14:04 24 Settembre 2020
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Scienziati dell'Università statale di Mosca M.V. Lomonosov, hanno scoperto che la cocarbossilasi – la forma attiva della vitamina B1 - in dosi elevate può avere effetto sulle cellule del cancro ai polmoni senza influire sulle cellule sane.

"Scienziati dell'Università statale di Mosca hanno scoperto che la cocarbossilasi ad alte dosi, può avere un effetto negativo sulle cellule del cancro del polmone senza influire su quelle sane. La cocarbossilasi è una forma farmacologica di vitamina B1 ampiamente utilizzata in medicina per il diabete, i reni, le malattie epatiche, l'insufficienza cardiaca e una serie di altre malattie", ha annunciato il servizio stampa dell’Università statale di Mosca.

Si specifica che lo studio è stato effettuato su cellule in laboratorio. Questo lavoro è stato sostenuto da una sovvenzione della Fondazione Russa per le Scienze e pubblicato sull'International Journal of Molecular Sciences.

"Nuovi dati sull'effetto antitumorale di alte dosi di cocarbossilasi e sulla loro sicurezza per cellule normali possono avere un uso medico nel trattamento del cancro del polmone, specialmente in combinazione con altri agenti. Sono ora richiesti studi clinici su tale azione della cocarbossilasi",

si legge nel comunicato che cita le parole della responsabile del progetto, Victoria Bunik, dottoressa in chimica, ricercatrice principale del dipartimento di biocinetica dell'Istituto di ricerca di chimica e fisica dell’Università statale di Mosca.

La cocarbossilasi

La cocarbossilasi è utilizzata in medicina come parte della complessa terapia per curare varie malattie: diabete (compreso il coma diabetico), insufficienza renale ed epatica, aritmie cardiache e molte altre. Si tratta di un coenzima che partecipa a gran parte dei processi biochimici e interviene in alcuni passaggi fondamentali del metabolismo. Nell'organismo la cocarbossilasi si forma a livello di quasi tutti gli organi a partire dalla vitamina B₁ introdotta con gli alimenti e in presenza dell'enzima tiamina. In laboratorio si ottiene per sintesi chimica o fermentativa.

Per testare la loro idea, gli autori hanno condotto un esperimento in vitro su cellule di cancro del polmone umano e cellule epiteliali sane di una scimmia che in condizioni normali sarebbero state aggredite dal cancro. Si è scoperto che la cocarbossilasi agisce in modo simile al farmaco cisplatino più spesso usato per trattare il cancro ai polmoni.

Meglio del cisplatino

L’agente chemioterapico cisplatino tuttavia, ha effetti collaterali molto seri, a differenza della cocarbossilasi che, successivi studi dovranno confermare, dovrebbe essere molto meno pericolosa per il corpo umano. Tra gli effetti collaterali noti del cisplatino si annoverano infatti soppressione del midollo osseo, problemi di udito, problemi ai reni e vomito. Altri gravi effetti collaterali possibili includono intorpidimento, difficoltà a camminare, reazioni allergiche, scompensi elettrolitici e malattie cardiache. L'uso durante la gravidanza inoltre danneggia il feto.

Sabato 1° agosto in occasione della Giornata mondiale del cancro al polmone, gli esperti indiani hanno identificato diversi tipi di alimenti che contribuiscono a ridurre il rischio di sviluppare questa grave malattia.

Tags:
Scienza e Tecnica, Salute, tumore, Medicina
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