11:09 01 Ottobre 2020
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Dal 2015 la carne rossa e lavorata è entrata nella lista dei potenziali cancerogeni stilata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.

Gli scienziati hanno evidenziato il legame tra questi prodotti e diverse tipologie di neoplasie maligne. Tuttavia, di recente sono stati pubblicati studi che confutano questi risultati. Il dibattito sul tema, dunque, si è riacceso. Sputnik ha cercato di capire per voi chi abbia ragione.

Patologie derivanti dal consumo di salami e carni

Nell’ottobre del 2015 22 esperti provenienti da 10 Paesi hanno analizzato alcune decine di studi basati su milioni di campioni e sono giunti a una conclusione univoca: la carne rossa e lavorata è pericolosa per la salute. Stando alle loro stime, il consumo di 50 gr di salame, salsicce o cotolette aumenta il rischio di contrarre il cancro al colon-retto del 18%. Inoltre, incrementa notevolmente le possibilità di contrarre il tumore al pancreas o alla prostata (negli uomini).

Basandosi su questi dati, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha incluso la carne rossa e lavorata nell’elenco dei possibili cancerogeni assimilandola a sostanze come l’alcol, il fumo di sigaretta e l’arsenico. Gli esperti hanno, tuttavia, sottolineato che di per sé la carne non è dannosa. A esserlo sono le sostanze chimiche utilizzate per la sua lavorazione: conservanti, affumicature, frittura, salatura.

Inoltre, biologi brasiliani e statunitensi ritengono che a rendere cancerogena la carne rossa sia l’acido n-glicolilneuraminico (Neu5GC) in grado di legarsi agli zuccheri dell’organismo umano e di creare parti di cellule. Il sistema immunitario recepisce queste cellule come estranee e innesca il processo infiammatorio. Questo è ciò che probabilmente incrementa il rischio di contrarre il cancro.

In seguito, queste conclusioni sono state sempre confermate. Ad esempio, nel 2018 ricercatori dell’Università di Leeds (UK) hanno studiato le abitudini alimentari dei britannici e hanno appurato che i soggetti che preferiscono le carni bianche o il pesce alla carne rossa soffrono meno frequentemente di patologie oncologiche. Mentre in base alle stime effettuate da oncologi britannici e francesi le probabilità di contrarre il cancro all’intestino sono del 20% superiori in coloro che consumano quotidianamente 76 gr di carne rossa e lavorata rispetto che in coloro che ne limitano il consumo a soli 20 gr.

La paura è tanta

Tuttavia, nell’ottobre dello scorso anno la rivista scientifica Annals of Internal Medicine ha pubblicato una serie di articoli a dimostrazione del fatto che i danni causati dalla carne rossa e lavorata sarebbero stati sopravvalutati. O perlomeno nessuna delle 4 meta-analisi condotte (quando si studiano i risultati di alcuni studi su uno stesso tema) ha rilevato legami tra questo prodotto e la comparsa di cancro o di patologie cardiovascolari. Ad esempio, in uno degli studi gli oncologi hanno analizzato i dati relativi a 105 studi ai quali hanno partecipato complessivamente più di 6 milioni di soggetti. Fra di essi vi erano sia consumatori di carne (più di 5 porzioni di carne al giorno) sia vegetariani sia soggetti che consumavano solo 2 porzioni di carne rossa al giorno. I volontari sono stati monitorati per un periodo variabile tra 2 e 34 anni.

È stato appurato che gli amanti dei salumi e delle cotolette hanno contratto neoplasie maligne (in particolare al colon-retto, al seno e alla prostata) in misura non più frequente rispetto a coloro che avevano rinunciato completamente ai prodotti animali o a chi ne aveva limitato il consumo. Inoltre, non è stata rilevata alcuna correlazione significativa in termini statistici tra una dieta a base di carne e il rischio di infarto al miocardio o di ischemia.

Risultati analoghi sono stati raggiunti dagli autori di una seconda meta-analisi condotta sulla base di 61 studi che hanno coinvolto 4 milioni di partecipanti. Non è stata evidenziata alcuna correlazione tra patologie cardiovascolari, rischio di morte e consumo di carne rossa e lavorata.

Per quanto riguarda il totale diniego dal consumo di prodotti animali, gli autori del terzo e del quarto articolo non hanno evidenziato in questo caso alcuna riduzione significativa delle probabilità di sviluppare neoplasie maligne. Ciò significa, secondo i ricercatori, che è possibile continuare a consumare salsicce, salumi e cotolette senza temere gravi rischi per la salute.

Passione per la carne

Questo numero degli Annals of Internal Medicine è subito diventato oggetto di aspre critiche. Contro di esso si sono espresse la American Heart Association, la American Cancer Society e la Harvard School of Public Health. Gli scienziati hanno osservato che queste pubblicazioni minano la fiducia nella scienza dell’alimentazione e negli studi scientifici in generale. In particolare, gli esperti di queste associazioni hanno rilevato un contrasto tra le conclusioni dei nuovi studi e i dati da loro in passato analizzati.

Alcuni hanno persino insistito perché gli articoli venissero rimossi dalla rivista, ma queste misure estreme sono state di norma proposte da sostenitori della dieta vegetariana e della medicina non tradizionale.

Ad ogni modo queste pubblicazioni rimangono al loro posto e altri articoli simili ancora non sono stati pubblicati. Ma vi sono nuovi studi sui danni di una dieta basata su prodotti animali.

Infatti, gli scienziati della Northwestern University e della Cornell University hanno stabilito che due porzioni a settimana di carne rossa, lavorata o bianca (a condizione che non si consumi affatto pesce) incrementano le probabilità di sviluppare patologie cardiovascolari del 3-7% e il rischio di morte del 3%.

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