03:22 03 Dicembre 2020
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L’ultima ipotesi accreditata presupponeva che si potesse trattare di un ‘iceberg spaziale’ composto da idrogeno molecolare ghiacciato. Ora gli scienziati confutano anche questa teoria e Oumuamua continua a restare un mistero.

I risultati della modellazione del comportamento dell'idrogeno ghiacciato in condizioni spaziali hanno mostrato che l'asteroide Oumuamua non può essere un "iceberg di idrogeno". Pertanto, gli scienziati hanno confutato l'ipotesi che le caratteristiche del suo movimento siano associate ad una reazione dell'idrogeno molecolare. Lo studio è stato pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

1I/'Oumuamua, il primo oggetto interstellare scoperto che attraversa il sistema solare, venne scoperto il 19 ottobre 2017. All'inizio era stato classificato come semplice asteroide, ma in seguito gli scienziati hanno scoperto che possiede un'accelerazione non gravitazionale, cosa che è più caratteristica delle comete. Tuttavia, questo misterioso corpo celeste non rientra neppure nella categoria delle comete a causa delle sue dimensioni troppo grandi e, soprattutto, della sua stranissima forma: Oumuamua sembra un sigaro lungo 180 metri e largo 30 metri.

All'inizio del 2020, un gruppo di astrofisici aveva suggerito che Oumuamua potesse essere un "iceberg di idrogeno" composto da ghiaccio di idrogeno molecolare, che evapora quando si avvicina al Sole e impartisce la caratteristica accelerazione e coda all'oggetto. La nuvola molecolare (GMC) W51, situata a una distanza di 17mila anni luce da noi, sembrava esserne l’origine ed era da lì che si era ipotizzato Oumuamua potesse provenire.

Scienziati degli Stati Uniti e della Corea del Sud hanno ora deciso di analizzare e scoprire se il misterioso asteroide possa effettivamente essersi formato in un tale ambiente.

"Questo oggetto è misterioso e difficile da capire perché mostra proprietà speciali che non abbiamo mai visto nelle comete e negli asteroidi del nostro Sistema solare", ha affermato l'autore principale dell'articolo, il professor Thiem Hoang, del Korea Institute of Astronomy and Space Sciences, citato in un comunicato stampa dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, "L'ipotesi sembrava promettente perché poteva spiegare la forma estremamente allungata di Oumuamua e la sua accelerazione non gravitazionale".

L'ipotesi dell'iceberg di idrogeno si basava sulla teoria che il ghiaccio di idrogeno potesse formarsi in dense nubi molecolari.

"Se fosse così, allora gli oggetti ghiacciati di idrogeno molecolare dovrebbero essere abbondanti nell'Universo, il che avrebbe per altro implicazioni di vasta portata. L'idrogeno ghiacciato potrebbe essere proposto per spiegare la materia oscura - il mistero dell'astrofisica moderna", ha continuato Hoang.

Secondo la teoria generalmente accettata della formazione di oggetti solidi nello spazio, la loro crescita inizia come risultato della collisione e dell'adesione di polvere di dimensioni micrometriche per formare particelle più grandi. Ma nel caso di un ‘iceberg di idrogeno"’ questa teoria, secondo gli autori, non è applicabile.

Nel nuovo studio, gli scienziati hanno dimostrato che in un ambiente gassoso denso, l’idrogeno non riesce a formare corpi solidi per addensamento e accrescimento.

Gli autori hanno per altro considerato anche il fatto che, se anche fosse possibile la creazione di corpi celesti per accrescimento da ghiaccio di idrogeno, in ogni caso radiazioni interstellari, raggi cosmici e gas interstellari dissolverebbero la materia durante il viaggio interstellare. Si è scoperto che l'effetto più distruttivo lo ha la luce delle stelle, causando la sublimazione dell’idrogeno. Questo significa che l’ipotetico iceberg di idrogeno, quand’anche si fosse potuto formare, in ogni caso non avrebbe mai potuto superare i 17mila anni luce che separano il Sistema solare dal suo luogo di nascita.

"La sublimazione termica mediante riscaldamento collisionale nelle nuvole molecolari potrebbe distruggere gli iceberg di idrogeno delle dimensioni di Oumuamua prima che entrino nel mezzo interstellare", afferma il secondo autore, il dottor Abraham Loeb, professore di scienze naturali all'Università di Harvard.

Pertanto, l'origine e la composizione dell'asteroide Oumuamua continuano a rimanere un mistero. Gli autori sperano che tale mistero venga svelato dopo che l'Osservatorio Vera Rubin, che ha lo scopo di rilevare questa classe di oggetti, inizierà a funzionare a pieno regime.

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