23:53 23 Ottobre 2020
Scienza e tech
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Il rover Curiosity Mars della NASA, ha individuato un ‘diavolo di polvere’, detto anche ‘diavolo di sabbia’ su Marte lo scorso 9 agosto. Il fenomeno, in realtà piuttosto comune sul pianeta rosso, è rarissimo da immortalare e questa è una delle rare testimonianze documentate dalla tecnologia umana.

Il rover Curiosity è riuscito ancora una volta a tenere fede al proprio nome, regalandoci una rara curiosità che sarà ghiotta per tutti gli appassionati di astronomia. Grazie ad una delle sue telecamere di navigazione, il 9 agosto, intorno alle 11.35 ora locale di Marte (su Marte un giorno dura 24 h e 37min), durante il 2.847.mo giorno della sua missione, Curiosity è riuscito a immortalare un ‘dust devil’, come lo chiama la NASA, cioè un ‘diavolo di polvere’, chiamato anche ‘diavolo di sabbia’ per l’assomiglianza con fenomeni simili che si possono individuare nei nostri deserti terrestri ma più rari che sul pianeta rosso. I fotogrammi in questa GIF sono stati ripresi in 4 minuti e 15 secondi.

Dust devil - Marte, immagini da Curiosity
Dust devil - Marte, immagini da Curiosity

“Preso dal sito di perforazione ‘Mary Anning’, questo diavolo della polvere sembra passare attraverso piccole colline appena sopra l'attuale posizione di Curiosity sul Monte Sharp. Il diavolo della polvere è approssimativamente ad un terzo/mezzo miglio (da mezzo chilometro a un chilometro) di distanza e si stima che sia largo circa 16 piedi (5 metri).

Il pennacchio di polvere scompare oltre la parte superiore del telaio, quindi non è possibile conoscere l'altezza esatta, ma si stima che sia alto almeno 164 piedi (50 metri)”, così si legge nel comunicato apparso sul sito ufficiale della NASA dove è disponibile l’immagine.

I diavoli di sabbia

I diavoli di sabbia, o polvere, sono turbini d’aria che sulla Terra sono caratteristici delle zone aride e desertiche. La loro genesi è legata ad un eccessivo riscaldamento del suolo. L’aria calda, più leggera di quella fredda, salendo verso l’alto raccoglie le polveri spinte dal vento generando i caratteristici turbini. Questi fenomeni vennero rilevati per la prima volta anche su Marte negli anni ’70 grazie alla sonda Viking.

Si è scoperto che su questo pianeta, le speciali condizioni di aridità, gravità e atmosfera, possono permettere a questi fenomeni di raggiungere altezze anche dieci volte maggiori rispetto agli stessi sulla Terra e anche ben cinquanta volte più ampi. Sebbene il fenomeno sia noto alla scienza da tempo, rari sono stati i fenomeni immortalati dalla nostra tecnologia.

Un precedente episodio ripreso da Curiosity tre anni fa.

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