11:43 30 Ottobre 2020
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Coronavirus nel mondo: oltre 30 milioni contagiati (125)
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Gli scienziati avvertono di un fenomeno che chiamano ‘Long COVID’, in italiano definito ‘COVID protratto’ o ‘sindrome post-COVID’, in cui i sintomi della malattia causata dal virus SARS-CoV-2 perdurano per mesi. ‘Nebbia celebrale’, estrema stanchezza, perdita dell’olfatto e del gusto, questi i sintomi che in alcuni casi a lungo persistono.

Il Covid-19 ha lasciato molti pazienti con sintomi debilitanti anche a distanza di svariati mesi dopo la scomparsa dell'infezione iniziale, sollevando timori sui costi sanitari a lungo termine della pandemia.

Una certa percentuale di pazienti infettati durante la prima ondata della pandemia, tuttavia ancora difficile da quantificare, hanno continuato a soffrire di disturbi a cervello, polmoni, cuore, intestino, fegato, pelle e altre parti del corpo, secondo una recente ricerca condotta dall’Istituto delle ricerche mediche del Regno Unito e rilanciata dal Financial Times.

Alcuni dei sintomi del ‘Long Covid’, come la condizione è nota in lingua inglese, possono essere seriamente debilitanti, come la "nebbia del cervello" e l'estremo esaurimento. Altre conseguenze sono più lievi, come la caduta dei capelli e l'incapacità di gustare o odorare.

Il nuovo studio mira ad aumentare la consapevolezza di questa condizione tra gli operatori sanitari, stimolando al contempo ulteriori ricerche poiché oggi si sa ancora così poco sulla prevalenza o sulle cause del COVID persistente, hanno spiegato gli autori.

Uno studio italiano ha rilevato che l'87% delle persone dimesse manifestava ancora almeno un sintomo due mesi dopo l'inizio del Covid-19. Almeno il 55% aveva tre o più sintomi tra cui affaticamento, difficoltà respiratorie e dolore alle articolazioni e al torace.

Il servizio per la salute pubblica inglese ha dichiarato il mese scorso che circa il 10% dei casi "lievi" di Covid-19 che non sono stati ricoverati in ospedale, hanno comunque riportato sintomi che durano più di quattro settimane.

Uno studio separato del King's College di Londra, utilizzando i dati della sua app Covid Symptom Study con 4 milioni di collaboratori regolari, ha suggerito che tra il 10% e il 20% delle infezioni ha portato a complicazioni che durano più di un mese.

Se circa il 10% delle persone con Covid-19 confermato soffrisse di questa sindrome post infettiva, ciò significherebbe più di 3,8 milioni di persone in tutto il mondo. I ricercatori del servizio sanitario britannico tuttavia affermano che sia troppo presto per fornire una stima affidabile del fenomeno.

"La questione straordinaria è che questa non è una condizione lineare", ha detto Elaine Maxwell, autrice principale del rapporto del NIHR (National Institute for Health Research). "Alcuni pazienti soffrono di tutto un insieme di sintomi dai quali sembra non riescano a riprendersi".

Philip Pearson, medico respiratorio al Northampton General Hospital e membro del gruppo di studio NIHR vede un parallelismo tra il Covid-19 di oggi e l'inizio dell'epidemia di Aids negli anni '80.

"Quando abbiamo compreso meglio l'infezione da HIV, abbiamo scoperto tutte le diverse possibili combinazioni in cui la malattia poteva presentarsi. In questo momento, mentre cerchiamo di definire tutti i termini in cui può manifestarsi il COVID-19, sembra essere tornati ai tempi della ricerca sull'HIV”.

Nonostante tutte le incertezze, gli autori del NIHR hanno chiesto di concordare quanto prima una definizione operativa di Long Covid univoca a livello internazionale.

"L'assenza di una definizione può influire sulla capacità dei pazienti di vedere adeguatamente riconosciuti e trattati i propri sintomi ed esperienze dai servizi sanitari, il che a sua volta può avere un ulteriore impatto psicologico, soprattutto per i pazienti non ospedalizzati che non sono mai stati formalmente diagnosticati", si legge nel sito del NIHR.
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