14:36 31 Ottobre 2020
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I medici che lo hanno avuto in cura, dopo mesi di studi e una pubblicazione scientifica al riguardo, sono giunti alla conclusione che il suo infarto non possa essere stato causato da altro se non uno spropositato e continuato consumo di liquirizia nera.

La notizia, pubblicata anche dal New York Times, ha attirato l’interesse della comunità scientifica dato che in letteratura medica non esistevano precedenti del genere. Uno specifico studio scientifico è stato dedicato al caso dai medici che hanno avuto in cura l’uomo ed è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine.

L’uomo, un 54enne del Massachusetts, cui identità per ragioni di rispetto e privacy non è stata resa nota, non aveva precedenti di problemi cardiaci, svolgeva regolare attività fisica in ragione del suo lavoro, operaio edile, e, pur non osservando uno stile di vita del tutto salutare, non risultava soggetto a rischio. Eppure, nel gennaio del 2019, crollò a terra in un McDonald colto da infarto senza mai più riprendere conoscenza per morire il giorno dopo.

I sospetti dei medici si erano andati man mano concentrando sul fatto che il rapporto diceva che l’uomo aveva consumato dagli uno ai due sacchetti di liquirizia nera al giorno per tre settimane di seguito prima dell’infarto. Per arrivare tuttavia a poter asserire che fosse morto per ‘indigestione da liquirizia’, unico caso al mondo, è servito più di un anno e mezzo di studi e una intera pubblicazione scientifica dedicata.

"Quasi non ci credevamo quando lo abbiamo capito", ha detto la dottoressa Jacqueline Henson, che ha curato l'uomo mentre era ricoverata in ospedale. "Siamo rimasti tutti scioccati e sorpresi".

Tutta colpa della Glicirrizina

In effetti la liquirizia nera contiene acido glicirrizico, un estratto vegetale che viene spesso usato come dolcificante nelle caramelle e in altri alimenti e può portare a livelli pericolosamente bassi di potassio se consumato in dosi sufficientemente elevate. Ma non si era mai sentito di qualcuno morto per aver mangiato troppe caramelle, ha commentato il dottor Henson.

Va anche notato che lo sventurato signore del Massachusetts aveva una dieta povera e fumava un pacchetto di sigarette al giorno, secondo i suoi amici e la sua famiglia, nonché in passato aveva fatto abuso di stupefacenti. Ma è stato sicuramente il passaggio dalla liquirizia rossa a quella nera ad essergli stato fatale, sono convinti i medici e i ricercatori. I test di laboratorio hanno confermato che i livelli di potassio nel suo sangue erano molto sotto il normale e questo poteva essere stato causato solo dalla glicirrizina, quindi da quella liquirizia che amava tanto.

Non c'era una storia familiare di malattie cardiache o altre condizioni che avrebbero portato a bassi livelli di potassio, ha detto il dottor Henson della Duke University School of Medicine di Durham, nel North Carolina.

"Non avevamo altra chiara causa del motivo per cui i suoi livelli di potassio fossero così bassi", ha detto.

La questione di interesse pubblico

Il caso, oltre all’interesse scientifico per la mancanza di precedenti in letteratura, solleva anche un problema di salute pubblica dato che dimostra come il consumo di grandi quantità di liquirizia possa essere pericoloso per la salute, ha fatto notare il dottor Neel Butala, uno degli autori dello studio medico presso l'unità di cardiologia interventistica del Massachusetts General Hospital.

Secondo il dottor Butala ora sarebbe bene che i consumatori venissero informati sul contenuto di glicirrizina nelle caramelle e nei prodotti alimentari che consumano. A tal fine ha segnalato il caso alla Food and Drug Administration (FDA), la quale, pur non prendendo ancora posizioni definitive in materia, ha confermato che mangiare liquirizia non fa male in dosi moderate ma le persone sopra i 40 anni non dovrebbero abusarne. Consumare più di mezzo etto al giorno per oltre due settimane di seguito può immettere nell’organismo abbastanza glicirrizina da abbassare i livelli di potassio al punto da causare aritmia, ipertensione, edema, letargia e insufficienza cardiaca congestizia.

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