06:03 24 Ottobre 2020
Scienza e tech
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Un istituto di ricerche tedesco ha annunciato la creazione di una plastica innovativa che promette di risolvere i due più gravi problemi legati alla produzione e uso delle materie plastiche tradizionali – rinnovabilità e biodegradabilità.

Il problemi legati alla produzione e uso delle materie plastiche sono sempre stati molto seri. La produzione di questo materiale è a partire dal petrolio, risorsa non rinnovabile, inoltre il processo di produzione è tra i più inquinanti. Dopo la produzione e l’utilizzo, per altro, arriva il problema più grave – la non biodegradabilità. Una semplice bustina per la spesa, che utilizziamo pochi minuti, una volta gettata rimane nell’ambiente tra i 10 e i 30 anni prima di biodegradarsi. Una bottiglia di plastica ci impiega un secolo, una carta telefonica, si stima un millennio.

Da anni si studia un’alternativa, e non è l’Istituto tedesco Fraunhofer per i sistemi di produzione e la tecnologia di progettazione il primo ad aver messo a punto sistemi per la produzione di ‘plastica ecologica’. I nuovi studi degli scienziati tedeschi sembrano tuttavia dare nuovo impulso in direzione della produzione a livelli industriali della ‘bioplastica’.

La teoria

Il principio parte dalla scoperta, avvenuta quasi un secolo fa, 1926, ad opera del microbiologo francese Maurice Lemoigne, che alcuni microrganismi (come la Ralstonia eutrophus o il Bacillus megaterium), sottoposti a determinate condizioni di stress fisiologico, producono un polimero che utilizzano come molecola di riserva da metabolizzare quando le altre fonti di energia non sono disponibili. Quel polimero si chiama Poli-β-idrossibutirrato, e consiste in una vera e propria plastica naturale, capace di sostituire in teoria quella artificiale.

Dalla teoria alla pratica

Passare dal principio teorico alla realizzazione pratica, nonché alla produzione in scala industriale, è il punto che fa la differenza e che in tutto il mondo si sta studiando. l’Istituto Fraunhofer afferma di aver compiuto un progresso molto significativo.

Per produrre la loro plastica "ecologica", gli scienziati del Fraunhofer hanno iniziato con l’utilizzare le sostanze più grasse provenienti dai rifiuti industriali, di modo da avere il massimo livello di minerali residui.

All'interno di una camera di fermentazione, una coltivazione di batteri geneticamente modificati ha metabolizzato quei minerali, convertendoli nel biopolimero Poli-β-idrossibutirrato (PHB). I microbi lo immagazzinavano nelle loro cellule in forma liquida, come fonte di energia e, una volta eseguito il loro compito, sono stati dissolti per liberare e raccogliere il materiale prodotto. Aggiungendo additivi chimici brevettati si è poi giunti al giusto indurimento del materiale che alla fine del processo risulta in tutto simile al polipropilene ma di origine biologica.

La differenza, a parte il processo di produzione, è che quando questa bioplastica, dopo l’utilizzo viene gettata, i microrganismi presenti in natura in una qualsiasi discarica lo scompongono completamente in massimo 12 mesi.

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