01:02 30 Ottobre 2020
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Coronavirus nel mondo: oltre 30 milioni contagiati (125)
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Biologi del Regno Unito e della Malesia hanno condotto simulazioni al computer sulla suscettibilità di vari animali al coronavirus SARS-CoV-2 e hanno scoperto quali di loro potrebbe potenzialmente contrarre il COVID-19.

Le conclusioni degli scienziati, pubblicate sulla rivista specializzata Scientific Reports, sono generalmente coerenti con gli esperimenti di laboratorio condotti finora su animali vivi, così come con i casi di infezione segnalati. Alcune conclusioni sono tuttavia innovative e sorprendenti.

Gli autori hanno scoperto che uccelli, pesci e rettili non sono suscettibili a questo tipo di infezioni, la maggior parte dei mammiferi invece può essere potenzialmente infettata. Ci sono già stati casi di infezione di gatti, cani, visoni, leoni e tigri. Studi di laboratorio hanno confermato la possibilità di infezione anche nei furetti e nei macachi.

I ricercatori hanno studiato come la proteina spike del virus SARS-CoV-2 interagisce in diversi mammiferi con la proteina ACE2, attraverso la quale entra nelle cellule. Per intenderci la proteina spike (S) è quella proteina del virus che forma le caratteristiche protuberanze a forma di corona (da cui il nome ‘Coronavirus’). Finora, questo è l'unico meccanismo noto di infezione, sebbene gli autori non escludano che possa funzionare in modo differente in alcuni animali.

Sono state effettuate simulazioni al computer per 215 specie. Gli scienziati hanno cercato di vedere se le mutazioni nella proteina ACE2 potessero rafforzare o indebolire il legame tra la proteina virale e la proteina ospite. I risultati hanno mostrato che 26 specie di mammiferi con contatti regolari con l'uomo possono essere suscettibili alle infezioni.

In particolare si è scoperto che, come tutte le grandi scimmie - scimpanzé, gorilla, oranghi e bonobo, anche gli ovini posso essere infettati. Le loro proteine ​​si legano non meno saldamente che negli esseri umani. È pur vero che casi di infezione nelle pecore non sono ancora stati segnalati, ma è anche vero che test su questi animali non sono ancora mai stati effettuati.

"Volevamo andare oltre le specie che erano state studiate sperimentalmente per vedere quali altri animali potrebbero essere a rischio di infezione e richiedere ulteriori ricerche e monitoraggio", ha detto il capo della ricerca Christine Orengo, professoressa di ricerca strutturale e biologia molecolare, in un comunicato stampa dell'University College di Londra: "Alcuni degli animali che abbiamo identificato sono specie protette o da allevamento industriale. Queste ultime potrebbero divenire un serbatoio per il virus, con il rischio di reinfezione nell'uomo, come nel caso degli allevamenti di visoni".

I ricercatori hanno effettuato analisi strutturali dettagliate e identificato soglie per il rischio di infezione per varie specie animali.

"I dettagli dell'infezione e la gravità della risposta sono più complessi del modo in cui la proteina spike interagisce con ACE2, quindi stiamo esaminando le interazioni che coinvolgono altre proteine ​​ospiti", ha aggiunto la professoressa Orengo.

Il primo autore dell'articolo, Su Datt Lam dell’Università statale della Malaysia, ha osservato che, a differenza degli esperimenti di laboratorio, l'analisi al computer che hanno sviluppato può essere eseguita automaticamente.

"Di conseguenza, questo metodo può essere applicato ad altri focolai di infezioni virali, che, purtroppo, stanno diventando più frequenti a causa dell'invasione umana dell'ambiente naturale", ha detto.

Gli autori ritengono che sia necessaria una sorveglianza su larga scala per prevenire la trasmissione da uomo ad animale e viceversa, soprattutto per quanto riguarda gli animali domestici e da fattoria, per rilevare i casi prima dell'inizio di un'epidemia. Inoltre, secondo gli scienziati, è importante prevedere misure igieniche durante la manipolazione degli animali, simili a quelle che vengono ora adottate tra gli esseri umani.

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