12:15 20 Ottobre 2020
Scienza e tech
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Dopo la scoperta di un ampio bacino idrico subglaciale, effettuata grazie al radar Marsis dell’Agenzia Spaziale Italiana nel 2018, gli scienziati italiani ora individuano una intera rete di laghi salati liquidi sotto la superficie ghiacciata del Polo Sud di Marte. Una scoperta che rivoluziona la conoscenza del pianeta.

Nel 2018 il radar Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding (MARSIS), gioiello di tecnologia in dotazione alla missione Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea e realizzato in Italia (ASI, Alenia e Università La Sapienza), aveva inviato segnali ritenuti dai nostri scienziati inequivocabili – sotto la calotta ghiacciata del Polo Sud di Marte c’è un lago d’acqua liquida.

La notizia aveva stupito la scienza poiché le condizioni del pianta rosso in teoria non sarebbero compatibili con la presenza di acqua in forma liquida. Sì, oggi sappiamo che molto probabilmente miliardi di anni fa Marte era un pianeta umido e con condizioni simili alla nostra Terra primordiale, ma sappiamo anche che la progressiva perdita di campo magnetico del pianeta portò alla drastica riduzione dell’atmosfera, spazzata via dai venti solari.

La scarsissima pressione atmosferica, a sua volta, impedisce la presenza di acqua liquida sulla superficie di Marte se non per brevissimi periodi. Secondo le simulazioni, considerata la leggerissima pressione atmosferica marziana media nominale, l'acqua può rimanere liquida sulla sua superficie solamente sotto i -40° C per un piccolo intervallo, al di sotto del quale ghiaccia ed al di sopra del quale evapora direttamente.

Tuttavia, spiega la scienza, non è del tutto impossibile che si possano essere formati e mantenuti nel tempo dei laghi subglaciali protetti sotto la coltre di ghiaccio del Polo Sud marziano.

Perché è importante la scoperta di ulteriori laghi

Tuttavia la presenza di un singolo lago, ha spiegato Roberto Orosei, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) ai media italiani, sarebbe potuto essere un fenomeno isolato e non indicativo. Si sarebbe potuto trattare di un fenomeno vulcanico per esempio. Una eruzione potrebbe aver sciolto il ghiaccio e provocato un falso positivo al rilevatore. In quel caso infatti la presenza di acqua sarebbe stata fugale e limitata nel tempo.

Ecco quindi perché è importante questa nuova scoperta. Aver individuato una intera rete di laghi subglaciali dimostra che non si tratta di un fenomeno eccezionale o fugale ma abbastanza comune e stabile sul pianeta.

Quell’acqua potrebbe essere rimasta intrappolata lì da milioni di anni, forse addirittura dai tempi in cui il pianeta prestava le condizioni ideali per la vita:

  • campo magnetico
  • schermatura dei venti solari
  • atmosfera
  • acqua liquida in superficie
  • ossigeno

Quell’acqua in pratica potrebbe aver conservato le tracce di antiche forme di vita o, perché no, ospitarne ancora di moderne pur se, ovviamente, in forma elementare.

Cosa dice esattamente lo studio

Nell’abstract del nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Astronomy a cura di Elena Pettinelli e Sebastian Emanuel Lauro, dell'Università di Roma Tre, e Roberto Orosei, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, si legge:

"I nostri risultati rafforzano la rivendicazione della rilevazione di un corpo idrico liquido presso Ultimi Scopuli e indicano la presenza di altre zone umide nelle vicinanze. Suggeriamo che le acque siano salamoie ipersaline perclorato, note per la loro formazione nelle regioni polari marziane e che si ritiene sopravvivano per un lungo periodo di tempo su scala geologica a temperature inferiori all'eutettica (miscela di sostanze il cui punto di fusione è più basso di quello delle singole sostanze che la compongono)”.

Nelle scorse settimane il rover Curiosity Mars della NASA, ha individuato un ‘diavolo di polvere’ su Marte ed ha diffuso le immagini del fenomeno osservato.

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