00:06 25 Ottobre 2020
Scienza e tech
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La Cina sta espandendo le proprie posizioni sul mercato globale delle tecnologie superando il Giappone e riducendo in maniera significativa il distacco dagli USA.

Questo è il tema di uno studio pubblicato di recente dalla giapponese Nikkei. Riuscirà la Cina a rafforzare le proprie posizioni nonostante le pressioni esercitate dall’Occidente? In un’intervista rilasciata a Sputnik un esperto cinese ha osservato che, nel rafforzare la propria indipendenza, la Cina deve continuare a tenersi aperta al mondo espandendo tra l’altro la cooperazione internazionale.

Secondo una ricerca, nel 2019 la Cina ha detenuto la maggiore quota di mercato in ben 12 settori lasciandosi dietro il Giappone (7 settori) e avvicinandosi agli USA (25 settori). Ad ogni modo, alcune imprese cinese hanno superato quelle americane per quota detenuta sul mercato globale. Menzione a parte va fatta per Huawei che per la prima volta nella storia ha superato Apple nel settore degli smartphone incrementando la propria quota di mercato fino al 17,6% nonostante la politica statunitense e di altri Paesi finalizzata a vietare l’impiego di questi prodotti.

“In ottica a lungo termine, nessuno riuscirà a arrestare il progresso tecnologico cinese. Inoltre, è inverosimile pensare di ostacolare il conseguimento di traguardi tecnologici in un settore come quello dei prodotti elettronici. Si riuscirà solamente a ridurre per breve tempo i volumi di vendita di una precisa impresa cinese grazie a determinati provvedimenti adottati dagli USA e da altri Paesi occidentali. Ma in tal senso ogni situazione va considerata separatamente, non è possibile fare generalizzazioni anche perché il contesto è in rapido cambiamento”, ha osservato Yang Mian, docente presso l’Istituto di ricerca sulle relazioni internazionali in seno all’Università cinese di comunicazione in un’intervista rilasciata a Sputnik in merito alla possibilità che la Cina riesca a mantenere le proprie posizioni di mercato nonostante le pressioni esercitate dagli USA.

Gli analisti di Nikkei osservano che in un anno la Cina ha superato sensibilmente i giapponesi in comparti quali quelli dei display a cristalli liquidi per smartphone o dei componenti per le batterie agli ioni di litio. Impressionante è anche la rapidità a cui cresce il numero di smartphone cinesi nel mondo. Solo 5 anni fa il numero di telefoni Huawei era solo il 5% del totale.

Tuttavia, al momento la maggior parte del mercato tecnologico cinese è impegnata a soddisfare la domanda interna. In gran parte proprio per questo il Paese è riuscito a garantirsi una potenza produttiva e tecnologica propria. Purtroppo, parallelamente all’estensione della presenza cinese sul mercato internazionale, crescono anche le misure anticinesi adottate dall’Occidente. Gli esperti prevedono che la situazione in ottica politica non farà che peggiorare. Riuscirà la Cina in queste condizioni a ripetere il proprio successo sul mercato interno anche su quello esterno?

Yang Mian ritiene che questo sia del tutto fattibile a condizione che la Cina continui a puntare sulla propria indipendenza:

“Poiché confrontati a ostacoli di diversa natura, dobbiamo far affidamento in maniera sempre maggiore sulle nostre forze. Dobbiamo dimostrare la stessa forza d’animo che avevamo durante la realizzazione del progetto “Due Bombe, Un satellite”. Inoltre, dovremmo anche unire il Paese e investire tutto il possibile sui prodotti made in China, sfruttando il sostegno del governo. Rafforzando così la nostra indipendenza, la Cina si terrà comunque aperta al mondo sviluppando i legami di cooperazione internazionale”, spiega.

L’esperto ha altresì osservato che in alcuni casi per aumentare le vendite sul mercato internazionale un unico approccio promozionale può non essere sufficiente.

“A mio avviso, al momento vi sono ancora molti Paesi in cui i nostri prodotti sono richiesti, in quanto non tutti i Paesi seguono l’operato degli USA. Ad esempio, nelle regioni asiatica, africana e latinoamericana vi sono ancora molte aree di mercato intatte. Se riuscissimo a convincere i governi di queste aree a non cadere nella trappola degli USA, riusciremmo a creare condizioni a noi favorevoli. Inoltre, sono convinto che non tutti i Paesi occidentali intendano seguire l’esempio degli USA”, ritiene.

Ma al momento i numeri parlano da sé. Mentre 5 anni fa il 39% del mercato degli smartphone era controllato da Samsung e Apple, oggi il 35% dello stesso appartiene alla triade cinese Huawei, Xiaomi, Oppo (le ultime due società sono, ad ogni modo, più conosciute in Cina che all’estero). Gli analisti di TrendForce prevedono che nel 2020 Huawei produrrà 74 milioni di smartphone con tecnologia 5G e occuperà la prima posizione per produzione di questi dispositivi, il che è assolutamente possibile visto che durante la crisi da coronavirus la società ha registrato la minor riduzione di vendita di smartphone tra le prime 10 aziende del settore, in particolare un -4,9% in termini annui. A tal proposito i produttori cinesi di smartphone hanno in generale affrontato in maniera piuttosto semplice il coronavirus: infatti, due brand sono riusciti anche a incrementare le vendite durante la pandemia, l’americana Apple e la cinese Tecno.  

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