21:56 03 Dicembre 2020
Scienza e tech
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A ottobre insieme al nuovo iPhone 12 è stata presentata anche la stazione di ricarica magnetica senza fili MagSafe che ha suscitato grande interesse anche tra gli utenti più conservatori.

Ma in pochi sanno che questa tecnologia ha già più di 10 anni. Scopriamo insieme come funziona MagSafe e quali sono i suoi limiti.

Un lungo viaggio verso lo smartphone

L’uomo pensò alla possibilità di trasmettere energia elettrica senza fili già nella prima metà del XIX secolo quando Faraday scoprì il fenomeno dell’induzione. Ben presto questo ambito di ricerca fu pervaso dalle sorprendenti idee di Nikola Tesla. Ma prima che la trasmissione di energia elettrica senza fili venisse concretamente utilizzata passò ancora molto tempo.

Oggi esistono diverse alternative, ma per ora è largamente diffusa soltanto l’induzione elettromagnetica. Così è chiamato il fenomeno di trasmissione di energia da una bobina, attraverso la quale passa la corrente elettrica, verso un’altra mediante un campo magnetico.

E il primo settore in cui l’induzione elettromagnetica venne impiegata fu quello dei trasporti. Già nel 2008 Bombardier presentò la tecnologia PRIMOVE che prevede una ricarica a induzione per i mezzi del trasporto pubblico. Con questo sistema un tram o un autobus elettrico pubblico può ricaricarsi praticamente a ogni fermata.

Il Qi o “energia della vita”

Nel 2008 diverse società del settore crearono il consorzio Wireless Power Consortium proprio il quale detiene lo standard di ricarica a induzione denominato Qi. Il nome è preso dalla filosofia cinese secondo la quale al Qi sarebbero collegate la respirazione e la forza vitali.

L’anno successivo comparve sul mercato uno smartphone di Palm, un brand ormai dimenticato ma allora ben noto. Il modello Pre presentava uno scomodo sistema di ricarica senza fili.

Lo smartphone era utilizzato con la consueta cassa esterna, mentre per la ricarica senza fili era necessario applicarne una apposita prima di collocare il telefono sul dock di ricarica. Purtroppo l’innovazione del Palm Pre non ebbe successo: infatti, il modello quasi non fu notato per via dell’incedere trionfale dell’iPhone 3GS e degli smartphone Android.

La prima ondata di ricariche senza fili si verificò all’inizio degli anni 2010. In verità, il Qi rimase una prerogativa soltanto dei modelli di punta e gli utenti non accorsero nei negozi per comprare le nuove stazioni di ricarica poiché temevano questa nuova tecnologia.

“La piattaforma di ricarica riceve energia mediante un cavo USB e crea un campo magnetico che ricarica anche la batteria. Le radiazioni emesse dal dispositivo sono assai ridotte e incapaci di influire sulla salute umana. In linea teorica, comunque, questa tipologia di ricarica è sconsigliata ai soggetti portatori di cardiostimolatori. Ma ad ogni modo nemmeno il telefono che si trova a più di 5-10 cm dalla stazione percepisce le onde.

Si consiglia ai portatori di cardiostimolatori di non tenere le stazioni di ricarica senza fili sul comodino. Quanto allo smartphone, la radiazione magnetica non è più pericolosa di quella del dispositivo di ricarica tradizionale”, osserva Ilya Kharchenko, direttore di The MASCC, società ceco-russa del settore IT.

“Scegliete dispositivi provenienti soltanto dalle case produttrici ufficiali, evitate gli analoghi più convenienti. La cosa migliore è che lo smartphone e il caricatore siano prodotti dalla stessa società. Non è necessario ricaricare il dispositivo troppo frequentemente. In altre parole evitate di mettere il telefono in carica regolarmente per 20-30 minuti. Non tenete lo smartphone sulla stazione di ricarica se è al 100%, ma non lasciatelo nemmeno scaricare completamente. La cosa migliore è non farlo scaricare mai al di sotto del 10-15%”, indica Stanislav Kosarev, direttore dell’Istituto di tecnologie informatiche della Synergy University.

Le moderne stazioni di ricarica senza fili costituiscono un collegamento tra la stazione di base e la bobina a induzione all’interno del dispositivo. La prima adatta il proprio funzionamento in base al dispositivo mobile sotto cui è collocata e cessa di funzionare quando la batteria è completamente carica.

Ma vi sono alcune peculiarità. Ad esempio, il telefono deve essere posizionato esattamente nel luogo predefinito perché il processo funzioni senza intoppi.

In caso contrario, la ricarica non parte oppure procede più lentamente. A tal proposito, si noti che la potenza massima di ricarica secondo il protocollo Qi è di 15 W, ossia piuttosto lenta rispetto alle più moderne norme in materia.

Un futuro senza fili

Il “Rinascimento” di questa tecnologia è il 2017 quando Apple presentò il primo iPhone con ricarica senza fili. Da allora, ogni anno sono sempre di più i dispositivi dotati di questa funzione. E non solo gli smartphone! Infatti, anche i dispositivi elettronici indossabili sono spesso di questa tipologia.

Ma i dispositivi ricaricabili senza fili presentano due criticità: una potenza inferiore e, sebbene possa sembrare strano, problemi di collegamento. Dopotutto, di fatto, sebbene l’utente non debba connettere lo smartphone in sé, la stazione di ricarica si basa proprio su un cavo.

Al primo difetto sopperiscono in parte i produttori stessi. Ad esempio, Xiaomi ha dichiarato una ricarica veloce a 80 W, ossia di alcune volte superiore alla potenza massima dello standard Qi a patto che sia garantita la compatibilità. In verità, anche queste soluzioni presentano un difetto: la titolarità per via della quale ogni singola nuova forma costituirà una tecnologia proprietaria a parte.

La questione dei fili è invece ben più complessa. Ovviamente, esistono soluzioni come il nuovo MagSafe di Apple in cui si è tentato di rendere la “entità cablata” il più possibile confortevole utilizzando potenti magneti. Ma questa non è che una misura provvisoria.

“A breve saranno venduti smartphone senza porta per la ricarica senza fili. Questo consentirà di proteggere ulteriormente il dispositivo dall’ambiente esterno e di liberare più spazio al suo interno. Ma ci vorrà del tempo prima di vedere una larga diffusione di questi modelli in quanto per ora la ricarica tradizionale rimane la soluzione più conveniente. Soltanto i modelli più costosi vedranno scomparire i cavi. La previsione più ottimistica vede nei prossimi due anni l’uscita sul mercato di almeno 2 modelli di smartphone privi di qualsivoglia cavo”, spiega Vladislav Anichkin, direttore del prodotto presso Hiper.

Al momento continuano gli studi sulle ricariche senza fili anche se non alla velocità a cui vorrebbero i consumatori. Ad esempio, Huawei sta mettendo a punto un dispositivo laser in cui l’energia sarà trasmessa mediante un raggio. Ma questi smartphone non saranno commercializzati già domani: infatti, ci vorrà diverso tempo prima che riescano a raggiungere il consumatore medio.

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