04:16 29 Novembre 2020
Scienza e tech
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Scienziati australiani hanno pubblicato un video di un calamaro ‘Bigfin squid’, della famiglia dei Magnapinnidae, una delle creature più difficili da trovare al mondo. Un loro recente studio dimostra tuttavia che, pur gli avvistamenti siano un evento rarissimo, questa specie sarebbe in realtà piuttosto diffusa negli oceani.

I calamari della famiglia magnapinna sono tra gli esseri più rari da osservare e più misteriosi al mondo in assoluto. Eppure lo studio condotto al largo delle coste meridionali dell’Australia nel 2017, e recentemente pubblicato, dimostra che questa specie, incredibilmente rara da avvistare, in realtà non sarebbe affatto rara in sé. La difficoltà nell’individuare gli esemplari è determinata non dalla loro scarsa diffusione, dimostra il recente studio, quanto dal fatto che vivono a profondità tali da non essere certo spesso frequentate dall’uomo.

I magnapinna hanno una forma stranissima con ampie pinne laterali e lunghissimi tentacoli filamentosi che possono superare gli otto metri. La scienza non ha ancora capito a cosa servano e non si sa come l’animale si nutra. Dimorano permanentemente nelle profondità oscure degli oceani e sono stati avvistati in tutto solamente una dozzina di volte da quando vennero scoperti per la prima volta all’inizio del secolo scorso.

"Questi avvistamenti, i primi nelle acque australiane, hanno rafforzato l'ipotesi di una distribuzione cosmopolita, e hanno indicato una distribuzione a grappolo locale con calamari che si trovano in stretta vicinanza spaziale e temporale l'uno dall'altro", hanno scritto gli scienziati nel loro articolo.

I calamari bigfin vivono nella zona batipelagica, tra 1.000 e 4.000 metri di profondità. Solo con l'aiuto di mezzi azionati a distanza e un sistema di telecamere gli scienziati sono stati in grado di individuare la creatura per ben cinque volte. Ma non lo stesso esemplare ripreso cinque volte, quanto piuttosto cinque esemplari differenti nel giro di poco tempo e spazio. È questo il punto che fa cambiare completamente la percezione degli scienziati sulla reale diffusione di questa specie che si riteneva rara solo perché raramente avvistata.

Il miglior avvistamento testimoniato da registrazioni filmate precedente, fu quello del 2007 avvenuto nel Golfo del Messico, cioè dall'altra parte del pianeta, a oltre 15mila km di distanza, a testimonianza di quanto in realtà la specie sia diffusa a livello globale.

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