00:18 30 Ottobre 2020
Scienza e tech
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Scienziati americani hanno scoperto biomarcatori del sangue umano che aiuteranno i medici ad individuare i micro ictus che solitamente sfuggono alla tradizionale diagnostica. La scoperta potrebbe salvare vite e prevenire danni celebrali gravi rilevando sul nascere le lesioni e anticipando i tempi di intervento.

I ricercatori della Case Western Reserve University, una prestigiosa università privata di Cleveland, nell’Ohio, lavorano da diversi anni per identificare biomarcatori che possono essere utilizzati per rilevare danni al tessuto cerebrale utilizzando un semplice esame del sangue. I risultati della loro ricerca sono pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e sembrerebbero dimostrare che l’obiettivo prefissato sia stato raggiunto.

I sintomi di un ictus grave sono generalmente evidenti: espressioni facciali alterate, linguaggio confuso, debolezza degli arti. Al contrario molti ictus minori passano spesso inosservati finché non vengono rilevati da test clinici avanzati come la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata.

"Si potrebbe pensare che le manifestazioni di un ictus siano note, e questo è vero per i casi gravi. Ma la maggior parte degli ictus minori sono in realtà minori solo in termini di sintomi iniziali", ha detto il direttore dello studio Grant O'Connell in un comunicato stampa dell’Università. Il Professore associato e Direttore del Laboratorio di Biomarcatori e Scienze di Base presso la Scuola Universitaria di Infermieristica ha inoltre aggiunto "Molte persone pensano semplicemente di avere forti emicranie, quindi non vanno neppure in ospedale".

Tuttavia il trattamento di tutti gli ictus, compresi quelli minori, dipende fortemente dal tempo. Pertanto, secondo O'Connell, è importante che gli operatori sanitari riconoscano i sintomi anche dei micro insulti, perché potrebbero non essere che l’inizio di una crisi più grave in atto.

"I medici di emergenza non hanno tomografia computerizzata o scansioni MRI (a risonanza magnetica), questi mezzi nemmeno si trovano nei reparti di emergenza di alcuni piccoli ospedali. Per questo motivo, i medici perdono fino a un terzo degli ictus al primo contatto con il paziente, il che posticipa il trattamento che potrebbe prevenire morte o invalidità", ha spiegato lo scienziato.

Secondo gli autori, la scoperta di biomarcatori del sangue associati all'ictus eviterà tali ritardi.

L'idea di trovare biomarcatori del danno cerebrale nel sangue non è nuova. Da molto tempo i neurodiagnostici identificano le proteine ​​che si esprimono nel danno cerebrale. Ma si è scoperto che questi dati erano obsoleti.

"Abbiamo iniziato a renderci conto che le proteine ​​che stiamo studiando come candidate per biomarcatori sono state identificate già circa 20-40 anni fa”, spiega ancora O'Connell, “Molte di queste però non sono specifiche per il cervello come si pensava in precedenza. Ora sappiamo che sono espressioni di organi diversi dal cervello. Pertanto, siamo in grado di distinguere e capire con precisione se la lesione provenga dal cervello oppure no”.

Gli autori sperano che la loro scoperta sia il primo passo verso la creazione di test clinici rapidi, economici ed efficaci per rilevare i micro-ictus.

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