22:05 30 Novembre 2020
Scienza e tech
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Gli scienziati sono riusciti a reperire le prove di un fenomeno che in precedenza era stato dimostrato solo a livello teoretico.

Gli scienziati hanno trovato le prove di quello che si configurerebbe essere stato un terremoto con effetto "boomerang", meglio conosciuto come "spaccatura retropropagante supersonica", che ha scosso grandi porzioni di terreno subacqueo nell'Oceano Atlantico nell'agosto 2016. 

I risultati di uno studio retrospettivo sul fenomeno sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Geoscience.

La zona di frattura presenta una lunghezza di 900 chilometri ed è compresa tra le placche tettoniche sudamericana e africana, dove si è prodotto un sisma di magnitudo 7.1 della scala Richter nell'agosto 2016.

Si è trattato di un sisma unico nel suo genere, dal momento che esso si è inizialmente propagato in una direzione prima di fare dietrofront e scatenarsi con una potenza di molto superiore e ad una velocità "supersonica" di oltre 6 chilometri al secondo.

Lo studio ha rivelato che la scossa tellurica si è propagata verso Nord e verso Est, in direzione di una zona dove si è congiunta con la Dorsale medio atlantica, prima di volgere verso Ovest e tornare indietro in direzione del suo epicentro.

"Se gli scienziati hanno già dimostrato che un tale ribaltamento del meccanismo di rottura è possibile grazie a dei modelli teorici, il nostro nuovo studio fornisce delle prove chiarissime di come tale meccanismo si manifesti su una placca tettonica", ha spiegato il direttore del progetto e sismologo Stephen Hicks dell'Imperial College di Londra.

I ricercatori sono convinti che la fase sismica iniziale abbia rilasciato un quantitativo di energia sufficiente a dare inizio al ribaltamento nelle zone meno profonde in una seconda fase

"O entrambe le placche erano già state sollecitate sismicamente tanto da causare un cedimento sismogenico, oppure la rottura profonda verificatasi nella zona SE1 ha istantaneamente incrementato lo stress statico, causando un coincidente cedimento della porzione più superficiale, SE2, della placca", hanno spiegato gli autori della ricerca.

 

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