14:35 27 Ottobre 2020
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L’attribuzione dei resti e, di fatto la scoperta del più antico cane in Italia, è da attribuire all’Unità di ricerca di Preistoria e Antropologia del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Siena.

Lo studio, frutto della collaborazione con anche altri enti nazionali e internazionali, è stato pubblicato il 7 agosto sul portale ‘Scientific Reports’, una rivista scientifica online ad accesso aperto, sottoposta a revisione paritaria, edita da Nature Research, che copre tutte le aree delle scienze naturali dal 2011.

L'identificazione della comparsa dei primi cani in assoluto sulla Terra è impegnativa a causa della scarse testimonianze di fossili e dal mosaico di caratteristiche diagnostiche e morfologiche nelle fasi iniziali del processo di addomesticamento, si legge nell’abstract dello studio. Inoltre, la presenza naturale di alcuni di questi caratteri nelle popolazioni di lupi del tardo Pleistocene e il tempo impiegato dall'insorgenza dei tratti legati all'addomesticamento alla loro prevalenza rimangono indefiniti. Per queste ragioni, il contesto spazio-temporale dell'addomesticamento precoce dei cani è oggetto di accesi dibattiti.

In effetti, benché quello del cane sia uno degli esempi di domesticazione tra i più riusciti e antichi, il periodo in cui ebbe luogo e le origini geografiche del cane domestico rimangono controverse: alcuni studi genetici hanno suggerito che il processo di domesticazione sarebbe iniziato in Asia orientale circa 15.000 anni fa, i fossili più antichi di canidi simili al cane domestico rinvenuti risalenti a oltre 30.000 anni fa, sono stati invece rinvenuti in Europa e in Siberia.

Il processo di domesticazione, e con questo di passaggio da lupo a cane grazie alle sequenze di selezioni attuate dall’uomo, fu un processo lungo e non identificabile in un momento esatto, né in un luogo esatto.

“Le nostre analisi molecolari e morfologiche combinate di resti fossili di canidi dai siti di Grotta Paglicci e Grotta Romanelli, in Puglia, attestano la presenza di cani almeno 14.000 anni fa. Questo documenta in modo inequivocabile una delle prime occorrenze di addomesticamenti nel Paleolitico superiore in Europa e nel Mediterraneo. L'affinità genetica tra i cani paleolitici dell'Italia meridionale e quelli rinvenuti in Germania risalenti allo stesso periodo, suggerisce anche che questi animali fecero parte di un'importante evoluzione comune durante il tardo glaciale, quando si verificò una forte diversificazione tra il mondo mediterraneo e le aree europee a nord delle Alpi. Inoltre, le analisi DNA indicano che questa stirpe di cani del Paleolitico superiore dall'Italia potrebbe aver contribuito alla diversità genetica dei cani attuali”, si legge nello studio.

Gli ultimi modelli genetici suggeriscono la presenza di cani in Europa almeno 15.000 anni fa e una divergenza tra cani e lupi iniziata tra circa 20.000 e 40.000 anni fa. I primi potenziali tentativi di addomesticamento del cane potrebbero per altro essere quelli rappresentati dai resti di canidi provenienti dall'Europa settentrionale e orientale e dalla Siberia, ma è difficile stabilire con precisione dove apparvero con precisione per la prima volta i primi lupi, mutati in cani dalla convivenza con l’uomo, ammettono gli stessi autori della ricerca.

Sicuramente, tuttavia, i resti identificati nelle due grotte pugliesi, rappresentano le più antiche testimonianze in Italia dell’amicizia di lunga data tra uomo e cane nel nostro Paese.

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