16:10 24 Novembre 2020
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Scienziati dell'Università Federale Siberiana (SFU), come parte di un gruppo di ricerca, hanno stabilito che le eruzioni stratosferiche dei vulcani durante il primo millennio d.C. hanno avuto un impatto maggiore sulle foreste dell'emisfero settentrionale, in particolare sulla Siberia, rispetto al periodo moderno.

Gli scienziati hanno analizzato i dati ricavati dagli anelli degli alberi che crescono in nove regioni subartiche e di alta montagna dell'emisfero settentrionale utilizzando metodi statistici e dendrocronologici, quel sistema di datazione cioè, basato sul conteggio degli anelli di accrescimento annuale degli alberi.

I ricercatori hanno identificato sette aree in cui la crescita degli alberi registra più chiaramente i cambiamenti nel tempo del regime di temperatura dei territori adiacenti.

"Gli anelli degli alberi sono un archivio unico che registra i cambiamenti nella temperatura dell'aria e nelle precipitazioni. Durante le eruzioni vulcaniche, i solfati e gli aerosol entrano nella stratosfera, dove possono rimanere fino a cinque anni e persino possono bloccare la circolazione atmosferica globale", ha commentato Olga Churakova, ricercatrice presso il laboratorio di biogeochimica degli ecosistemi dell'Università Federale Siberiana, Dottoressa in Scienze Biologiche.

Secondo la scienziata, e i risultati pubblicati dalla ricerca sulla rivista scientifica Dendrochronologia, gli anelli degli alberi sono un indicatore sensibile di tali cambiamenti e possono rivelare gli andamenti climatici persino per millenni.

“I picchi di riscaldamento nell'emisfero settentrionale si sono verificati negli anni 280, 990 e 1020 della nostra Era, quando l'impatto dei vulcani durante i lunghi periodi precedenti questi decenni sul clima del pianeta fu minimo. Al contrario, è stato stabilito che il 536, 541 e 542 d.C. sono stati anni anormalmente freddi, in corrispondenza dell’eruzione di un vulcano sconosciuto che portò a un raffreddamento globale nelle regioni del Nord Atlantico, dell'Europa e dell'Asia orientale, inclusa la Siberia. In questi anni, la temperatura estiva scese di quattro gradi Celsius rispetto ai suoi valori medi negli ultimi duemila anni", ha detto Churakova.

I ricercatori hanno scoperto che in quegli anni anormalmente freddi si formarono anelli di crescita molto modesti, contenenti solo una o due file di cellule. Marina Fonti, ricercatrice senior del Laboratorio di Biogeochimica degli Ecosistemi dell'Università Federale Siberiana, Candidata in Scienze Biologiche, ha spiegato che di solito si formano fino a 13 file cellulari nelle regioni subartiche. Nelle regioni ad alta quota, ad esempio in Altaj, possono formarsi anelli molto più sottili dopo le eruzioni vulcaniche stratosferiche, a causa del forte calo della temperatura dell'aria estiva che può portare persino a nevicate a luglio. I risultati di questa parte della ricerca sono pubblicati sulla rivista scientifica Climate of the Past.

Gli scienziati intendono proseguire le ricerche sugli eventi estremi negli ultimi duemila anni, studiando i processi idrologici registrati negli anelli di accrescimento annuale delle conifere negli ecosistemi delle foreste boreali. Secondo gli autori, con l'ausilio dei modelli climatici moderni, è possibile identificare i rischi degli eventi vulcanici per informare per tempo le popolazioni sui rischi.

Lo studio è stato condotto da scienziati dell'Istituto di ecologia e geografia e dell'Istituto umanitario dell'Università federale siberiana, nonché dall’Istituto V.N. Sukachev delle foreste insieme a colleghi stranieri provenienti dalla Svizzera e dall'Inghilterra.

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