21:05 03 Agosto 2020
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I ricercatori hanno stabilito che i geni responsabili dell’assorbimento del ferro nell’organismo sono legati all’aspettativa di vita. Inoltre, hanno identificato sequenze genomiche che incrementano l’età dell’uomo di alcuni anni.

Sputnik vi spiega quali altri caratteristiche distinguono i potenziali soggetti più longevi.

La prova del ferro

Elevate concentrazioni di ferro nel sangue riducono l’aspettativa di vita, secondo ricercatori britannici e tedeschi. Mentre se la concentrazione di questo microelemento nell’organismo si attesta entro i parametri di controllo, allora i mutamenti legati all’età subiscono un rallentamento. È noto che il ferro incida sulla capacità di contrastare le infezioni. Nel caso di molte patologie legate all’età, come il morbo di Parkinson o i danni epatici, si registra una elevata o eccessiva concentrazione di questo microelemento. Pertanto gli scienziati hanno ipotizzato che l’assorbimento del ferro sia un fattore chiave per la longevità e la buona salute di un individuo.

Questa ipotesi è corroborata dall’analisi di un enorme gruppo di dati genetici ottenuti da banche dati internazionali ad accesso libero. È emerso che anche i filamenti di DNA legati a questi parametri incidono sull’assorbimento del ferro.

Stando agli autori dello studio, i loro risultati spiegherebbero perché un consumo eccessivo di carne rossa, alimento ricco di ferro, è correlato al rischio di contrarre patologie senili, in particolare cardiovascolari. I ricercatori non escludono che un farmaco atto a regolare i livelli di ferro nell’organismo possa non solo incrementare l’età di un individuo, ma anche garantirgli una vecchiaia attiva e in salute.

Un dono ereditato

Nel 2015 esperti statunitensi e italiani, analizzando i dati di 800 soggetti pluricentenari e di 5.000 ultranovantenni, hanno evidenziato 4 geni della longevità: il CDKN2B, che regola i cicli vitali delle cellule, il SH2B3, l’ABO, che determina il gruppo sanguigno, e uno dei geni HLA, responsabili dell’identificazione da parte del sistema immunitario delle cellule del proprio organismo.

Quattro anni dopo il team internazionale di ricercatori ha descritto 12 sequenze genomiche le cui diverse variazioni erano legate all’aspettativa di vita. Principalmente si trattava di aree che determinavano la predisposizione a gravi patologie quali le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo II, e anche patologie legate al fumo. Dunque, i geni legati alla formazione di neoplasie maligne non correlate alla dipendenza da tabacco non esercitano una influenza significativa sull’aspettativa di vita.

Inoltre, l’effetto di una variazione genetica piuttosto che un’altra varia con l’età. Infatti, alcune sono pericolose per i giovani, altre solo per gli ultrasessantenni.

La questione sessuale

Secondo diverse pubblicazioni scientifiche l’aspettativa di vita dipende in larga misura dal sesso: le femmine di quasi tutte le specie di mammiferi vivono in media più degli esemplari maschi.

Gli abitanti di Montalcino
© Sputnik . Игорь Михалев

In un esperimento condotto dai ricercatori dell’Università della California di San Francisco erano presenti cavie allevate artificialmente con un classico set cromosomico XX e XY e cavie “transgender” XY femmine e XX maschi. Tra le cavie presenti morivano prima le cavie con set cromosomico maschile XY. Le femmine biologiche e i maschi transgender XX sono vissuti significativamente più a lungo.

Fra le cavie più longeve hanno prevalso gli esemplari i quali presentavano ghiandole sessuali femminili legate ai cromosomi femminili. Secondo gli autori dello studio questo è sintomo del fatto che nelle ovaie sono presenti ormoni e altre molecole responsabili di allungare l’aspettativa di vita e di rallentare l’invecchiamento.

Della stessa opinione sono anche scienziati tedeschi e danesi che hanno analizzato la situazione demografica in periodi estremamente difficili come la tratta degli schiavi sull’isola di Trinidad, l’epidemia di morbillo in Islanda e la carestia in Svezia, Irlanda e Ucraina. È emerso che di fatto ovunque le donne vivono in media più a lungo degli uomini.

Come rilevano i ricercatori, gli esemplari del sesso forte sono più vulnerabili per via del testosterone, il quale è in grado di inibire il funzionamento del sistema immunitario. L’estrogeno, l’ormone sessuale femminile, ha invece un’azione antinfiammatoria.

Chi sta sempre bene

Stando a una ricerca condotta da alcuni medici statunitensi, l’aspettativa di vita è legata anche alla percezione che del mondo ha il dato individuo. Analizzando i dati relativi a 1.500 uomini e circa 70.000 donne, gli esperti hanno appurato che i soggetti più ottimisti (questo è stato determinato in base a un apposito test) vivono di norma l’11-15% più a lungo.

Questo è dovuto al fatto che i soggetti gioviali soffrono meno spesso di patologie cardiovascolari e polmonari. Inoltre, sono più spesso inclini a seguire uno stile di vita sano.

Un altro fattore da considerare, secondo gli autori dello studio, è la sicurezza che gli ottimisti hanno nelle proprie forze. Questi soggetti hanno reazioni meno emotive alle situazioni più difficili e si riprendono più rapidamente dopo i momenti di stress.
Più sai, più a lungo vivi

È altresì importante il livello culturale o, più precisamente, la predisposizione genetica allo stesso, secondo un team internazionale di scienziati. In base a diversi studi, l’ereditarietà di questo tratto è compresa tra il 20 (negli studi di genetica molecolare) e il 60% (negli studi di comparazione dei gemelli).

Sulla base dei dati relativi a 200.000 soggetti di origine europea è emerso che maggiore è il cosiddetto punteggio poligenico (ovverosia l’insieme delle variazioni genetiche in base alle quali i biologi determinano la predisposizione al sapere), maggiore è l’aspettativa di vita del soggetto.

Ad ogni modo, gli autori dello studio rilevano che la correlazione di cui sopra è solamente di natura statistica e non di causa-effetto.

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