21:05 24 Ottobre 2020
Scienza e tech
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La Cina ha lanciato un piano su larga scala finalizzato a promuovere lo sviluppo dei comparti tecnologici di rilevanza strategica.

Secondo il nuovo documento emanato in modalità congiunta da 4 Ministeri, la Cina creerà almeno 10 basi produttive strategiche ad impatto globale, 100 cluster e 1000 ecosistemi con vantaggi competitivi unici nel loro genere. Il nuovo piano di sviluppo sottolinea la necessità di creare competenze e linee produttive proprie per la produzione di chip, strumentazione 5G, robot industriali, biomateriali e vaccini.

Alcuni anni fa la Cina ha reso noto il programma Made in China 2025 secondo il quale entro quell’anno la Cina avrebbe dovuto autoprodursi il 70% dei prodotti ad alto contenuto tecnologico, quali biomateriali, autovetture autonome, semiconduttori, ecc.

Questo documento fu ampiamente criticato dai Paesi occidentali, in particolare dagli USA. Washington lo considerava quasi una strategia finalizzata ad espandere le mire espansionistiche della Cina per, in ultima istanza, raggiungere il primato tecnologico a livello globale. Fu proprio il Made in China 2025 ad essere menzionato dal vice presidente statunitense Mike Pence quando si espresse in merito alla necessità di contenere le ambizioni globali di Pechino.

Per non inasprire i già complessi rapporti con i Paesi occidentali, le autorità cinesi smisero per qualche tempo di dare annunci pubblici in merito a questo programma. Tuttavia, ciò non vuol dire che la Cina abbia rinunciato a sviluppare il proprio comparto tecnologico. Anzi, l’attuale situazione non fa che indurre la Cina a convincersi della necessità di “fare affidamento sulle proprie forze” per garantire la sicurezza in ambito economico e tecnologico del proprio Paese. Ad esempio, le ultime sanzioni comminate dagli USA nei confronti di Huawei hanno generato grandi problemi al gigante tech cinese. I chip, nella creazione dei quali in tutto il mondo sono applicate tecnologie americane, sono necessari per produrre i dispositivi di Huawei: dagli smartphone alle stazioni base. Senza forniture di questi prodotti, Huawei farà fatica a preservare il proprio grado di competitività a livello mondiale.

In una situazione analoga versano pressoché tutti i settori con un alto valore tecnologico senza i quali è impossibile che la società possa svilupparsi. Il nuovo piano pubblicato dal Comitato statale per lo sviluppo e le riforme (GKPP), dal Ministero della Scienza e della Tecnologia, dal Ministero dell’Industria e della Digitalizzazione, nonché dal Ministero delle Finanze descrive in maniera concreta i comparti nei quali la Cina deve porre l’accento sulla sostituzione delle importazioni e sulla dipendenza tecnologica. Ciò significa anzitutto costruire reti 5G e robot industriali, sviluppare la produzione di biotecnologie e vaccini, di nuovi materiali per l’aeronautica civile, promuovere l’energia sostenibile (es. vetture basate su fonti di energia rinnovabile) e l’imprenditoria digitale. Si può affermare che il nuovo piano è la continuazione di Made in China 2025, ma con priorità meglio definite che tengono conto della contingenza attuale sempre mutevole, come sostiene l’osservatore ed esperto di tecnologie informatiche Liu Xingliang.

“Ad esempio, la parola blockchain non appariva nel programma Made in China 2025, mentre in questo piano sì. Possiamo dire che il nuovo documento è la versione aggiornata di Made in China 2025. Si osservi che questo nuovo piano è incentrato su quei comparti maggiormente colpiti dalle sanzioni e dalle restrizioni imposte dagli USA. Chiaramente, anche se le relazioni tra Cina e USA non peggiorassero, per noi vale comunque la pena promuovere lo sviluppo di questi settori. Le relazioni sino-americane allora diventerebbero un catalizzatore di tale sviluppo”.

Stando alle statistiche cinesi, l’anno scorso i nuovi comparti strategici industriali hanno generato l’11,5% del PIL cinese. La Cina sta adottando un nuovo modello produttivo: sta trascurando i comparti più energivori per prediligere invece quelli a maggiore densità di capitali e di valore scientifico. La Cina rimane il maggiore consumatore al mondo di chip e circuiti integrati senza i quali la produzione di elettronica ad alto contenuto tecnologico sarebbe impossibile. L’anno scorso la Cina ha importato 300 miliardi di dollari di questi prodotti (un volume maggiore delle importazioni di greggio). Tuttavia, ora che l’economia globale è più debole e le catene di distribuzione mondiali sono colpite negativamente dalla pandemia, come si legge nel comunicato del GKPP, la Cina dovrà raccogliere queste sfide e garantire la stabilità per facilitare lo sviluppo.

A lungo termine questo ovviamente consentirà alla Cina di conseguire l’indipendenza economica e tecnologica sebbene non riuscirà a farlo in maniera rapida, ritiene l’esperto.

“A mio avviso, è difficile prevedere con certezza un lasso di tempo ben definito. Alcuni comparti, come quello dei semiconduttori, stanno subendo importanti limitazioni a causa delle sanzioni statunitensi. E non sarà facile risolvere queste criticità in maniera rapida. Non si tratta, infatti, di problemi a livello tecnico. È necessario invece creare ecosistemi compatibili e questo può richiedere 5 o 10 anni. Nei settori tecnologici di spicco non possiamo aspettarci un successo istantaneo”.

La produzione di chip è un complesso processo tecnologico. Le società cinesi al momento non sono in grado di produrre i chip più all’avanguardia da 7 e 5 nanometri che vengono utilizzati, ad esempio, negli ultimi modelli di smartphone. Poiché i produttori mondiali come Samsung, TSMC e MediaTek non stanno fermi, la Cina dovrà profondere ingenti sforzi per raggiungerli.

Il problema non risiede tanto nella elaborazione dei chip in sé, quanto nel fatto che la tecnologia e i software che vengono impiegati per la produzione e il design di questi chip sono americani. Pertanto, anche i produttori cinesi di chip come SMIC sono comunque colpiti dalla pressione e dalle minacce di sanzioni.

Dunque, la Cina ha il compito di sviluppare l’intero settore. Ma questo richiede maggiori risorse. Nel 2014 è stato creato il China Integrated Circuit Industry Investment Fund che ad oggi ha accantonato oltre 30 miliardi di dollari e a breve termine si prevede un accantonamento di ulteriori 30 miliardi. Il fondo dovrà promuovere lo sviluppo degli studi nel settore dei semiconduttori e sostenere le maggiori aziende cinesi di questo comparto. L’attuale piano di sviluppo dei settori tecnologici strategici rialloca ai governi locali il ruolo di leader nella distribuzione delle risorse. Si sottolinea che non si lesinerà in termini di mezzi e altre risorse in quei settori nei quali la Cina deve conseguire l’indipendenza tecnologica.

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