18:26 29 Novembre 2020
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Numerose ricerche dimostrano che il digiuno intermittente fa dimagrire, normalizza la pressione arteriosa e migliora la glicemia.

In verità, questi risultati sono stati ottenuti dagli esperimenti effettuati su cavie, mentre i dati delle osservazioni sull’uomo sono ancora pochi e contraddittori. Sputnik ha cercato di capire se davvero questo regime alimentare sia benefico come dicono e perché la maggior parte dei medici sia scettica a riguardo.

Un Nobel non a caso

Nel 2016 il microbiologo giapponese Yoshinori Ōsumi ricevette il Nobel per la Medicina “per la scoperta del meccanismo dell’autofagia”. Questo consiste nella capacità delle cellule di degradare e digerire il proprio contenuto.

Il sistema di pulizia intracellulare opera a ritmi sostenuti in mancanza di sostanze nutritive oppure quando nel citoplasma sono presenti organelli danneggiati o proteine parzialmente denaturate.

Di fatto Ōsumi ha capito il funzionamento dell’autofagia e quali geni e proteine sono coinvolti in questo processo. Lo scienziato giapponese ha condotto tutti gli esperimenti su un lievito di uso consueto, il Saccharomyces cerevisiae.

L'Alzheimer
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Il fatto che l’autofagia si riscontri praticamente in tutti gli organismi eucarioti (ai quali appartiene anche l’uomo) e che, fra l’altro, viene stimolata dal digiuno ha corroborato la teoria secondo cui, se ci si priva periodicamente di cibo, è possibile non solo perdere peso, ma anche guadagnarci in salute. Di conseguenza, è nato il sistema del digiuno intermittente che prevede l’assunzione di cibo soltanto in un breve lasso temporale. L’approccio più diffuso è il 16:8 in cui il soggetto per 16 ore al giorno non mangia ma ingerisce solo acqua.

I sostenitori del digiuno intermittente sono soliti sottolineare che proprio per questo Ōsumi è stato insignito del Nobel. Tuttavia, lo stesso scienziato giapponese ha precisato di “non aver mai affermato che il digiuno utilizzato a fini dietistici contribuisca a innescare il processo di autofagia”.

Nessuna differenza

Il clamore in merito al digiuno intermittente è stato alimentato dagli studi sulle cavie. Ad esempio, gli scienziati americani hanno dimostrato che i roditori che venivano alimentati una volta al giorno con una quantità limitata di cibo erano in media più sani e vivevano più a lungo del gruppo di controllo, alimentato normalmente. Gli autori dello studio sostengono che, poiché il metabolismo delle cavie è in larga misura analogo a quello umano, è logico supporre che le conclusioni tratte dalle cavie si possano applicare anche all’uomo. Tuttavia, ovviamente, sono necessari studi ulteriori.

In parallelo l’impatto della periodica astensione dal cibo è stato studiato anche su volontari umani. I ricercatori della University of Illinois di Chicago hanno studiato per 12 settimane il comportamento di 46 soggetti in sovrappeso. Parte di essi seguiva l’abituale regime alimentare (gruppo di controllo), mentre gli altri non si alimentavano prima delle 10:00 e dopo le 18:00.

In tre mesi questi ultimi soggetti hanno perso il 2,6% del loro peso con contestuale calo della pressione arteriosa di circa 7 mmHg. Nel gruppo di controllo invece non si sono registrati miglioramenti analoghi.

Tuttavia, come osserva Olesya Gurova, medico endocrinologo e docente di endocrinologia presso la Sechenov University di Mosca, con il digiuno intermittente si verificano un calo di peso dovuto alla ridotta assunzione di calorie utilizzabili e un miglioramento di diversi indicatori metabolici.

“Alla base di questo sistema vi è l’idea che, quando si ha fame, l’organismo fa ricorso ai depositi di grasso e attiva i processi di lipolisi (ossia, il degradamento metabolico dei grassi). È come se il grasso venisse bruciato così da far dimagrire il soggetto. Ma non è proprio così. Il punto è limitare le calorie utilizzabili. Quando un soggetto non mangia per 16 ore e limita le assunzioni durante sole 8 ore, questi di norma non riuscirà a mangiare molto. Relativamente agli studi che dimostrano che dopo il digiuno intermittente migliorano gli indicatori metabolici e si riducono i livelli di insulina, si noti che qualsivoglia metodologia che consenta il dimagrimento porta ai medesimi effetti metabolici positivi. Il digiuno intermittente non presenta alcun vantaggio rispetto ad altri regimi alimentari”, sottolinea la dottoressa.

Lo studio TREAT di recente pubblicazione conferma questo punto di vista. Gli scienziati hanno seguito 116 volontari in sovrappeso e hanno acclarato che il digiuno intermittente in fase di dimagrimento non è più efficace di una tradizionale dieta con 3 assunzioni di cibo quotidiane e senza limitazioni. Alla fine del terzo mese di esperimento i soggetti del gruppo di controllo (con alimentazione in 3 occasioni durante la giornata più eventuali spuntini) hanno perso tanti chili quanti ne hanno persi i soggetti che hanno digiunato per 16 ore al giorno. L’unica reale differenza tra i due gruppi è stata la variazione di massa magra: nei digiunatori questa ha registrato un calo molto importante.

Quasi una cura omeopatica?

Tuttavia, l’interesse verso questo regime alimentare continua a crescere. Sui social e in decine di gruppi vengono condivise le esperienze di digiuno degli utenti. I più sostengono di aver trovato la panacea al peso in eccesso. Tuttavia, talvolta si leggono anche ammonimenti:

Le “finestre alimentari”, così come qualsivoglia importante interruzione a livello alimentare, rappresentano un rischio per la formazione di calcoli biliari. E poi anche a livello psicologico possono fare danni: alcuni le sperimentano con risultati positivi, mentre altri possono riportare “traumi alimentari”.

Secondo la dottoressa Gurova, il digiuno intermittente in determinati casi è del tutto innocuo.

“Questi periodi prolungati di digiuno sono chiaramente dannosi per i soggetti con patologie gastrointestinali quali ulcera, gastrite e criticità legate al deflusso di bile dalla cistifellea. Ma vi è un altro importante fattore a sfavore di qualsiasi dieta, anche del digiuno intermittente. Purtroppo le diete consentono al soggetto soltanto di ridurre il proprio peso “per l’ennesima volta”, ma non danno effetti duraturi a livello di mantenimento della massa corporea. Inoltre, qualsiasi tipologia di dieta può rafforzare i disturbi del comportamento alimentare, modificare la velocità metabolica e persino avere un impatto sulla composizione del microbiota. Questo non fa che peggiorare i problemi legati al sovrappeso”, osserva l’endocrinologa.

Per il momento la comunità scientifica è cauta nei confronti del digiuno intermittente. Gli esperti della Harvard Medical School in un articolo sottolineano che l’unico beneficio accertato di questo digiuno è il calo di peso. Il fatto che questo regime alimentare allunghi la vita non è stato dimostrato, come indicano i risultati degli esperimenti sugli animali i quali sono, tra l’altro contraddittori.

Per quanto riguarda l’effetto antitumorale del digiuno intermittente (in particolare, come illustrato dagli scienziati del Baylor College of Medicine) gli esperti sono piuttosto scettici. Come spiega Aleksey Kalinin, ricercatore senior del reparto di Oncologia addominale presso il Centro di ricerca oncologica nazionale Blokhin di Mosca, non vi sono studi convincenti su questo tema. Kalinin ritiene che il digiuno intermittente sia paragonabile all’omeopatia in quanto non ha alcun impatto sul trattamento delle patologie oncologiche e anzi talvolta peggiora le condizioni del malato.

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