13:33 27 Ottobre 2020
Scienza e tech
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Gli esperti concordano sul grado di sicurezza dello Sputnik V e rilevano che i tratti salienti della sua composizione molecolare garantiscono un alto livello di immunizzazione anche in caso di seconda vaccinazione.

Nella giornata di ieri una delle più prestigiose ed influenti riviste scientifiche del mondo, The Lancet, ha pubblicato i tanto attesi risultati delle prime due fasi di sperimentazioni cliniche sul vaccino russo Sputnik V.

Diversi esperti stranieri hanno espresso la propria opinione in merito all'efficacia e alla sicurezza del preparato, due delle questioni maggiormente discusse e che hanno attirato maggiormente l'attenzione della comunità scientifica internazionale.

"I test clinici del vaccino russo Sputnik V hanno mostrato dei risultati impressionanti, riconosciuti dalla comunità medica internazionale. E' stato dimostrato che il vaccino risulta essere efficace e privo di effetti collaterali gravi [...] al suo interno viene utilizzata una piattaforma ben collaudata, basata sui vettori adenovirali umani, ritenuti al giorno d'oggi tra i metodi più sicuri di inoculazione del codice genetico di un virus nel corpo umano", ha spiegato a tal proposito Nadey Hakim, vicepresidente della Croce Rossa britannica e professore alla Imperial School di Londra.

Secondo lo scienziato, tale approccio "è stato scrupolosamente studiato non solo in Russia, ma anche all'estero":

"La Russia ha una lunga e comprovata esperienza nello sviluppo di vaccini e continua ad essere uno dei leader mondiali in questo campo. Ci auspichiamo che il vaccino sia presto pronto e disponibile in tutto il mondo affinché la pandemia possa essere contenuta e le persone possano tornare alla vita normale", ha concluso Hakim

Un vaccino molto avanzato

Muhamad Munir, virologo molecolare presso l'Università di Lancaster, ha segnalato a sua volta che i dati pubblicati su The Lancet mostrano "un grado di sicurezza accettabile" e "un alto livello di immunità" dello Sputnik V.

Allo stesso tempo, l'esperto ha indicato che il vaccino "è in possesso di caratteristiche che lo rendono molto promettente", come l'utilizzo di due diversi adenovirus in qualità di vettore, per un approccio che secondo Munir pone lo Sputnik V ad un livello molto più avanzato rispetto ad alcuni dei più prestigiosi vaccini contemporanei.

"Generalmente, il sistema immunitario percepisce le proteine vettrici come un antigene simile alla proteina Spike del SARS-CoV-2, in quanto esse fanno scaturire una risposta immunitaria contro tali proteine. Se le persone sono reimmunizzate attraverso una seconda dose o con una seconda vaccinazione, la immunità preesistente può influire sull'efficacia della seconda dose del preparato. Utilizzando invece un vettore di altro tipo, come accade per lo Sputnik V, tale problematica viene aggirata. Pertanto, si tratta di un inizio molto positivo", ha spiegato lo scienziato.

Dal canto suo, Ian Jones, professore di virologia presso l'Università di Reading ha osservato che i risultati pubblicati da The Lancet non fanno altro che confermare ciò che era già noto in precedenza, ovvero che i vettori adenovirali risultano essere sicuri e generano una risposta immunitaria alla proteina del Sars-CoV-2.

"Seppur in quantità relativamente ridotte, l'uso di vettori di due sierotipi differenti parrebbe garantire dei buoni livelli di anticorpi neutralizzanti e di attività dei linfociti T", ha afffermato Jones.

Il vaccino Sputnik V

Lo scorso 11 agosto il governo russo aveva registrato ufficialmente "Sputnik V" come il primo vaccino al mondo contro COVID-19.

"Sputnik V" è stato sviluppato da specialisti del Centro Gamaleya con il sostegno del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF). Gli esperti hanno sottolineato che durante gli studi clinici, tutti i volontari hanno sviluppato livelli di anticorpi elevati, nessuno ha avuto gravi complicazioni.

Il capo dell'RDIF, Kirill Dmitriev, ha riferito che il fondo ha ricevuto richieste da più di 20 Paesi per l'acquisto di un miliardo di dosi del vaccino. Allo stesso tempo, ha osservato che la Russia ha acconsentito alla produzione di vaccini in cinque di essi. Secondo lui, le attuali capacità disponibili consentono di produrre 500 milioni di dosi all'anno.

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