19:27 14 Agosto 2020
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Il ricercatore che studia le statuette ritiene che in tempi antichi possano essere state usate nei centri di pellegrinaggio per formare una sorta di connessione metafisica tra Dio e l'uomo, "un contatto tra terra e cielo, il nucleo dell'esperienza religiosa".

Il dottor Yosef Garfinkel, archeologo veterano dell'Università Ebraica di Gerusalemme, ha proposto un'affascinante teoria che suggerisce che una serie di tre piccole statuette di argilla recentemente scoperte nei siti archeologici di Khirbet Qeiyafa e Moza e due reperti simili precedentemente esposti presso il Museo d'Israele potrebbero essere rappresentazioni di Yahweh, il Dio degli Israeliti scritto nella Bibbia ebraica.

In un articolo della 'Biblical Archaeology Review' pubblicato venerdì, il dottor Garfinkel ha precisato che le statuette, che si ritiene siano state realizzate tra il X e il IX secolo a.C., mille anni prima della nascita di Cristo, potrebbero essere state rappresentazioni di Dio in cerimonie religiose.

"Durante i nostri scavi a Khirbet Qeiyafa, solo una statuetta è stata trovata nella città fortificata dell'inizio del X secolo a.C.... Realizzata in argilla, la testa conservata misura circa 5 centimetri di altezza... Con una cima piatta, la testa presenta occhi, orecchie e naso sporgenti”, scrive l'accademico.

Si dice che tre delle cinque statuette rappresentino un cavaliere a cavallo, con due statuette di cavallo trovate vicino alle misteriose teste rinvenute nel sito di Moza. Garfinkel ha sottolineato che il concetto di Dio a cavallo è menzionato ripetutamente nelle scritture bibliche di Deuteronomio, Re, Salmi e Isaia, e nei testi ugaritici scoperti in Siria e scritti tra il XIII e il XII secolo a.C. "Il dio cananeo Baal è descritto come 'cavaliere delle nuvole' 16 volte in vari testi ugaritici ", ha sottolineato lo studioso.

L'accademico suggerisce che le raffigurazioni fisiche di Yahweh attraverso le sculture di argilla potrebbero essere state una tradizione locale, accantonata dopo il IX secolo a.C., sulla base delle attuali prove archeologiche. Questo può aiutare a spiegare l'esistenza delle statuette nonostante la solita non raffigurazione del Signore nelle scritture giudaiche.

Shua Kisilevitz e Oded Lipschits, condirettori del sito di scavo di Tel Motza, hanno respinto la teoria di Garfinkel. In una dichiarazione citata dal 'Times of Israel', gli archeologi hanno definito l'idea di raffigurazioni fisiche del dio ebraico "puro sensazionalismo che soddisfa una richiesta diffusa e in grado di alimentare introiti, presentando un'infondata e (nella migliore delle ipotesi) tentata identificazione come effettiva". Gli accademici sono particolarmente infastiditi dalla presunta ignoranza di Garfinkel nei confronti di "ricerche e studi professionali esistenti, compreso il fatto di evitare il riferimento a qualsiasi pubblicazione degli escavatori".

Tuttavia, Garfinkel insiste sul fatto che la sua teoria abbia il diritto di esistere e sostiene che tremila anni fa potrebbe esserci stata una disconnessione tra regole teologiche e pratica. In ogni caso, sostiene, "come ogni scoperta, alcuni la accetteranno e altri la rifiuteranno".

 

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