04:30 29 Novembre 2020
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Il direttore del parco Natura Viva di Bussolengo, Cesare Avesani Zaborra, ha raccontato a RIA Novosti del lavoro svolto nel suo centro allo scopo di salvaguardare di una rara specie endogena della Russia orientale.

I ricercatori del parco Natura Viva di Bussolengo, in Veneto, dove nel mese di giugno sono venuti alla luce tre cuccioli di Tigre dell'Amur, hanno espresso il proprio auspicio che gli animali in futuro possano ritornare nel proprio habitat naturale, rappresentato dalla taiga dell'Estremo Oriente russo.

Botsman, un grande maschio di tigre siberiana, padre dei cuccioli
© Foto : Parco Natura Viva
Botsman, un grande maschio di tigre siberiana, padre dei cuccioli

A riferirlo a Sergey Startsev, corrispondente di RIA Novosti, è stato il direttore del parco Cesare Avesani Zaborra:

"Natura Viva fa parte di una nuova generazione di moderni parchi naturali, nei quali si cerca di lottare contro l'estinzione di diverse specie di animali selvatici. Insieme ai colleghi di circa altri 400 parchi, tra cui anche lo Zoo di Mosca, stiamo partecipando al Programma europeo per la difesa delle specie in via d'estinzione (EEP). Uno dei suoi scopi più importanti è quello di salvaguardare i genotipi individuali di ogni animale, in quanto questi, prima dell'estinzione, perdono praticamente ogni tratto genetico distintivo. Nell'ambito di tale programma, stiamo coordinando la riproduzione di animali selvatici in diversi centri d'Europa", ha raccontato lo zoologo italiano.

Un cucciolo di tigre siberiana esaminato dal medico
© Foto : Parco Natura Viva
Un cucciolo di tigre siberiana esaminato dal medico

I tre cuccioli italiani

Proprio nell'ambito del programma dell'EEP per la salvaguardia della Tigre dell'Amur, presso il parco naturale Natura Viva sono giunti due esemplari di questa specie, inserita nel Libro rosso dell'Unione internazionale per la difesa della natura.

"Circa tre anni fa da Zurigo è arrivata la tigre Luva. Adesso ha 9 anni e pesa circa 150 chilogrammi. Nel novembre dello scorso anno dallo zoo di Tallin ci è invece stato inviato un bellissimo esemplare di 4 anni di nome Botsman, del peso di 270 chilogrammi. Bisogna ammettere che i due animali si sono subito piaciuti e dopo poco la femmina è rimasta incinta. Il parto è andato benissimo, e il 3 giugno sono nati tre cuccioli, ai quali sono stati dati dei nomi russi: Zov, Krai e Alina", ha spiegato Avesani Zaborra specificando che a breve il papà della cucciolata rientrerà in Estonia, mentre la mamma resterà ancora diversi mesi fino alla fine dello svezzamento.

Il direttore del centro Natura Viva ha quindi sottolineato che, come previsto dal protocollo internazionale, la mamma tigre è riuscita ad allattare autonomamente i propri piccoli.

"Se non fosse riuscita ad allattarli da sola, non li avremmo potuti alimentare con i biberon. Non si tratta della rigidezza delle regole. E' che in caso fossero stati nutriti dall'uomo, non sarebbe più stato possibili reinserirli nel loro habitat naturale. E nel nostro case sono stati allattati dalla mamma e quindi sono animali selvatici che hanno avuto contatti minimi con le persone. Gli operatori del parco utilizzano delle tecniche che non legano la comparsa dell'uomo al processo di nutrizione", ha rilevato ancora l'esperto.

Secondo Avesani Zaborra quello ottenuto è da considerarsi un grande risultato per tutto il parco, mai raggiunto da nessuno in Italia negli ultimi 15 anni. Grazie a ciò, i cuccioli potranno ora fare rientro nel proprio habitat naturale, secondo i tempi che saranno decisi dall'EEP.

"Zov, Krai e Alina non appartengono al parco Natura Viva, ma tutti si sono innamorati di questo trio a strisce. Certo, vorremmo che i cuccioli facessero ritorno nei boschi della Russia, dove avrebbero la possibilità di prendere parte al progetto per la salvaguardia e l'incremento della popolazione della Tigre dell'Amur e dell'area abitabile. Si tratta di una missione che resta di grande attualità, in quanto la popolazione di questa rarissima specie carnivora ammonta in Russia a circa 600 esemplare", ha proseguito Avesani Zaborra.

"Una missione importante"

L'anno scorso il parco Natura Viva di Bussolengo ha festeggiato il 50° anniversario della propria fondazione, dopo essere stato inaugurato nel giugno del 1969 come luogo in cui prendersi cura degli animali esotici lasciati per strada dai propri padroni.

Ippopotamo Pippo con la sua statua al parco Natura Viva
© Foto : Parco Natura Viva
Ippopotamo Pippo con la sua statua al parco Natura Viva

"Uno dei primi abitanti del parco fu l'ippopotamo Pippo, che arrivo a noi da un circo. Ha vissuto circa 40 anni da noi ed è diventato uno degli animali più amati dai bambini: in tutti questi anni questo simpatico ippopotamo ha conosciuto circa 5 milioni di ragazzi e ragazze e ha finito per diventare un animale domestico. Ora nel parco è stata installata una statua dedicata a Pippo in scala uno ad uno", ha proseguito il direttore.

Il parco avrebbe mantenuto il suo scopo iniziale, se Avesani Zaborra non si fosse recato nel 1991 sull'isola di Jersey, dove il rinomato naturalista inglese Gerald Durrell fondò un bioparco privato, sulla base del quale è stato poi creato il Fondo per la salvaguardia degli animali selvatici:

"Allora avevo 25 anni. Mi ero appena laureato in Biologia per la salvaguardia della natura e mi sono immediatamente recato da Durrell. Per me era una leggenda vivente, avevo letto tutti i suoi libri e guardato tutti i suoi documentari. A quel tempo ero l'unico italiano a Jersey, e Gerald mi dimostrò una grande simpatia. Una volta, guardandomi negli occhi, mi disse: 'Dovrai compiere una missione molto importante'. Così l'incontro con lui mi ha completamente cambiato la vita", ha ammesso Avesani Zaborra.

La storia del lemure Silver

Il direttore del parco Natura Viva ha quindi ricordato che Durrell fu uno dei precursori del movimento per la salvaguardia degli animali e, già nel 1960, aveva capito che per salvare le specie in via di estinzione sarebbe stato necessario farli riprodurre negli zoo e poi reintrodurli nei propri habitat naturali:

Lemure Silver al parco Natura Viva
© Foto : Parco Natura Viva
Lemure Silver al parco Natura Viva

"Ora questa idea rivoluzionaria di Gerald è un concetto scientifico universalmente accettato. Ma è proprio grazie alla sua lungimiranza che siamo riusciti a salvare un gran numero di specie di animali selvatici, che sarebbero stati altrimenti condannati all'estinzione", ha sottolineato lo scienziato.Dopo l'incontro con il naturalista inglese, Avesani Zaborra fu spinto a riorganizzare il parco di Bussolengo prendendo spunto dal modello dell'Arca di Noe visto a Jersey.

"Nel 1992 Gerald mi regalò un lemure di 4 anni di nome Silver, che aveva riportato dalla propria spedizione in Madagascar. Mi fece una rande impressione. Il fatto è che i lemuri sono degli animali endemici, ovvero abitano solo quell'isola dell'Oceano Indiano. Riuscire ad osservarli in natura è piuttosto difficile. Abitano sugli alberi più grandi delle foreste pluviali del Madagascar occidentale, ad un'altezza di circa 25 metri, e scendono a terra molto di rado. Gli abitanti dell'isola li considerano animali sacri, in quanto credono che siano la reincarnazione dei morti. Tuttavia sono a rischio estinzione, soprattutto a causa del disboscamento delle foreste pluviali", ha rivelato ancora Avesani Zaborrra.

La missione che Durrell affidò all'allora 25enne ricercatore italiano nel 1992 consisteva nel creare le condizioni per la riproduzione dei lemuri nel parco Natura Viva al fine di salvaguardare la diversità genetica di questa specie. Silver è riuscito in questo modo a vivere per ben 28 anni nel parco, dando alla luce 81 cuccioli, pari a quattro nuove generazioni di lemuri:

"Silver ci ha lasciato due settimane fa. Aveva 32 anni. Era il lemure più anziano in Europa. In una delle ultime fotografie è come se volesse salutare alzando la zampa sinistra. Indubbiamente era amato da tutti grazie al suo buon carattere e alla sua empatia, propri della maggior parte dei primati. Considerando quanto fatto da Silver per salvaguardare questa rara specie, abbiamo creato una banca biologica nella quale verranno conservati i tessuti e il DNA di questo meraviglioso animale. Ora, dopo la sua morte, posso dire che la missione che mi diede Durrell regalandomi questo lemure è stata davvero compiuta", ha concluso Avesani Zaborra.

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