18:44 29 Settembre 2020
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Le particolarità della conformazione di alcune parti del corpo umano talvolta sono indice di un maggior rischio di contrarre gravi patologie quali infarto, ictus, diabete o alcune tipologie di tumori.

Di norma, è una questione genetica e di ormoni sessuali che agiscono sul feto durante lo sviluppo ormonale. Da questo dipende non solo l’aspetto fisico, ma anche la predisposizione alla comparsa di problemi di salute.

Dito puntato

Nel 2001 i ricercatori dell’Università di Liverpool hanno seguito dei soggetti maschi affetti da attacchi di cuore e hanno osservato che tra di loro molti presentavano un anulare più corto. Maggiore era la differenza in termini di lunghezza tra l’anulare e l’indice, prima si presentavano problemi di cuore, in particolare intorno ai 30 anni. Mentre se le dita avevano uguale lunghezza, l’infarto si presentava di norma dopo i 50 anni. Mentre coloro i quali avevano un indice poco più corto dell’anulare, presentavano i primi sintomi solo a 70 anni.

Gli scienziati hanno ipotizzato che il colpevole in questo caso fosse il testosterone che avrebbe influenzato la lunghezza delle dita del feto durante lo sviluppo embrionale. Nello specifico, proprio per questo motivo nelle donne il dito anulare è solitamente più corto dell’indice, mentre negli uomini è il contrario.

Ma nei pazienti britannici, indipendentemente dal sesso, per via degli elevati livelli di testosterone tra l’ottava e la quattordicesima settimana di gravidanza è possibile registrare la formazione di un anulare più corto. Inoltre, questo porta a un incremento dei livelli ormonali negli adulti. Quando nell’organismo si concentra una grande quantità di testosterone endogeno, è più frequente che si formino trombi e si presentino gravi patologie cardiache.

Pertanto, come evidenziato dagli autori dello studio, un anulare corto può essere un segnale d’allarme per un eventuale rischio di infarto e ictus in giovane età. L’ipotesi è apparsa logica e tre anni dopo è stata confermata dagli scienziati dell’Università di Cambridge. Questi ultimi hanno seguito una trentina di donne incinte e, in seguito, anche i figli e le figlie da esse generati e hanno appurato che i livelli prenatali di ormoni sessuali influenzano la lunghezza di indice e anulare.

Tuttavia, nel 2010 taluni ricercatori australiani su un campione di 244 donne e loro prole non hanno evidenziato tale legame. Nel 2020 gli scienziati polacchi hanno dimostrato che un’attività ormonale intrauterina elevata non è correlata ai livelli ormonali negli adulti. Esperti britannici e tedeschi osservano comunque che, sebbene una elevata concentrazione di testosterone durante lo sviluppo embrionale non influenzi la sua concentrazione nell’organismo maschile, la secrezione di quest’ormone aumenta, ad esempio, in caso di stress mentale e fisico.

Dal cancro all’osteoartrosi

I soggetti maschi con anulari più corti rispetto agli indici rientrano in un gruppo di rischio non solo per patologie cardiache, ma anche per il tumore maligno alla prostata. Questa è la conclusione a cui sono giunti i ricercatori britannici che hanno comparato 1.500 pazienti affetti da tumore alla prostata con 3.000 soggetti sani.

È stato appurato che i soggetti con indici più lunghi presentavano un rischio del 33% maggiore di contrarre il tumore alla prostata. Gli autori dello studio ipotizzano che questo rischio sia legato ai geni HOXA e HOXD i quali sono al contempo preposti a regolare la lunghezza delle dita e l’apparato sessuale.

Inoltre, le neoplasie maligne della prostata si presentano spesso per via di un’elevata concentrazione di testosterone. Il che, a sua volta, può essere una conseguenza del particolare sviluppo intrauterino: le ghiandole del feto producono quantità troppo elevate di quest’ormone. Di conseguenza, si formano indici lunghi che possono essere ragionevolmente considerati un segnale della predisposizione al tumore della prostata.

Le donne con indici più lunghi degli anulari presentano di norma una menopausa tardiva. Mentre indici più corti riducono il rischio di contrarre il cancro alla mammella e incrementano le possibilità di avere l’osteoartrosi.

Gambe premonitrici

Stando ai dati raccolti dagli scienziati tedeschi, gambe lunghe sono la condizione necessaria per una vita senza diabete. Gli esperti hanno analizzato dati relativi ad altezza, lunghezza delle gambe, girovita, peso e salute di 2.500 soggetti di mezza età. È risultato che 10 cm in più rispetto all’altezza minima (169,7 cm negli uomini e 157,8 nelle donne) riducono in media il rischio di avere il diabete di tipo II del 41% negli uomini e del 33% nelle donne. Ad ogni modo, sia gli uomini sia le donne con gambe più lunghe hanno poche chance di ammalarsi di diabete, mentre negli uomini un addome più allungato favorisce lo sviluppo di questa patologia.

Poi, ammoniscono gli autori dello studio, il peso in eccesso, indipendentemente dalle ragioni che lo motivano, annulla i vantaggi di essere alti. Infatti, nei soggetti magri per ogni 10 cm in più di altezza si riduce il rischio di diabete dell’86% negli uomini e del 67% nelle donne. Mentre nei soggetti in sovrappeso od obesi l’altezza influisce in maniera meno significativa: 36 e 30% rispettivamente.

Tuttavia, i soggetti con gambe più lunghe soffrono più frequentemente di neoplasie maligne all’intestino e al colon-retto, spiegano gli oncologi americani. Questi hanno studiato i dati antropometrici e la storia clinica di almeno 15.000 soggetti di età compresa tra 45 e 64 anni e hanno stabilito che nei soggetti con le gambe più lunghe in assoluto all’interno del campione il rischio di contrarre il cancro al colon-retto era del 36% maggiore rispetto ai soggetti con le gambe più corte. Mentre il rischio di sviluppare il cancro all’intestino era del 51% superiore. Dunque, l’altezza in questo caso non influisce.
Problemi di memoria

Stando allo studio dei collaboratori del King's College London, dopo 50 anni i soggetti con gambe più lunghe presentano con meno frequenza disturbi legati alla memoria e all’attenzione. Gli scienziati hanno seguito 1677 volontari dalla nascita all’età di 53 anni. In un recente controllo delle abilità cognitive i partecipanti all’esperimento con le gambe più lunghe rispetto all’addome hanno ottenuto il numero maggiore di punti. Gli scienziati spiegano questo risultato con il fatto che hanno mangiato sano sin dall’infanzia, hanno vissuto in un ambiente favorevole, hanno avuto genitori con un reddito più elevato e hanno beneficiato di un comportamento materno migliore durante la gravidanza. Le gambe lunghe posso essere sintomo di una rapida crescita ormonale, mentre quelle corte di una carenza alimentare o di una dieta poco variata nei primi anni di vita. Questo, a sua volta, può provocare problemi a lungo termine tra i quali un’elevata sensibilità all’insulina, un elevato rischio di sviluppare il diabete di tipo II e una riduzione delle abilità cognitive in età anziana.

In verità, in uno studio analogo condotto tre anni dopo da un team internazionale di scienziati, tale legame non è stato evidenziato.

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