20:47 24 Ottobre 2020
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Gli scienziati giapponesi hanno studiato lo stato di salute di 1.500 super-anziani e hanno selezionato i biomarcatori legati alla longevità. Chi supera la soglia dei 110 anni non si ammala di cancro, infezioni, raramente presenta il diabete di tipo II e processi infiammatori. L’unico suo punto debole è il cuore.

Un’ondata di super-anziani

A inizio di quest’anno (dati aggiornati al 9 gennaio) nel mondo vi erano 31 persone con più di 112 anni. Questi soggetti sono anche definiti super-centenari. La lista è stata pubblicata da Robert Young del Gruppo di ricerca gerontologica di Sandy Spring (USA) e Waclaw Kroczek del libro del Guiness dei primati. Nello studio sono state incluse le 33 persone con più di 110 anni decedute nel 2019. Sono solo coloro la cui età è stata effettivamente documentata. Ma in tutto ci potrebbero essere tra 700 e 1000 soggetti di questo genere.

Stando ai dati raccolti dagli scienziati italiani che hanno studiato un elenco di 4.626 super-anziani certificati nati tra il 1896 e il 1910, il numero di centenari e quasi-super-centenari (cioè di età compresa tra 105 e 110 anni) cresce costantemente. L’aspettativa di vita aumenta soprattutto tra le donne: dei 31 super-anziani solo 1 è uomo. Le persone vivono di più grazie alle buone condizioni igienico-sanitarie e agli sviluppi in campo medico. Un ruolo fondamentale l’hanno svolto i progressi conseguiti nel trattamento delle patologie cardiovascolari negli anni ’70. Si muore meno spesso di bronchite, influenza e, in seconda battuta, di polmonite.

Gli autori dello studio osservano che dopo i 112 anni la maggior parte dei super-anziani lascia comunque questo mondo. Si tratta di una soglia che riesce a superare solo un centenario su mille. Alcuni ricercatori sostengono che il limite per l’uomo sia di 115 anni. Ma gli scienziati olandesi prevedono che entro il 2070 ci sarà una donna giapponese di 118 anni, se non di 125. Leonid e Natalya Gavrilov del Centro di Statistica NORC presso l’Università di Chicago e Vyacheslav Krutko del Centro federale di ricerca “Informatica e gestione” negano l’esistenza di un limite naturale. A loro avviso, l’età limite sarebbe determinata dagli sforzi profusi dal soggetto per vivere più a lungo.

Cos’hanno nel sangue

Gli scienziati ammettono onestamente di non sapere ancora come sia possibile che alcuni soggetti arrivino a vivere fino a 110 anni. È da relativamente poco che si sono interessati al problema e ci sono ancora pochissimi dati. Ad esempio, nel giugno del 2019 in Sicilia si è spenta la centotredicenne Diega Cammalleri. Sua sorella, Filippa, di 106 anni ora è rimasta sola. Gli esperti che hanno seguito il loro caso scrivono che la loro longevità è un mistero. La madre e i due fratelli morirono di cancro, mentre il padre e altre due sorelle sono riusciti a vivere molto a lungo.

Secondo una delle ipotesi la ragione risiederebbe in alcuni geni preposti al controllo di altri geni.

Uno stesso filamento di DNA è in grado sia di incrementare il rischio di sviluppare il cancro sia di facilitare la longevità. Probabilmente il segreto sta negli alleli ereditati dal padre i quali difendono gli anziani dalle malattie.

La dieta seguita dalle sorelle non era particolarmente corretta. Da giovani erano molto povere, pertanto mangiavano poco. Dagli anni ’60 cominciò ad esserci abbondanza di frutti di mare, carne, zucchero e grassi. Le Cammalleri non hanno mai esagerato con il cibo e hanno sempre consumato molte verdure.

Nel sangue delle sorelle è stata rilevata in grandi quantità la tireotropina, l’ormone secreto dalla tiroide. Questo è sintomo di una condizione di pre-ipotirodismo. Probabilmente la ragione risiede nella presenza di livelli aumentati di colesterina, di eccedenze idriche nel corpo e di bassi livelli di albumina. È stato osservato che la diagnosi di “ipotiroidismo” viene effettuata molto spesso in soggetti anziani: non è da escludere che in questo modo, ossia rallentando il metabolismo, l’organismo tenti di contrastare l’invecchiamento. 

Un cuore centenario

Poiché l’umanità sta invecchiando, aumenta la mortalità da malattie di vecchiaia quali il diabete di tipo II, l’Alzheimer e il cancro. Le più diffuse sono le patologie cardiovascolari. Gli unici a sfuggire a questa tendenza sono i soggetti più longevi. In questi il rischio di morte per patologie cardiache è basso: a loro raramente viene diagnosticato il diabete, conservano una buona sensibilità all’insulina e in media presentano livelli normali di lipoproteine. Tuttavia, in questi soggetti non di rado l’elettrocardiogramma segnala disfunzioni cardiache. Probabilmente, è proprio il cuore ad essere l’anello debole dell’organismo umano qualora non vi siano altre patologie aggravanti. Dunque, per arrivare ad essere super-centenari è fondamentale prevenire le patologie cardiovascolari.

Quanto a longevità in testa alla classifica si piazza il Giappone. Tra i nati nel 1900 a superare la soglia dei 100 anni vi sono 122 uomini e 617 donne. Nel Paese ben 12 soggetti sono stati inclusi nell’elenco dei super-centenari verificati del Guiness del Primati.

Di recente gli scienziati giapponesi hanno pubblicato uno studio pluriennale sui biomarcatori legati al cuore in 1.427 soggetti di età molto avanzata appartenenti a 3 studi di coorte: Tokyo Centenarian Study (TCS), Japanese Semi-Supercentenarians Study (JSS), Tokyo Oldest Old Survey on Total Health (TOOTH). Di questi soggetti 36 sono super-centenari. Durante la fase di studio è deceduto un migliaio di partecipanti. 

Gli scienziati hanno selezionato 9 molecole, fra cui 4 cardioprotettori e 3 marcatori dell’infiammazione, ossia interleuchina-6, fattore di necrosi tumorale, la proteina ANGPTL2 (inibita in caso di obesità e diabete di tipo II). Altre due sostanze, la cistatina C e la colinesterasi, determinano il funzionamento di reni e fegato.

Soltanto uno biomarcatore è correlato direttamente alla mortalità, NT-proBNP, il predecessore del peptide natriuretico cerebrale. Viene creato nel ventricolo sinistro, soprattutto in caso di attacco cardiaco.

Tra gli altri biomarcatori della mortalità si annoverano la colinesterasi e bassi livelli di albumina nel plasma sanguigno (questo parametro è stato incluso nello studio poiché è caratteristico di molte patologie).

Il principale fattore di rischio per gli over 105 sono i malfunzionamenti cardiaci. Con l’età l’NT-proBNP aumenta in ogni caso. Nel 43% dei super-centenari raggiunge 1.800 picogrammi per millilitro. Ai settantacinquenni con questi valori viene diagnosticata un’insufficienza cardiaca. Tuttavia, più di metà dei super-anziani partecipanti a questo studio non ha mai assunto farmaci per il cuore.

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longevità, Salute
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