11:47 20 Ottobre 2020
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Quest’estate sono stati pubblicati i risultati di diversi studi che hanno indotto gli scienziati a guardare con occhi diversi i cani.

È stato appurato, che questi animali registrano prestazioni analoghe agli appositi tamponi nel riconoscimento del COVID-19, sono in grado di orientarsi verso il campo magnetico terrestre e comprendono il linguaggio umano quasi come gli uomini. Inoltre, i cani invecchiano in maniera diversa da noi: pertanto, la spesso citata formula di trasformazione della età canina in età umana (1 a 7) sarebbe errata.

Fiuto efficace come il tampone PCR

Già a marzo era chiaro: il mondo è stato colpito dalla pandemia di una patologia prima ignota. I tamponi in grado di rilevare la presenza nell’organismo del virus SARS-CoV-2 responsabile del COVID-19 non erano molto diffusi ed erano precisi solo nel 70% dei casi.

I primi a risolvere questo problema sono stati gli scienziati tedeschi, in un modo non esattamente tradizionale. Hanno proposto di diagnosticare l’eventuale contagio con l’ausilio dei cani. Per quanto strano possa sembrare, l’idea ha funzionato: la sensibilità alle particelle virali ha raggiunto l’83% e la specificità dei test il 96%.

Ma per addestrare i cani a distinguere i liquidi biologici infetti dal SARS-CoV-2 da quelli non infetti, gli scienziati ci hanno messo 5-7 giorni. Dopodiché gli animali hanno correttamente individuato 949 campioni su 1012: 157 positivi e 792 negativi. Vi sono stati comunque anche degli errori: per 33 volte i cani hanno considerato non infetti liquidi invece infetti, mentre in 30 casi hanno identificato il virus laddove non ve n’era.

Nello studio sono stati utilizzati campioni di espettorato e saliva di 7 soggetti infetti e 7 sani. I cani hanno determinato la presenza di SARS-CoV-2 in maniera ugualmente corretta in entrambe le tipologie di liquido biologico.

Gli studi precedenti avevano dimostrato che i cani sono in grado di identificare la presenza di malaria e tumore nell’uomo. È altamente probabile che questa capacità sia legata ai composti organici volatili il cui odore è di facile riconoscimento per gli animali. In verità, nella pratica clinica questo insolito metodo diagnostico non è ancora stato ammesso.

Bussola integrata

Nel mese di giugno scienziati statunitensi e cechi hanno dichiarato che i cani sono in grado di orientarsi in base al campo magnetico terrestre. Hanno seguito 27 animali di 10 razze diverse e hanno scoperto che tutti loro, prima di avvicinarsi al padrone, corrono circa 20 metri verso nord o sud. Pare che in tal modo i cani determinino la direzione corretta.

Nell’esperimento tutti gli animali indossavano appositi collari con un rilevatore GPS e una action camera. Sono stati registrati 622 itinerari percorsi dai cani quando si allontanavano dal padrone e ritornavano verso di lui. La maggior parte di questi percorsi si ripeteva: gli animali ritornavano dal padrone percorrendo lo stesso tragitto fatto nella fase di allontanamento. Tuttavia, nel 33% dei casi i cani cambiavano il percorso al ritorno preferendo la traiettoria più breve. Prima di selezionare il nuovo percorso, il cane correva circa 20 metri verso nord o sud. Dopodiché riusciva a determinare il percorso più breve per tornare dal padrone.

Studi ulteriori hanno consentito di concludere che nella fase di selezione della direzione gli animali non si orientavano in base all’odore del padrone o al sole, ma spesso correvano in direzione del cielo più nuvoloso. I cani non erano nemmeno in grado di ricordare visivamente il percorso, secondo gli autori dello studio.

È molto probabile che questi animali percepiscano semplicemente il campo magnetico della Terra come gli uccelli e gli ungulati. Determinano cioè la propria posizione sfruttando un preciso sistema di coordinate e poi identificano la giusta direzione da prendere. Tuttavia, gli autori dello studio non sono stati in grado di spiegare i meccanismi di sensibilità magnetica.

Due settimane dopo i loro colleghi dell’Università della Florida centrale hanno ipotizzato che questa capacità fosse legata ai batteri magnetotattici che vivono nell’organismo degli animali. Questi batteri agiscono in qualche modo sul cervello degli animali che li ospitano consentendo a questi ultimi di percepire il campo magnetico.

Intonazioni

Quando un uomo ascolta un discorso, comprende non solo il significato delle singole parole e frasi, ma anche l’intonazione. Quindi, all’inizio percepiamo il tono emotivo del discorso che viene elaborato da aree cerebrali fondamentali. E solo poi si attivano aree della corteccia più sviluppate dove si elabora il significato di quanto detto. Quest’estate è stato appurato che nei cani questo processo funziona in maniera analoga. Responsabili dell’intonazione sono le aree fondamentali del cervello, mentre a occuparsi della comprensione del significato sono le aree della corteccia. In altre parole, il vostro animale di compagnia capisce non solo cosa gli state dicendo ma anche le emozioni che accompagnano il vostro messaggio.

I biologi dell’Università di Budapest hanno sottoposto a risonanza magnetica alcuni cani e hanno fatto loro ascoltare le registrazioni di un discorso umano pronunciato con diverse intonazioni a seconda del messaggio: un ben noto elogio (es. “bravo”) o parole per loro prive di significato (es. “se”). Ogni cane ha passato circa 8 minuti all’interno del macchinario.

È emerso che inizialmente i cani percepivano il tono dell’enunciato e solo poi il suo significato. Dell’elaborazione della connotazione emotiva del discorso si occupava una delle aree del medio cervello che è altresì preposta alla percezione dei segnali sonori. Mentre il lessico era affidato ad aree della corteccia dislocate nell’emisfero destro.

Col passare degli anni

Microbiologi statunitensi hanno elaborato un sistema che consente di valutare l’età biologica dei cani e di confrontarla con quella umana. Gli scienziati propongono di basarsi sulla quantità di marcatori epigenetici nel DNA e non soltanto di moltiplicare il valore per 7, come fanno i veterinari oggi.

I ricercatori hanno analizzato il genoma di circa 100 Labrador retriever di diversa età e hanno calcolato i marcatori epigenetici in esso presenti (si tratta di molecole preposte alla gestione dell’attività genica). Di norma, con l’invecchiamento dell’organismo la loro quantità nel DNA diminuisce.

È emerso che i cani invecchiano molto velocemente: all’età di 4 anni nel loro genoma sono presenti già tanti marcatori epigenetici quanti ve ne sono nel DNA di un umano di 50 anni. Tuttavia, poi il processo rallenta. Un cane con un’età biologica di 14 anni corrisponde a un umano di 70 anni.

Dunque, la formula che consente di trasporre in umana l’età canina sarebbe questa: si moltiplica per 16 il logaritmo naturale dell’età canina e si aggiunge 31 al risultato.

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