15:26 21 Ottobre 2020
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I continenti, così come li conosciamo, si formarono più di 3 miliardi di anni fa. Questo processo fu favorito dalla fusione violenta del mantello del pianeta. Questo è più o meno lo stesso processo che si sta verificando oggi a sud dell’Oceano Indiano. Sputnik vi spiega dove e in che modo possono formarsi dei continenti.

Al Polo Sud fa caldo

La Terra è l’unico pianeta del Sistema solare a presentare continenti al di sopra degli oceani. La crosta terrestre è mobile, le sue placche si spostano di alcuni millimetri ogni anno. Là dove la placca oceanica affonda nel mantello e si fonde si verifica la formazione di nuovi continenti.

Le masse granitiche molto antiche dei continenti arrivano a profondità di 30-40 km. Si ritiene che questo sia il risultato dell’interazione del magma del mantello con la giovane crosta terrestre. Quando la crosta cominciò a raffreddarsi, al suo interno si formarono le placche che cominciarono a muoversi. Contestualmente le porzioni di crosta meno dense, ossia contenenti molto silicio, emersero. Questo accadde circa 3 miliardi di anni fa, secondo scienziati britannici e norvegesi che hanno indagato la correlazione degli isotopi di rubidio e stronzio in campioni di rocce continentali.

È possibile che qualcosa di simile stia accadendo anche oggi? Ricercatori francesi e australiani ritengono di aver scoperto un continente primordiale nell’Oceano Indiano. Si tratta dell’arcipelago Kerguelen il quale si trova nel punto più isolato della Terra. Le sue isole si sono formate grazie a lava vulcanica basaltica. Tuttavia, c’è una particolarità: l’insieme di rocce alcanine (sieniti) che permettono ai continenti di crescere.

Gli scienziati hanno dimostrato che le sieniti cominciarono a comparire sull’arcipelago 11 milioni di anni fa per un periodo di 3,7 milioni di anni. La struttura geologica del luogo è paragonabile ai plutoni continentali, ossia grandi rocce di origine magmatica come quelle presenti sul massiccio del Khibiny sulla penisola di Kola.

Implosione

Un altro metodo di formazione di un nuovo continente è la spaccatura di uno vecchio. Sulla Terra di questi casi ve ne sono diversi. Il più noto è la Grande fossa tettonica dell’Africa orientale lunga 3.000 km. Qui la profonda crosta terrestre è esposta in superficie. In corrispondenza della faglia si verificano frequenti terremoti e vi sono vulcani attivi. Questi fenomeni sono sintomo dei movimenti della crosta. È così che si divisero 100 milioni di anni fa Africa e America meridionale. Fra di loro si venne a formare una sottile crosta di basalto piena d’acqua, ossia l’Oceano Atlantico.

I geologi sono certi che l’Africa sarà divisa da un pennacchio del mantello, ossia da zampilli caldi provenienti dalle profondità del mantello. Il nuovo continente si verrà a formare tra circa 10 milioni di anni.

Il continente giovane perduto

La Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia si trovano nell’Oceano Antartico a est dell’Australia, ma gli scienziati non li hanno mai considerati come parte di un tutto. Di cosa si tratta? I dati raccolti dagli scienziati a partire dal XIX secolo hanno permesso di ipotizzare che si tratta di porzioni superficiali di un continente a sé stante. Nel 1995 hanno persino ipotizzato il suo nome: Zealandia.

La Zealandia soddisfa tutti e 4 i criteri dei continenti, secondo gli esperti. In primo luogo, questa porzione di terraferma si eleva sopra il fondo oceanico per almeno 1.000 m. L’unica particolarità è l’estesa e dolce faglia marittima per via della quale circa il 95% della terraferma è rimasta sott’acqua.

La seconda condizione è la presenza di rocce montuose molto antiche che formano crateri, antiche cinture montuose (come gli Urali). In Zealandia queste non sono ancora state trovate. Le rocce più antiche in questo continente risalgono al Cambriano e hanno circa 500 milioni di anni.

Lo spessore della crosta terrestre al di sotto della Zealandia va da 10 a 30 km. Negli oceani raggiunge un massimo di 7 km. Inoltre, la Nuova Zelanda è chiaramente divisa dall’Australia dalla crosta oceanica e da faglie, ovverosia le due non sono caratterizzate da alcuna continuità geologica.

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