08:24 02 Dicembre 2020
Scienza e tech
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La ricetta contro il COVID-19 arriverà da un mix di terapie con anticorpi monoclonali e vaccini. Lo ha dichiarato Rino Ruoppolo, in prima linea nella ricerca italiana sui i super-anticorpi.

L'Italia è avanguardia nella sperimentazione scientifica e super-anticorpi made in Italy potrebbero già arrivare per la prossima primavera, come terapia anti-covid assieme ai vaccini.

"Stiamo già producendo gli anticorpi monoclonali per le prove cliniche e per la somministrazione ai pazienti. Vorremmo iniziare lo studio sull'uomo prima di metà dicembre, per arrivare in primavera all'utilizzo di questi anticorpi", ha detto all'agenzia AdnKronos  Rino Rappuoli, padre del vaccino contro il meningococco B. 

Ruoppoli, che è anche chief scientist di Gsk Vaccines a Siena, professore di Vaccines Research presso l’Imperial College di Londra, coordina un gruppo di ricercatori impegnati nello sviluppo del super anticorpo contro Sars-Cov-2, nell'ambito del progetto Monoclonal Antibody Discovery (Mad) Lab condotto alla Fondazione Toscana Life Sciences.

La ricerca scientifica sugli anticorpi monoclonali va avanti spedita e più veloce rispetto al vaccino, questo perché le terapie con i super-anticorpi sono già impiegate per altre patologie e approvate dalle agenzie dei farmaci.

"In questo momento stiamo disegnando le prove cliniche e i protocolli in collaborazione con lo Spallanzani di Roma", ha detto. 

La terapia potrebbe essere pronta già in primavera. Al momento, c'è una rosa con tre 3 candidati più promettenti, di cui uno, il MAD0004J08, si è dimostrato particolarmente efficace contro il virus. Una volta reclutati i pazienti, nel tempo massimo di un mese e mezzo Rappuoli conta di poter ottenere quei risultati per poter chiedere l'autorizzazione al commercio.

"La nostra idea è quella di arrivare a poter utilizzare in primavera" la terapia dei super-anticorpi, che non sostituirà ma sarà complementare al vaccino, sottolinea lo scienziato. 

L'uno non esclude l'altro, anzi, sarà proprio una strategia basata sulla combinazione di vaccino e anticorpi che permetterà di fermare la pandemia. 

"Da una parte gli anticorpi monoclonali sono una terapia che permette di guarire dal virus, dall'altra possono essere dati per prevenire l'infezione  - spiega Rappuoli - Se si somministrano a una persona sana, questa è protetta per 6 mesi. Il vaccino invece dà una protezione prolungata, ma tra la prima dose e il richiamo la protezione scatta dopo 45 giorni. Nel frattempo - prosegue - si potrebbe somministrare l'anticorpo per proteggere il paziente, un po' come si faceva con le gammaglobuline antitetaniche, che si davano dopo una ferita per proteggere dal tetano nel periodo 'finestra' prima del vaccino. Insomma vaccini e anticorpi sono armi complementari". 

Per quanto riguarda i vaccini, tra i più avanzati ci sono tre tipologie, osserva lo scienziato, "uno a vettore virale (Oxford), uno a Rna (Moderna) e uno con proteine e adiuvanti. Solo l'ultimo sfrutta un meccanismo noto, gli altri due finora sono stati usati solo su prove cliniche e c'è il rischio che, quando si passa a numeri più ampi, emergano effetti che non si erano visti in precedenza". Per questo, spiega Rappuoli, occorre avere pazienza e rispettare i tempi.

La ricerca sui super-anticorpi, invece, va avanti a passo spedito, infatti "ci sono almeno 5-6 progetti avanzati nel mondo sugli anticorpi monoclonali contro Covid-19. E sono molto orgoglioso che uno di questi sia frutto della ricerca fatta in Italia - confida inoltre Rappuoli. 

La produzione multipla sarà essenziale per poter garantire una produzione di massa, capace di essere rifornire tutti i Paesi colpiti dalla pandemia di nuovo coronavirus.

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Coronavirus, Italia
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