01:59 20 Ottobre 2020
Scienza e tech
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Gli scienziati giapponesi affermano di aver scoperto come utilizzare l'analisi delle urine per determinare se il coronavirus causerà una forma grave di COVID-19. Lo ha riferito il canale televisivo NHK.

I ricercatori del Centro nazionale per le ricerche mediche internazionali del Giappone, hanno studiato la relazione tra la concentrazione di un marker che indica danno renale – la proteina L-FABP, contenuta nelle urine con basso apporto di ossigeno – con i cambiamenti dei sintomi dei pazienti affetti da COVID-19, passati da forme lievi a più gravi.

Come risultato del test su 41 pazienti, gli scienziati hanno scoperto che su 13 pazienti con una maggiore concentrazione di proteina L-FABP nelle urine, 8 sono peggiorati entro una settimana e due di loro sono dovuti essere sottoposti a ventilazione.

Allo stesso tempo, nessun peggioramento dei sintomi è stato osservato negli altri 28 soggetti con una concentrazione di L-FABP nelle urine nella norma.

Un aumento della concentrazione della proteina L-FABP, che lega gli acidi grassi del fegato, parla di per sé di un danno renale acuto, che comporta un rischio di complicanze. Questo aspetto dovrebbe far pensare che comunque un alto livello di L-FABP dovrebbe far sospettare rischi complicanze, indipendentemente da COVID-19 o meno, resta tuttavia peculiare il fatto che tra i soggetti con valori di tale proteina nella norma non vi sia stato neppure un caso con complicanze.

Gli scienziati giapponesi ipotizzano quindi che il legame tra la proteina L-FABP e l’andamento della malattia COVID-19 possa essere molto più stretto di quanto finora presunto e questo indicatore potrebbe venire utilizzato per finalità preventive.

Si ritiene che il livello di L-FABP nelle urine di persone sane sia di 16 nanogrammi per millilitro.

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