11:15 20 Ottobre 2020
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Coronavirus nel mondo: oltre 30 milioni contagiati (105)
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La sostanza piperina, un alcaloide che si trova nel pepe nero, sarebbe in grado di inibire in parte l’azione della proteina del SARS-Cov-2 responsabile della riproduzione e della penetrazione nel corpo umano del virus, secondo uno studio degli scienziati indiani.

La cucina indiana è famosa per la ricchezza e l’ampio uso di spezie. Gli scienziati dell'Indian Institute of Technology hanno quindi voluto studiare le spezie di uso più comune, (ben 30 spezie differenti) per vedere quali di queste possano più o meno contribuire, attraverso la semplice alimentazione, a contrastare il virus SARS-Cov-2 e gli effetti che causa la ben nota malattia COVID-19 che questi provoca.

I ricercatori hanno dimostrato, utilizzando modelli computerizzati, che ognuna di queste spezie si lega in un modo o nell’altro e interagisce con la proteina chiamata ‘spike S’, quella che aiuta il virus ad attaccarsi ai ricettori delle cellule ospite. Per intenderci la spike S è quella proteina che si trova sulla parte esterna del virus e che forma quella caratteristiche protuberanze a corona da cui il nome ‘coronavirus’.

Tra tutte le spezie il pepe, grazie alla piperina, quell’alcaloide che gli dà il particolare gusto pungente, possiede una interazione particolarmente attiva che, a quanto pare, crea non pochi problemi alla spike S.

Secondo esperti russi, contattati in proposito per consulto scientifico dai media della Federazione, il meccanismo descritto dai colleghi indiani potrebbe funzionare non solo su modello teorico computerizzato ma anche a livello pratico, tuttavia per verificarlo, servirà una rigida sperimentazione scientifica. Per altro, gli stessi scienziati russi ricordano che il pepe, come già noto, è in grado di aumentare l’immunità di per sé ed è tradizionalmente utilizzato come supporto antivirale.

"In altre parole, le proprietà del pepe non sono associate all'interazione diretta dei composti in esso contenuti con le particelle virali o i batteri, ma con la stimolazione delle proprietà protettive del corpo", ha spiegato Maria Vedunova, direttrice dell'Istituto di biologia e biomedicina dell'Università Lobachevsky.

Gli scienziati ricordato per altro di fare attenzione ai facili entusiasmi e di non eccedere mai nell’assunzione di alcuna sostanza, per quanto naturale e apparentemente innocua possa sembrare – le spezie in particolare possono essere dannose se assunte in quantità non equilibrata perché possono creare danni al tratto gastrointestinale, generare ipertensione e reazioni allergiche. Quindi sempre meglio usare la prudenza anche quando si parla di ‘rimedi naturali’, tengono a sottolineare.

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