21 giorni l’una dall’altra.

“I produttori non rilevano praticamente nulla in quanto intendono brevettare il prodotto. Qual è la lunghezza dei peptidi, a cosa corrispondono, come vengono sintetizzati, come viene impiegata la glicosilazione?”, osserva Pavel Volchkov.

Per glicosilazione si intende una modificazione chimica di una proteina mediante l’aggiunta sulla sua superficie di residui di glucosio. L’importanza di questo processo che ha luogo in tutte le cellule dell’organismo umano si comprende facendo l’esempio dei gruppi sanguigni. Se si effettua una trasfusione del sangue di un gruppo sbagliato, l’organismo lo rigetta.

“È questione di riconoscimento immunitario delle cellule proprie e di quelle estranee. Il vaccino è molto efficace se il pattern di glicosilazione corrisponde a quello del dato soggetto”, sottolinea il virologo.

Nella banca dati internazionale sono presenti informazioni in merito alle fasi 1-2 dei test di EpiVacCorona che doveva terminare a inizio ottobre. I partecipanti sono stati selezionati a Novosibirsk, ma i risultati non sono stati ancora pubblicati.

Un principio analogo è stato adottato dalla facoltà di Virologia dell’Università Statale di Mosca Lomonosov (MGU): vi è sempre una proteina spike sintetizzata ma con un adiuvante diverso, ossia il virus del mosaico del tabacco che colpisce i vegetali.

“Si tratta di un virus privo di rischio per i mammiferi, uomo incluso”, precisa Olga Karpova, docente responsabile della facoltà.

Con il calore il genoma del virus delle piante viene compromesso e la particella virale diventa una proteina con significative proprietà immunostimolanti sulla superficie della quale è possibile collocare peptidi corti, in questo caso frammenti attivi della proteina spike del SARS-CoV-2. Dunque, si ottiene una simulazione della particella di coronavirus, ma in maniera innocua.

“A differenza degli adiuvanti ottenuti dall’alluminio le nostre particelle nell’arco di 24 ore cominciano gradualmente ad essere espulse dall’organismo. Questo è sufficiente perché venga attivata la risposta immunitaria”, osserva la docente.

Gli scienziati intendono creare un vaccino polivalente (ossia attivo contro diversi patogeni), aggiungendo alla superficie della proteina gli antigeni di vari coronavirus, fra i quali SARS, MERS e anche quelli che ancora circolano tra i pipistrelli ma che potrebbero superare la barriera interspecifica. Al momento si dialoga con i partner che dovranno finanziare i test, nonché brevettare e promuovere l’utilizzo del farmaco.

“Ci stiamo preparando attivamente per i test preclinici sugli animali. L’immunogenicità è già stata studiata sulle cavie. La protettività e l’efficacia del vaccino sono già state apprezzate sui criceti dorati siriani i quali al momento sono il modello di riferimento per le ricerche sull’infezione da coronavirus. Per testare, invece, la sicurezza del vaccino vengono impiegati i primati”, precisa la docente Karpova.

Perché così tanti vaccini

Il terzo vaccino candidato russo, messo a punto dal Centro di ricerca Chumakov, è al momento sottoposto alla fase dei primi test clinici. Questo vaccino contiene il virus SARS-CoV-2 inattivato: il vantaggio di questo è che all’organismo viene presentata la particella virale nel suo insieme.

“Nel vaccino è presente un virus inattivato, cioè che non è in grado di riprodursi, di penetrare nelle cellule. Queste caratteristiche lo rendono un farmaco efficace. Questo metodo viene applicato nella maggior parte dei vaccini antinfluenzali”, spiega Volchkov.

I vaccini ottenuti a partire da virus inattivati sono i più studiati e diffusi. Come in passato affermato dal direttore dell’Accademia nazionale russa delle scienze (RAN) Aleksandr Sergeev, i test preliminari di questo farmaco a Novosibirsk non hanno evidenziato “fenomeni indesiderati” e anzi sono stati ottenuti segnali incoraggianti. Secondo Aydar Ishmukhametov, direttore generale del Centro Chumakov, a Kirov e San Pietroburgo continua la seconda fase di test a cui partecipano circa 300 soggetti.

In Russia è stata autorizzata la terza fase di test clinici per il farmaco creato dall’Istituto pechinese di biotecnologie di concerto con la società CanSino Biological. I volontari sono stati selezionati in Rete. Anche a Mosca e San Pietroburgo si prevedono test del vaccino di AstraZeneca. Sul sito dell’OMS è disponibile un elenco di quali vaccini sono attualmente in fase di test nel mondo.

“I vaccini elaborati contro il COVID-19, a mio avviso, possono essere messi a confronto in base a 3 criteri fondamentali: il tipo di risposta immunitaria attivata (cellulare B o T), l’efficacia sull’uomo (la percentuale di immunizzati che non contrae il COVID-19), la fattibilità di una produzione su larga scala. C’è una grande necessità di un vaccino nel più breve tempo possibile. Il costo di una dose deve essere ragionevole”, spiega Andrey Vasin, direttore ad interim dell’Istituto di sistemi biomedici e di biotecnologie del Politecnico Pietro il Grande di San Pietroburgo, che ha partecipato al programma 5-100. Il Politecnico contribuisce alla messa a punto di 2 vaccini candidati.

“La vaccinazione della popolazione su larga scala prevede l’utilizzo di un farmaco adatto a diversi gruppi di rischio quali anziani, soggetti affetti da patologie croniche, immunodepressi, donne incinte. Ciò significa che il vaccino dev’essere non solo efficace, ma anche il più possibile sicuro”, sostiene Oksana Talanova, responsabile del dipartimento medico di Sanofi Pasteur Eurasia. Il farmaco messo a punto da questa casa farmaceutica, basato su peptidi di sintesi e baculovirus, è attualmente nella fase 1-2 dei test clinici in ben 11 centri di ricerca statunitensi, mentre il secondo loro vaccino (basato su mRNA) viene testato al momento sugli animali.

Secondo Talanova test clinici affidabili dell’efficacia e della sicurezza del vaccino debbono soddisfare i requisiti di buona pratica clinica, fra cui l’inclusione di pazienti di età, stato di salute, provenienza geografica e gruppo etnico diversi.

“Non so dirvi quale vaccino sarà maggiormente utilizzato. Nessuno lo sa ad oggi. Si potrebbe anche produrre un solo vaccino di massa, ma nella realtà servono farmaci adatti a diversi gruppi specifici con efficacia e grado di sicurezza diversi. Un vaccino pensato per gli anziani con anamnesi grave, un altro che non abbia restrizioni in base all’età”, spiega la docente Karpova.

© CC BY-SA 2.5 / Ragesoss / Generic regular strength enteric coated 325mg aspirin tablets, distributed by Target Corporation
La comparsa di effetti collaterali non è motivo di rigetto immediato del vaccino, spiega il virologo. Ma ci sono stati casi in cui la sperimentazione sul farmaco è stata interrotta persino durante i test clinici. La docente fa l’esempio del vaccino statunitense contro il rotavirus che era stato approvato per la produzione, ma nel 1998 fu rimosso per il rischio aumentato di intussuscezione intestinale nei bambini.

“Il lavoro su un vaccino candidato si può continuare soltanto se si garantisce un rapporto rischio-beneficio accettabile”, conclude Talanova.

Ciò significa che a ciascun Paese non serve un solo vaccino, ma ne servono diversi, ognuno con proprietà diverse in modo da soddisfare le esigenze di tutti i gruppi della popolazione. La campagna vaccinale su larga scala contribuirà alla creazione dell’immunità di gregge e porrà fine alla pandemia da COVID-19.

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