03:31 03 Dicembre 2020
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L’ipotesi della panspermia è quell’ipotesi secondo la quale i ‘semi’ primordiali della vita sarebbero giunti sulla Terra veicolati da comete o asteroidi. Idea che affascina gli appassionati di scienze ma che oggi, grazie ad una ricerca giapponese, acquisisce importanti ulteriori accrediti.

La scorsa settimana scienziati giapponesi hanno riferito i risultati di un esperimento compiuto nello Spazio con una colonia di batteri deinococcus. Alcuni di questi sono riusciti a sopravvivere per ben tre anni nello Spazio aperto, senza atmosfera ed esposti alle radiazioni solari dirette. Questo dimostrerebbe indirettamente che alcuni microrganismi sarebbero in gradi di viaggiare letteralmente da un pianeta all’altro a bordo di comete o asteroidi, se non addirittura per mezzo delle polveri interstellari. Per la prima volta viene confermato ufficialmente che i mattoni base della vita potrebbero essere in grado di trasferirsi da una parte all’altra dell’Universo.

Vagabondi interplanetari

Nel 2008, i ricercatori dell'Università di Tokyo, studiando gli strati inferiori della stratosfera, avevano trovato il batterio deinococcus a un'altitudine di 12 chilometri. Il Deinococcus radiodurans è un batterio estremofilo già noto alla scienza per la sua straordinaria capacità di resistere a freddo, disidratazione, vuoto, acidità, ma soprattutto radiazioni – è capace di riassorbire la struttura funzionale dei suoi cromosomi dopo che questi vengono colpiti dalle radiazioni.

Persino a quelle altitudini gli scienziati giapponesi erano riusciti a trovare colonie di miliardi di deinoccous attivi. I successivi test – sbalzi di temperatura da meno 80 a più 80 gradi Celsius in 90 minuti, né forti esposizioni a radiazioni, erano riusciti a danneggiare questi batteri.

Mancava però ancora la prova finale – lo Spazio aperto. Nel 2015, unità Deinococcus essiccate sono state collocate sui pannelli esterni del modulo sperimentale Kibo della Stazione Spaziale Internazionale. Campioni di vari spessori erano stati posizionati a trascorrere tre anni.

I risultati sono stati sorprendenti – i batteri appartenenti agli aggregati superiori della colonia, quindi più esposti, sono morti tutti, ma quelli delle profondità sono riusciti a sopravvivere l’intero periodo.

Secondo gli autori dello studio, una tipica colonia di deinococcus di circa un millimetro di diametro, potrebbe resistere 8 anni nello Spazio, con spessori maggiori e protette magari anche da involucri rocciosi (per esempio una colonia che riposasse all’interno di un asteroide), forse anche 45 anni se non oltre. Periodo più che sufficiente a percorrere tragitti quali Terra – Marte o viceversa.

L’ipotesi di viaggi interplanetari di organismi viventi capaci di fornire i mattoni base per gli sviluppi successivi della vita, inizia ad essere non solo un’ipotesi molto pittoresca ma una vera e propria teoria scientifica accreditabile.

​Le basi dell'RNA

Il deinococcus radiodurans è un batterio di forma sferica, piuttosto grande con una struttura a quattro cellule. Il suo genoma è composto da due cromosomi di forma circolare, il primo composto da 2,65 milioni di coppie di basi, il secondo da 412 000 coppie di basi; un megaplasmide composto da 177 000 coppie di basi, ed un plasmide composto da 46 000 coppie di basi. È formato da circa 3 195 geni. In poche parole contiene in sé tutto il materiale base di partenza che, una volta trovate le condizioni giuste di acqua, ossigeno, temperatura, schermatura da radiazioni, tempo 3 – 4 miliardi di anni di evoluzione, può portare alla vita come la conosciamo oggi sul nostro pianeta.

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